OMNIUM GATHERUM – Origin

Titolo: Origin
Autore: Omnium Gatherum
Nazione: Finlandia
Genere: Melodic Death Metal
Anno: 2021
Etichetta: Century Media

Formazione:

Jukka Pelkonen – voce
Markus Vanhala – chitarra
Aapo Koivisto – tastiere
Mikko Kivistö – basso
Atte Pesonen – batteria


Tracce:

01. Emergence
02. Prime
03. Paragon
04. Reckoning
05. Fortitude
06. Friction
07. Tempest
08. Unity
09. Solemn
10. In Front Of Me

 


Voto del redattore HMW: 7/10
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I finlandesi Omnium Gatherum pubblicano il nuovo album Origin per la Century Media.

Il nono lavoro in studio della formazione di Kotka (sud della Finlandia) presenta un passo avanti rispetto al già ottimo The Burning Cold. Questo nuovo Origin vede l’abbandono del chitarrista ritmico Joonas Koto, lasciando al solo Markus Vanhala il compito di gestire le parti di chitarra, mentre aumentano gli strati di tastiere gestiti da Aapo Koivisto. E, se dal punto di vista vocale le parti pulite scemano sempre di più (Koto ne era il principale artefice), quelle gutturali di Jukka Pelkonen restano una forte caratteristica dello stile degli Omnium Gatherum.

Origin è un’evoluzione diretta degli album precedenti, restando su un melodic death scandinavo estremamente portato all’armonia strumentale, con il costante piede del cantato di Pelkonen nella fossa dell’estremo. Dopo la strumentale “Emergence”, la prima vera canzone è “Prime” che alterna parti veloci in doppia cassa a forti richiami di death svedese alla In Flames dell’era Colony/Clayman, sulle quali si adagiano i tappeti di tastiere. “Paragon”, primo singolo estratto dal disco, rallenta la parte ritmica, esplode poi in un ritornello con voci pulite dal sapore vagamente americano (melo-core moderno) e subisce l’influsso europeo dato dalle costanti tastiere di sottofondo. Va detto che la produzione del disco, ad opera dell’ottimo Jens Bogren dei Fascination Street Studios, riesce a tenere in risalto le parti di chitarra ritmiche, senza che le tastiere prendano il sopravvento, mantenendo il “retrogusto” metal che oggigiorno viene perso in molte produzioni di alto profilo (vedansi gruppi come Amaranthe, Beast In Black ecc.).
“Reckoning” è un altro brano dal sapore introspettivo, il cui giro principale porta un po’ alla mente Bruce Springsteen e la sua “Downbound Train”, anche se la melodia del ritornello ha qui una sua anima precisa e sfocia nel finale in un bell’assolo ad opera di Vanhala.

“Fortitude”, altro brano scelto come singolo, gioca su dissonanze armoniche vagamente progressive in cui la malinconia è padrona, con vaghe reminiscenze di rock alla Alter Bridge e un gran crescendo nel finale.
Si torna su terreni più propri del death metal melodico con “Friction”, in cui una strofa più aggressiva trova contraltare in un ritornello epico e melodico, anche qui con voce pulita.

“Tempest” presenta sonorità epiche, con un gran ritornello dalla memorabile linea melodica di chitarra su cui Pelkonen innesta il suo growl, costante e monocorde. In chiusura, “Unity” è un mid tempo piuttosto uniforme, retto dalle tastiere e da un buon uso del pianoforte, ma che risulta abbastanza sottotono rispetto al resto del disco; mentre la conclusiva “Solemn” rialza i ritmi: un brano veloce e diretto, quasi power metal nell’incedere ritmico e che sfrutta tutti i suoi abbondanti otto minuti per inserire tutti gli elementi dello stile malinconico ed epico degli Omnium Gatherum.

Forse Origin avrebbe giovato di una varietà vocale più ampia, visto che i ruggiti di Pelkonen rimangono troppo monotoni, senza espressività tonale e che a volte sembrano un po’ appiccicati sull’impianto molto armonico degli Omnium Gatherum. In definitiva, però, è un buon prodotto di genere, ottimamente prodotto e realizzato, che sicuramente raccoglierà il favore dei fan e anche degli ascoltatori casuali abituati alle voci estreme.

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