NESTOR – Kids In A Ghost Town

Titolo: Kids In A Ghost Town
Autore: Nestor
Nazione: Svezia
Genere: Rock Melodico/Hard Rock/AOR
Anno: 2021
Etichetta: Nestor Prestor Music Group

Formazione:

Tobias Gustavsson – Voce
Jonny Wemmenstedt – Chitarre
Mattias Carlsson – Batteria
Marcus Åblad – Basso
Martin Frejinger – Tastiere


Tracce:
  1. A Fanfare For The Reliable Rebel (Intro)
  2. On The Run
  3. Kids In A Ghost Town
  4. Stone Cold Eyes
  5. Perfect 10 (Eyes Like Demi Moore)
  6. These Days
  7. Tomorrow (Feat. Samantha Fox)
  8. We Are Not OK
  9. Firesign
  10. 1989
  11. It Ain’t Me

Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 9.3/10
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Tre mesi di ascolti. Inizialmente ripetuti, a raffica; poi intervallati da rassegne calligrafiche d’ogni sorta, alla ricerca di un parallelismo che osasse approssimarsi a tanta sfacciataggine: death metal vecchia scuola da sette in condotta, thrash neorealista, epic metal sull’isola di Attu, AOR nuova età dell’oro…niente da fare, Kids In A Ghost Town non si batte. E funziona. Eccome. Dopo diciotto secondi di “A Fanfare For The Reliable Rebel” si viaggia già in modalità sospensione dell’incredulità, sull’onda di verosimiglianza e uniformità logica. Solo così elementi “diversamente affini” possono saldarsi in un corpo del tutto coerente e rendere il patto tacito tra i Nestor e gli inermi ascoltatori solido come titanio.

Desmond Child e Holly Knight, Steinberg & Kelly, Jack Ponti e David Paich, Alan Pasqua e Jim Peterik… Sono tutti presenti alla festa di Tobias Gustavsson e Jonny Wemmenstedt, che brindano con Blue Lagoon (o Negroni Sbagliato?) a un decennio di trionfi irripetibile, durante il quale la melodia più cromata e muscolare ha scombinato palinsesti, lustrato rotocalchi e infiammato colonne sonore epocali, accumulando un patrimonio di suggestioni e simboli dal quale è possibile attingere ciclicamente, con la certezza di conquistare ogni volta nuovi estimatori, pronti ad ingrossare le file degli irriducibili nostalgici.

Una festa iniziata dalla fine, nel 1989, anno-ponte verso un futuro che avrebbe nuovamente mischiato le carte, per estrarre dal mazzo solo fiori e picche: riverberi settantiani ed estremismi pungenti soppianteranno romanticismo e perfezione formale, lasciando cuori e quadri nelle mani di pochi giocatori incalliti. Ad essi – e alla loro discendenza – è dedicato trent’anni dopo lo sforzo creativo di Ironlord e compagni, che recuperano stilemi e iconografia ottantiana con giocoso rispetto, frullando Zemeckis e Bon Jovi, Volvo 240 e Giant, Samantha Fox e class metal in un frappè iperproteico e multi-vitaminico che dona tonicità ad ogni fibra muscolare e leviga la pelle come un esfoliante alle tre ceramidi essenziali: Demi Moore e Sharon Stone ne sanno qualcosa, vero Tobias?

“Our mission:

To restore the glory of rock.

To protect the legacy and re-invent the

iconography of rock.

To be fresh.

To play as fast and loud as we can”.

Missione compiuta.

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