UNANIMATED – Victory In Blood

Titolo: Victory In Blood
Autore: Unanimated
Nazione: Svezia e Stati Uniti D’America
Genere: Death Metal
Anno: 2021
Etichetta: Century Media

Formazione:

Jojje Bohlin: chitarra
Mikael Broberg: voce
Richard Cabeza: basso
Jonas Derouche: chitarra
Anders Schultz: batteria

[non dichiarato]: tastiera in “Victory In Blood” e “Divine Hunger”
Set Teitan (ospite): chitarra aggiunta (solista) in “As The Night Takes Us”
Fredrik Folkare (ospite): chitarra aggiunta (solista) in “XIII”


Tracce:

01.   Victory In Blood
02.   Seven Mouths Of Madness
03.   As The Night Takes Us
04.   The Devil Rides Out
05.   With A Cold Embrace
06.   Demon Pact (Mysterium Tremendum)
07.   XIII
08.   Scepter Of Vengeance
09.   Chaos Ascends
10.   The Golden Dawn Of Murder
11.   Divine Hunger
12.   The Poetry Of The Scarred Earth


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 8.3/10
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Stilema che poi diventò di gran moda, ben abbozzato su In The Forest Of The Dreaming Dead quindi definito su Ancient God Of Evil. Quel death metal adorno di cambi di giri e passo, di fraseggi in stile heavy classico – melodico – e che prediligeva il timbro vocale alto e acre a quello gutturale: insomma la maniera popolarizzata da Dark Tranquillity, Dissection, In Flames e, per vie traverse, At The Gates. Tempi in cui bastava un Daemon al posto di un Cabeza a gettar scompiglio, in cui la ricerca di un disco correva felice lungo cataloghi già vecchi quando bussavano alla porta e dentro gli espositori dei negozî in centro

Il disco che ruppe l’annosa pausa generò macchie di delusione (un po’ di cattiveria di circostanza, a parere di chi scrive, ma è un pelucco nell’uovo dell’idolatria) però c’è Peter Stjärnvind a dargli una raddrizzata, seppur in mezzo a una scrittura che ne incatena lievemente lo stile e una produzione che non ne aiuta affatto il tocco. Poi venne Annihilation, nel 2018: tragedia delle tragedie, niente Stjärnvind (aveva mollato nel 2011) e sotto con Anders Schultz, che la fece grossa ed attirò alla base il compagno di merende Fredrik Folkare, invitato a fare a pezzi i suoni ☞ operazione riuscitissima, che l’anche chitarrista porta avanti da anni coi dischi di famiglia e che è puntualmente replicata sul presente Victory In Blood, mostrando qui forse un briciolo di pietà per le chitarre.

L’album vibra alcune delle coltellate più frenetiche della discografia degli Unanimated e sfodera un componente thrash – anima di qualunque altra variante di metal estremo – che di rado era uscito così allo scoperto nel loro passato. Fattori più che egregiamente bilanciati dalle sezioni rallentate ed oscuro-riflessive a loro care, presenti anch’esse in misura più rilevante che nei lavori precedenti nonché corredate (prima volta, salvo il vero) di porzioni vocali pulite. La scrittura dell’album tiene bene in ciascuna delle direzioni e relativi incroci; e c’è pure il tanfo di Possessed in un paio di passaggi.

Se aggiungiamo che la copertina è discreta e che il gruppo non ha mai svilito il proprio logo in favore di una maggior decifrabilità, mi pare che i numeri per un lavoro di death metal di rispetto ci siano quasi tutti.

Bentornati, ragazzi.

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