L.A. GUNS – Checkered Past

Titolo: Checkered Past
Autore: L.A. Guns
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Hard Rock
Anno: 2021
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Tracii Guns – chitarra
Phil Lewis – voce
Johnny Martin – basso
Ace Von Johnson – chitarra
Scot Coogan – batteria


Tracce:

01. Cannonball
02. Bad Luck Charm
03. Living Right Now
04.Get Along
05. If It’s Over Now
06. Better Than You
07. Knock Me Down
08. Dog
09. Let You Down
10. That Ain’t Why
11. Physical Itch


Voto del redattore HMW: 6,5/10
Voto dei lettori: 7.5/10
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La storia degli L.A. Guns è complicata anche perché negli ultimi anni è nata molta confusione tra i fan per la presenza di due gruppi con lo stesso nome, fatto seguito da una disputa legale poi risoltasi a favore del duo composto da Phil Lewis e Tracii Guns contro gli L.A. Guns di Steve Riley. L’album Checkered Past è quello dei veri ed originali pistoleri di Los Angeles, con Tracii e Phil protagonisti indiscussi. Da quando il cantante è tornato all’ovile, nel 2017, siamo già arrivati alla pubblicazione di tre lavori in studio e due dal vivo. Questa nuova opera, creata durante la pandemia, è un connubio perfetto tra il suono classico e a tratti cupo e un classico hard rock con piccolissime venature blues, che strizza l’occhio ai mitici anni ’80. Anni di cui gli americani sono stati grandi co-protagonisti.

Guns, Lewis, il bassista Johnny Martin, il chitarrista Ace Von Johnson e il batterista Scot Coogan sono quindi i membri ufficiali di un gruppo che ha vissuto importanti ritorni, separazioni e vertenze legali ma in cui è alla fine l’ha spuntata la riappacificazione tra i due ribelli, uniti di nuovo sotto l’ala protettrice della nostrana Frontiers Records. Gli ultimi album, The Missing Peace, The Devil You Know e questa nuova fatica, dimostrano come i nostri abbiano sempre offerto un duro e robusto rock ‘n’ roll, con la giusta melodia e un buon atteggiamento, grazie alla forza trainante dei due leader. In Checkered Past si notano subito ispirazione, saggezza ed esperienza, in canzoni di puro hard rock, come dimostrato nella furia di “Cannonball”, debitrice verso lo stile venato di punk dei primi album; rabbia, oscurità, riff frenetici e un grande assolo di Guns ne fanno uno dei brani migliori del disco. “Bad Luck Charm” è addirittura più dura della precedente, ma più lenta, con un sapore blues e un ritmo ossessivo, che mette in mostra le abilità chitarristiche di Tracii Guns, soprattutto nell’assolo. Delude solo il ritornello, troppo infantile per un gruppo stradaiolo e puzzolente come questo.

La successiva e raffinata “Living Right Now”, dal taglio ancora punk, vede Lewis cantare melodicamente e con tonalità più basse rispetto al solito, sostenendo un ritornello di grandi atmosfera ed impatto sonoro. L’acustica e folk “Get Along” rappresenta uno dei marchi di fabbrica degli L.A. Guns: una ballata leggera, dove si nota la buona esecuzione di Martin al basso e le splendide armonie emanate dal sopraggiungere delle chitarre elettriche di Ace Von Johnson e Tracii Guns. I lenti entrano definitivamente in scena con la bellissima e riflessiva “If It’s Over Now”, alla Alice Cooper, che penetra il cuore per la sua dolcezza e per la soave ugola di Phil, uno dei pochi cantanti ancora ad alti livelli rispetto agli altri superstiti colleghi di altre formazioni glam del famoso Sunset Blvd. di Los Angeles.

Il prosieguo si fa duro con le sonorità anni Novanta del mid-tempo di “Better Than You”, che colpisce per il ritornello, la sezione ritmica martellante e diversi cambi di tempo. Deludono però la voce troppo bassa di Lewis e il suo modo di cantare troppo parlato che disturba il ritmo del pezzo, rallentandolo rispetto alla velocità iniziale della chitarra e della batteria. La normale e trascurabile “Knock Me Down” è un ritorno al passato, quando il semplice e diretto sleaze era di moda. In “Dog” finalmente Phil Lewis si lascia andare ad acuti degni del suo nome e della sua carriera. Gridi e cadenzati riff di chitarra la rendono interessante e coinvolgente, tanto da essere inserita inevitabilmente nelle scalette dei concerti.

La terzultima, la tenera “Let You Down”, prende una direzione più moderna e profonda dal punto di vista musicale, con una voce a tratti incantata, per un risultato veramente eccellente. La penultima e tirata “That Ain’t Why”, dal ritmo familiare e grintoso, è un altro momento importante dell’opera, che incarna il vero spirito strafottente degli statunitensi e che soprattutto non fa temere segni di invecchiamento o di ridotta creatività. L’ultima, “Physical Itch”, è purtroppo il punto più debole e sinceramente ne avrei fatto a meno: troppo cupa, monotona, ed ispida nei suoni, non aggiunge nulla di nuovo e anzi mette in luce la produzione di un disco che poteva essere suonato e missato meglio.

Dal loro ritorno in qua, credo che The Missing Piece sia il loro album migliore, però Checkered Past non scherza a livello compositivo ed esecutivo. Buon ritorno per un gruppo dal grande fascino, ancora in forma e che ha ancora molto da dare in futuro all’inarrestabile glam metal ottantiano.

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