DÉHÀ – Ave Maria II

Titolo: Ave Maria II
Autore: Déhà
Nazione: Belgio
Genere: Death Doom Metal
Anno: 2021
Etichetta: Naturmacht

Formazione:

Déhà: chitarra, basso, batteria, tastiera, voce

Madicken de Vries (ospite): soprano


Tracce:

01. Ave Maria II
… Part I: Morituri Te Salutant
… Part II: Obliviscaris


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 6.0/10
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Visualizzazioni post:455

Sono appena stata dall’agente immobiliare con la quale ero in trattativa per il magazzino “D bis”, qua nella zona industriale. L’accordo è stato ritardato da alcune incomprensioni col venditore ma ora è cosa fatta. Domani stesso partirà il primo furgone e, con un po’ di olio di gomito e confidando nel supporto del mio trasportatore anche durante sabati e domeniche, prima dell’ultimo dell’anno dovrei aver sistemate tutte le attuali pubblicazioni di Déhà ed organizzato lo spazio per i suoi anni a venire. Per praticità di rintracciamento, nel piano di stivaggio ho inclusi Wovennest, Iniquitatem, Lykta, Transcending Rites, The Penitent, Acathexis, Cult Of Erinyes, We All Die (Laughing), Merda Mundi, Deos, Maladie, Saturnian Tempel, Deviant Messiah, Silver Knife, Imber Luminis, Ter Ziele, Vaer, Yhdarl, Slow, Sources Of I, Lebenssucht, Aurora Borealis, Aardling, God Enslavement, Sorta Magora e God Eat God. Ho invece escluse le decine di partecipazioni da turnista, da membro ufficiale ma minore e naturalmente anche i nomi con cui ha pubblicato solo su canali incorporei.

Viene da dargli uno schiaffo, vero?

Ave Maria II è il séguito dell’Ave Maria uscito nel 2011 a nome di Yhdarl: entrambi consistono di un unico pezzo, omonimo del rispettivo album.
Comprendere il vero significato di “chiaroscuro” è una delle chiavi per comprendere Ave Maria II. Le variazioni di profondità, di esposizione prospettica, di volume, di piano dimensionale; di peso. Un death doom sofferto e slabbrato ma un po’ tirato a lucido, straziato dai vocalizzi laceranti di Déhà ma medicato dal candore spiritato del soprano ospite, si fonde e alterna a partiture disossate. A quelle scarne note di piano che sono come le ombre sulle pareti sfondate della notte; ai vuoti come quando quelle stesse ombre, quella stessa notte, si accalcano tra le pareti dei nostri occhi. E quegli stessi occhi, imploranti, pregano Maria affinché il dì entrante sia meno angoscioso di quello appena sprecato, e si profili prima o poi il giorno di una salvezza che non arriverà mai.

Nessun sottofondo, nessuna distrazione.

 

P. S.
Di seguito c’è il pezzo di Yhdarl – di pochi minuti superiore. Sempre meglio partire dal passato.

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