INSANIA – V (Praeparatus Supervivet)

Titolo: V (Praeparatus Supervivet)
Autore: Insania
Nazione: Svezia
Genere: Power Metal
Anno: 2021
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Ola Halén – voce
Dimitri Keiski – voce
Peter Östros – chitarra
Niklas Dahlin – chitarra e tastiera
Mikko Korsbäck – batteria e tastiera
Tomas Stolt – basso


Tracce:

01. Praeparatus Supervivet
02. Solur
03. Prometheus Rise
04. Moonlight Shadows
05. My Revelation
06. We Will Rise Again
07. Like A Rising Star
08. Blood, Tears And Agony
09. Entering Paradise
10. Power Of The Dragonborn
11. The Last Hymn To Life


Voto del redattore HMW: 7/10
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La Frontiers Records recupera (ancora una volta) un gruppo metal scomparso dalla circolazione ben quattordici anni fa in seguito ad una separazione artistica che ne decretò la prematura fine. A quanto pare, i vichinghi svedesi degli Insania ci hanno ripensato, ripresentandosi al grande pubblico con quel puro power metal che li caratterizzò agli esordi.

V (Praeparatus Supervivet) è un’opera vivace e tradizionale dal suono tipico scandinavo degli anni Novanta, tramandato dai cugini e precursori Stratovarius. Le influenze sono anche quelle di maestri del power europeo quali gli Helloween, anche se il cantante principale, Ola Halén, assomiglia in tonalità ed estensione oltre a Deris anche al compianto Matos degli Angra. La formazione attuale è la stessa del penultimo disco, Agony – Gift Of Life del 2007, ad eccezione del cantante Halen entrato quest’anno. Abbiamo Mikko Korsbäck alla batteria, Tomas Stolt al basso, Niklas Dahlin alla chitarra e alla tastiera, Ola Halén alla voce, Dimitri Keiski alla seconda voce e Peter Östros alla chitarra. Gli svedesi fanno sentire da subito tutta la loro potenza già con l’apripista, “Praeparatus Supervive”, dove mettono in mostra tutto la loro abilità ad unire possenti accordi, melodie accattivanti e un ritornello coinvolgente e marcato dall’autorevole voce acuta di Ola. Nella successiva “Solur”, dal metal neoclassico, si continua con il power di matrice tedesca dei beniamini Helloween, inclusi un ottimo ritornello melodico, tantissimi cambi di tempo e importanti parti orchestrali irrobustite dalle infuocate chitarre elettriche di Dahlin e Ostros. L’atmosfera melodica e romantica raggiunge il suo apice in “Prometheus Rise”, brano dallo stile finlandese alla Stratovarious dei tempi d’oro. Semi-ballata dal ritmo rallentato e ambientale, dai grandi assoli chitarristici sostenuti da un’attenta e massiccia sezione ritmica. In “Moonlight Shadows” si ascolta un suono neoclassico e quasi barocco alla Malmesteen, con una doppia cassa predominante, una linea possente di basso, chitare e tastiere immense e un ritornello che attira da subito l’attenzione. Bella pure l’armonia dell’euforica “My Revelation” caratterizzata dai riff ossessivi e stimolanti delle due sei corde, che all’inizio si alternano e poi continuano con un impatto sonoro devastante e ultra-melodico, grazie anche all’apporto dell’efficace coro e della tastiera.

Il culmine della bellezza si raggiunge con “We Will Rise Again”, dove il solito Halen prevale maestosamente con la sua solida e dirompente ugola. Le chitarre di Ostros e Dahlin sprigionano la loro inconfondibile forza melodica con le accelerazioni tipiche del genere, accompagnate da grintose note di tastiera e freddi sintetizzatori. I musicisti, imperterriti, continuano senza cenni di cedimento con “Like A Rising Star”, traccia temeraria di metal classico, con un pizzico di semplice prog dalle grandi sonorità melodiche e con assoli tecnicissimi. Il puro power ritorna con la tirata e veloce “Blood, Tears And Agony” dove spicca uno dei migliori assoli di tutto l’album e un’armonia melodica che fa rabbrividire per l’emozione che provoca. Si prosegue verso la fine con la raffinata “Entering Paradise” dai suoni sempre veloci e in cui prevale un pazzesco assolo di chitarra. Anche la penultima “Power Of The Dragonborn”, dal ritornello sdolcinato, emana forti emozioni ma questa volta esplorando di più lo stile progressive, perdendo un po’ di robustezza e velocità. L’ultima in scaletta, “The Last Hymn To Life”, è la ciliegina sulla torta: pezzo di power travolgente ed appassionante. Le note vocali acutissime sono perfette e trascinano la composizione brillantemente, grazie anche all’accompagnamento tastieristico di Dimitri, al coro e alle chitarre elettriche che introducono, nella parte centrale, un estratto della “Danza Ungherese” del tedesco Johannes Brahms – chiusura grandiosa.

Gli Insania a distanza di anni dimostrano ancora una volta tutto il loro valore e la loro bravura ma rimangono rigidamente legati ad un power senza originalità, rifacendosi sempre ad artisti che hanno fatto la storia di questa musica, senza provare ad aggiungere qualcosa di personale e che possa distinguerli dalla massa di gruppi sparsi nel pianeta. Bel disco composto comunque da ottimi pezzi di solido power metal che faranno sicuramente contenti gli appassionati e gli amanti del genere.

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