ETERITUS – Rotten Transition

Titolo: Rotten Transition
Autore: Eteritus
Nazione: Polonia
Genere: Death Metal
Anno: 2021
Etichetta: Godz Ov War

Formazione:

Kinio: basso
Nitro: batteria
Oz: voce
Slav: chitarra


Tracce:

01.   Intro
02.   Krieg
03.   Frozen Towers
04.   Blood Infection
05.   Evil Remains
06.   River Of Torment
07.   Angel’s Cunt
08.   Cursed Path To The Ancient Temple
09.   The Plague Will Come At Dawn


Voto del redattore HMW: 5,5/10
Voto dei lettori: 9.0/10
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Visualizzazioni post:167

Tagliato il consueto traguardo minimo di tot riproduzioni spalmate alternatamente su tot giorni – prassi autogovernativa rigorosamente limitata ai tal generi – inizia la riunione creativa. Io e U ci guardiamo negli occhi. Non una parola. (Gli altri sono usciti ché fuori c’è una nebbia spettacolare a quest’ora).   Dove vogliono andare a parare questi Eteritus?  No.   No, no, ferma. La domanda ha un vizio di fondo: l’arte non deve andare a parare. Non chiede permessi.
Riproviamo.     Altra domanda.
Perché è stato fatto un disco che è da buttare per metà?   Meglio, ecco…

“Krieg”, “Frozen Towers”, “Blood Infection” e “Cursed Path To The Ancient Temple” sono tutti dei pezzi sinceramente validi. Lo stile è in prevalenza europeo, con un tocco di USA, con begli incisi thrash spezza-collo e almeno due momenti praticamente punk (cosa per altro non rarissima in certo vecchio death europeo). Qua e là vien da pensare agli Hypocrisy e ai primi Vader, proprio per la tendenza transoceanica che entrambi ebbero in fasi e modi diversi. La voce è spesso timbricamente debitrice al Petrov di LHP e a Kärki; linee sovente scolastiche ma non è per forza un problema. La batteria, governata da un vecchio volto della scena polacca, sostiene a dovere e sa bene quale passo sia richiesto dai singoli giri, mentre il basso mal tollera il costume di limitarsi a sdoppiare la sorella più famosa – non potremmo chiedere di più.

Ci ri-guardiamo negli occhi. Su di nuovo il disco.   D’accordo, ora è chiaro.   Gli elementi che principalmente zavorrano l’album sono due. Intanto: alcuni dei brani in sé o anche solo il loro sviluppo finale; e in quel caso spesso il difetto è (pratica diffusa) che non si ha l’obiettività di terminare il pezzo quando questo ha già detto tutto. Poi: gli interventi solisti della chitarra, siano essi un fraseggio, un tentativo di assolo vero e proprio o altre brevi soluzioni – o dovremmo piuttosto dire “problemi”. Due elementi negativi che piagano fin quasi al ridicolo almeno “Evil Remains”, “Angel’s Cunt’ e “The Plague Will Come At Dawn”. Peccato.

Il gruppo esiste dal 2013, con unico attuale superstite il vecchio Nitro, e questo lavoro, dedicato alla memoria dell’amico Juraj “Immortal” “Popol” Haríň, segue un EP e due album.

A risentirci. Qui per oggi si chiude bottega.

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