IN AEVUM AGERE – Emperor Of Hell Canto XXXIV

Titolo: Emperor Of Hell Canto XXXIV
Autore: In Aevum Agere
Nazione: Italia
Genere: Epic Doom Metal
Anno: 2021
Etichetta: Metal On Metal

Formazione:

Bruno Masulli: voce, chitarre e basso
Claudio Del Monaco: batteria
Piersabato Gambino: basso su “Emperor Of Hell” e “In Phlegethon”
Marcello D’Anna: basso su “Allegorical Images”


Tracce:

01. Emperor Of Hell
02. Intro
03. The City Of Dis
04. Malebolge
05. In Phlegethon
06. Chiron
07. Sorrowful Goodbye
08. Allegorical Images (Universal Destiny)
09. The Straight Path Was Lost

Durata totale: 48:08


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 8.5/10
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Negli ultimi anni gli ascoltatori più attenti avranno notato che all’interno dell’enorme calderone che raccoglie le ormai innumerevoli uscite discografiche in ambito metal qualcosa stia ribollendo in una maniera differente da quanto non sia lecito aspettarsi: il doom metal, per definizione e storia il genere “lento” per eccellenza, sempre più spesso si vede protagonista di una variazione, se non obbligatoriamente sconvolgente, perlomeno curiosa.

Già, poiché, come affrontato in precedenza su queste pagine dell’etere, alcuni gruppi palesemente doom per quanto riguarda tematiche, suoni e interpretazioni hanno intrapreso una strada atipica per le vene di questo stile; parafrasando l’eterno poeta fiorentino, la cui opera magna è fulcro tra le altre cose del nuovo disco dei napoletani In Aevum Agere, «la retta via è smarrita»!

Il duo composto da Bruno Masulli e Claudio Del Monaco, qui coadiuvati da alcuni ospiti al basso, propone infatti una personale versione di quello che si potrebbe identificare come Candlemass sound ma solo per via dell’ottima prova al microfono di Masulli e per certe intuizioni già sviluppate in passato da gruppi storici di tale calibro e orientamento sonoro. Per quanto riguarda il nuovo Emperor Of Hell   Canto XXXIV, è facile rimanere spiazzati già dal brano omonimo posto in apertura: un riff dissonante ad alta velocità, supportato da un passaggio di doppia cassa terremotante, è certo qualcosa di diverso dal solito, condito inoltre dall’aggiunta di stacchi riscontrabili solo nel metal post 2000, di quelli che giocano con il metronomo per trovare soluzioni intricate ma sempre funzionali e funzionanti nel contesto organico del pezzo.

Dopo “Intro“, recitato che costituisce la seconda traccia, la discesa infernale immaginata da Dante Alighieri si fa più vivida grazie alle note di “The City Of Dis“, brano serrato ma leggermente meno spinto del precedente. Le larghe vedute degli artisti coinvolti si possono notare anche in “Malebolge” grazie ad alcuni passaggi a supporto della voce di natura simil-progressive benché sempre discreti, mai invadenti. C’è anche tempo per uno strumentale intrigante che risponde al nome di “In Phlegethon“. “The Straight Path Was Lost” è la degna conclusione di un disco intenso e curato, godibile e certamente meritevole di un ascolto attento, soprattutto da parte di chi mastica da tempo il doom, affinché possa trovare alcuni riscontri di sicuro interesse.

L’unico appunto che mi permetto di aggiungere è legato alla grande profusione di assoli, a volte troppo prominenti all’interno delle strutture della canzoni: l’eccessivo shredding non aiuta a donare un effettivo valore aggiunto ad un brano.

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