KANDIA – Quaternary

Titolo: Quaternary
Autore: Kandia
Nazione: Portogallo
Genere: Alternative Metal
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Nya Cruz – voce

André da Cruz – chitarra


Tracce:

01. Anthropocene
02. Obliterate
03. The Flood
04. Fight Or Flight
05. Until The End
06. Turn Of The Tide
07. Pbp
08. Deathwish
09. Murderers
10. A New Dawn
11. Holocene


Voto del redattore HMW: 6,5/10
Voto dei lettori: 7.7/10
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Gli alternative metal Kandia sono un duo portoghese fondato nel 2008 da André da Cruz (chitarra) e Nya Cruz (microfono). Al tempo pubblicarono un EP e due album in studio, prodotti da Daniel Cardoso degli Anathema, poi uscirono di scena nel 2013 e tornarono nel 2019 per registrare un EP che, per vari motivi, non vide mai la luce. A maggio del 2020 pubblicarono la canzone “4 Walls” come assaggio di ciò che sarebbe poi stato inserito in questa nuova fatica, Quaternary.

La coppia di artisti ha deciso di puntare ad un suono diverso dal solito metal, irradiando con le loro note chi fosse disposto a prendere in considerazione un suono alternativo influenzato da gruppi come gli A Perfect Circle e i Tool ma anche dai Pantera. La loro personalità si nota nelle sperimentazioni a base di paesaggi sonori particolari e dalla bravura esecutiva che viene però in parte offuscata dall’abuso di sintetizzatori.

“L’idea di registrare un nuovo album ci accompagnava da molto tempo, almeno dal 2015”, afferma André da Cruz. La svolta clamorosa arrivò con il concorso “Frontiers & Beyond” della nostrana Frontiers Music, etichetta sempre a caccia di talenti. Qualche giorno fa è stato pubblicato questo nuovo lavoro la cui musica a volte è grezza ma sa essere anche melodica, come nell’introduzione “Anthropocene” che, nella sua brevità, dopo qualche secondo lascia il campo ad “Obliterate”, pezzo tirato e sinfonico con in primo piano la voce della bella Nya. Chi non è abituato a questi suoni disarmonici, pieni di sintetizzatori, robusti e veloci, potrebbe gettare la spugna e abbandonare l’ascolto ma la musica dei Kandia va ascoltata con attenzione e senza pregiudizi. Un pizzico di melodia appare nella pacata e tenebrosa “The Flood”, dallo stile fresco e modernissimo. Il ritmo si alza e si incattivisce con l’heavy metal del singolo “Fight Or Flight”, pezzo in cui la voce sembra filtrata e non del tutto convincente, inoltre sovrastata da sintetizzatori opprimenti.

La pesantezza e la densità di canzoni come “Until The End” sembrano a volte oscurare la fantasia di due musicisti il cui stile è assimilabile alla decadenza armoniosa di gruppi come gli Anathema. “Il nostro nuovo album ha sicuramente la nostra identità impressa addosso ma ci piace sempre sperimentare cose nuove. Il periodo difficile che tutti abbiamo attraversato di recente ci ha dato molta ispirazione e questo disco è pieno di emozioni diverse”, dice il gruppo.

La voce ha un taglio diverso dai canoni del metal tradizionale. Qui si passa dal gutturale della tellurica “PBP” al melodico di “Deathwish”, riuscendo quasi sempre nell’impresa di emozionare l’ascoltatore. Peccato che la seconda citata sappia di già sentito e non emerga particolarmente. La produzione di Cardoso è perfetta nell’esaltare l’aggressività chitarristica di André e l’estensione vocale della Portoghese nella massiccia e progressiva “Murderers”, canzone impregnata di un’atmosfera di pace, complici la voce e un fantastico assolo di sax dell’ospite Jørgen Munkeby degli Shining. “Holocene” è guidata principalmente da Nya e dai soliti sintetizzatori, con la chitarra elettrica che alla fine viene in aiuto portando emozione e passione. Una buona conclusione dell’album.

I Kandia sono coraggiosi e non hanno paura di osare e non hanno nulla da perdere a questo punto della loro storia. Il contratto con la Frontiers sorprende fino a un certo punto, perché l’etichetta è sempre alla ricerca di nuovi talenti da lanciare nel mondo della musica. Nonostante io non ami l’alternative metal e la freddezza degli onnipresenti sintetizzatori, devo ammettere che si nota qualcosina di diverso e personale nel gruppo portoghese. Alcuni pezzi sembrano tuttavia un po’ troppo freddi e privi di spunti interessanti. Il futuro ci dirà se questi due compagni di viaggio raggiungeranno una quadratura artistica che li possa far emergere in settore internazionale.

 

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