NAPALM DEATH – Resentment Is Always Seismic A Final Throw Of Throes

Titolo: Resentment Is Always Seismic A Final Throw Of Throes
Autore: Napalm Death
Nazione: Regno Unito
Genere: Grindcore
Anno: 2022
Etichetta: Century Media

Formazione:

Shane Embury: basso, voci occasionali, elettroniche
Mark “Barney” Greenway: voce principale
Danny Herrera: chitarra

Mitch Harris: chitarra

John Cooke (ospite): chitarra
Russ Russell (ospite): elettroniche
Catherine Sharples (ospite): voce aggiunta in “People Pie”


Tracce:

01.   Narcissus
02.   Resentment Always Simmers
03.   By Proxy
04.   People Pie
05.   Man Bites Dogged
06.   Slaver Through A Repeat Performance
07.   Don’t Need It
08.   Resentment Is Always Seismic (Dark Sky Burial Dirge)


Voto del redattore HMW: 9/10
Voto dei lettori: 0.5/10
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Lo hanno fatto di nuovo. O quasi.  Resentment Is Always Seismic   A Final Throw Of Throes racchiude pezzi che non trovarono spazio nelle pur assortite versioni di Throes Of Joy In The Jaws Of Defeatism. Il che, per un gruppo la cui fertilità creativa è sin inferiore al proprio arduamente battibile livello qualitativo (e rettitudine moral-artistica), non è cosa da poco. Oltre alla noise “People Pie”, rilettura del brano delle mini-leggende Slab! dal loro omonimo singolo a 12” del 1988 (con al tempo Scott Kiehl alla batteria), alla freccia hardcore “Don’t Need It” dei Bad Brains, dalla loro Venerabilissima ed Irreperibilissima seconda rivelazione discografica al pallore del mondo precedente, ed a “Resentment Is Always Seismic (Dark Sky Burial Dirge)”, possibile elaborazione di materiale ipotizzato in realtà per Dark Sky Burial, al secolo Shane Embury – il mini-album sguaìna cinque lame temprate e battute con una tecnica affinata in quarantadue anni di vita e trentadue di collaborazione tra gli eroi immortali che rappresentano oggi questo nobile nome.

Si potrebbero tessere le lodi della meticolosa violenza, della tensione, dell’incessante e formidabile arguzia dei testi, dei cambi di passo e della saldezza della padronanza di governo di ciascun brano. Si potrebbe, sì. Però la verità è che i Napalm Death non possono essere colti in fallo. Non ancora per lo meno. Sarà da vedere dove li porterà il contributo a tempo parziale di Mitch Harris e l’aumento di carico compositivo di Embury e Cooke risultantene. Sarà da vedere quando e quanto il decadimento avrà ragione di tendini e muscoli. Per adesso, rimane un onore poter condividere tutto ciò con dei campioni indiscutibili, dei compagni di cammino.

Ad maiora!

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