SONATA ARCTICA – Acoustic Adventures Volume One

Titolo: Acoustic Adventures Volume One
Autore: Sonata Arctica
Nazione: Finlandia
Genere: Rock
Anno: 2022
Etichetta: Atomic Fire Records

Formazione:

Tony Kakko: voce
Elias Viljanen: chitarra
Pasi Kauppinen: basso
Henrik “Henkka” Klingenberg: tastiere
Tommy Portimo: batteria


Tracce:

01. The Rest Of The Sun Belongs To Me
02. For The Sake Of Revenge
03. A Little Less Understanding
04. Alone In Heaven
05. Tallulah
06. Don’t Say A Word
07. As If The World Wasn’t Ending
08. Paid In Full
09. Tonight I Dance Alone
10. The Wolves Die Young
11. Wolf & Raven
12. On The Faultline


Voto del redattore HMW: 5/10
Voto dei lettori: 8.0/10
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I finlandesi Sonata Arctica presentano il primo volume di una raccolta in chiave acustica che ripercorre tutta la loro discografia. Sarà uno dei primi album di nomi blasonati ad uscire per la neonata Atomic Fire, costituita dai fuoriusciti da Nuclear Blast. In attesa di un nuovo album completo del quintetto guidato da Tony Kakko, questo Acoustic Adventures Volume One ripropone in studio ciò che fu presentato durante l’omonimo tour.

La domanda è « le canzoni dei Sonata Arctica funzionano in forma acustica? ». La risposta è « sì e no ». Sì, dal vivo. Il tour all’epoca fu una boccata d’aria fresca. Per chi come il sottoscritto ha sempre seguito i cinque Finlandesi, dal vivo in acustico (era pre-covid) si respirava un’aria di serenità e tranquillità che negli estenuanti tour di promozione agli album non si vedeva da un decennio almeno. Le canzoni suonavano frizzanti e divertenti. Masi Hukari come sesto elemento dava un tocco perfetto agli arrangiamenti. In studio invece le svariate incisioni di Kakko, con multipli livelli vocali, fanno perdere tutta la vitalità e rendono la musica patinata, lasciando un senso di piattezza, esattamente come le canzoni dell’ultimo album, Talviyö .

Il pezzo scelto come apertura, “The Rest Of The Sun Belongs To Me” (originariamente un brano extra del terzo album, Winterheart’s Guild), è il classico esempio di come un’armonia puramente power metal si incastri perfettamente in una canzone acustica. C’è lo stesso pathos della canzone originale, la stessa malinconia che ha contraddistinto i Sonata Arctica nelle loro prime e più belle produzioni.
Facciamo un balzo fino a fondo scaletta e troviamo “Wolf And Raven”, da Silence. Questo è l’esempio opposto, in cui una canzone dal passo movimentato è stata mantenuta veloce in maniera forzata ed i cui giri in acustico proprio non funzionano. La stessa prestazione di Tony Kakko qui è sopra le righe e, mancando la potenza della ritmica elettrica, viene mutilata della sua anima.
Lo stesso si può dire per la classica “Don’t Say A Word”, in cui si è cercato di tenere la struttura della canzone originale ma suonata in acustico, rendendola di nuovo forzata.

Altre canzoni, che erano delle ballate energiche, come “Alone In Heaven” (tratta dall’opinabile Stones Grow Her Name) hanno invece goduto di un buon rimodernamento negli arrangiamenti, che suonano decisamente bene anche su disco. Si senta “Tallulah” a prova di ciò. Vero che già in origine è una canzone lenta, quindi la resa rispetto all’originale non viene martoriata più di tanto, ma è in questi frangenti che le note dei Sonata Arctica brillano.

“For The Sake Of Revenge”, dal divisivo Unia, gode di nuova vita in forma acustica, dando lustro ad un ottimo album da sempre sottovalutato. Ma è con “Paid In Full” che di nuovo si cade in una scelta stilistica che non funziona in questa veste così leggera.
La scelta delle altre canzoni è piuttosto opinabile, ma sappiamo che uscirà, tempo un anno, un “Volume Two” in cui ci saranno canzoni mancanti all’attuale appello e che furono presentate durante l’omonimo tour, una su tutte “Letter To Dana” in cui Masi Hukari, al flauto traverso, da solo intrise di atmosfera tutto il Teatro Dal Verme di Milano.

Il grosso problema è che i Sonata Arctica si crearono uno zoccolo di pubblico e un nome tra il finire degli anni novanta e l’inizio del duemila, sfornando come primi due album due mezzi capolavori che sono diventati dei classici del genere (Ecliptica su tutti, sebbene Silence sia più completo) e, da dopo l’abbandono di Jani Liimatainen, hanno, album dopo album, raffinato e smussato gli angoli fino a diventare un’entità che non è neppure l’ombra del gruppo power che era agli inizi.
Fra i fan c’è chi lamenta che il cambio stilistico abbia ucciso la creatività, ma indubbiamente una nuova generazione di appassionati più giovani è cresciuta prima con gli ultimi dischi e apprezza di più la variante di rock melodico, tant’è che anche Talviyö ha avuto ottimi responsi di pubblico.

Ma perché quindi continuare a sponsorizzare un gruppo rock nel sottobosco metal? Ormai di metal i Sonata Arctica non hanno più nulla, né negli album né tantomeno in questo Acoustic Adventures Volume One, eppure è sempre nel calderone del power metal che vengono inseriti. E questo è di sicuro un danno anche per loro, perché vengono limitati nelle loro possibilità di espansione di pubblico, che potrebbe essere ben più estesa se si uscisse dagli scomodi canali elitari metallari. Magari troverebbero anche meno critiche al loro stile troppo moderno rispetto al glorioso passato.

Il dibattito sulla divisione fra vecchio e nuovo dei Sonata Arctica continuerà, quindi sta a voi ascoltare e decidere cosa ne pensate di Acoustic Adventures Volume One, sicuramente un disco godibile nel suo ripercorrere la discografia del gruppo ma che personalmente giudico come un passaggio politico, che ha richiesto poco impegno. Avendo tutto già pronto a livello di arrangiamenti, ha consentito alla compagine finlandese di dare in pasto alla Atomic Fire un (doppio) disco durante il periodo pandemico, in attesa di un nuovo album da studio che migliori ciò che è stato fatto con Talviyö .

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