PRAYING MANTIS – Katharsis

Titolo: Katharsis
Autore: Praying Mantis
Nazione: Regno Unito
Genere: Hard Rock
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Tino Troy – chitarra e voce
Chris Troy – basso e voce
Andy Burgess – chitarra e voce
Jaycee Cuijpers – voce principale
Hans in ‘t Zandt – batteria


Tracce:

01. Cry For The Nations
02. Closer To Heaven
03. Ain’t No Rock ‘N’ Roll In Heaven
04. Non Omnis Moriar
05. Long Time Coming
06. Sacrifice
07. Wheels In Motion
08. Masquerade
09. Find Our Way Back Home
10. Don’t Call Us Now
11. The Devil Never Changes


Voto del redattore HMW: 7/10
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I londinesi Praying Mantis sono un gruppo di heavy metal fondato nel lontano 1973 dai fratelli Troy, con Tino alla chitarra e Chris al basso. Attualmente la formazione è completata dal chitarrista Andy Burgess, il batterista Hans in ‘t Zandt e il cantante Jaycee Cuijpers. Il gruppo contribuì alla nascita della NWOBHM (New Wave Of British Heavy Metal) senza tuttavia mai raggiungere i fasti e il successo di Iron Maiden, SaxonDef Leppard. Oggi ritornano col dodicesimo album in studio, Katharsis, che offre un hard rock melodico tradizionale, contaminato da classico prog metal, avendo abbandonato già da molto tempo l’heavy metal dei primi anni di carriera. Dopo un breve periodo di fermo, gli anglosassoni ripartirono nel 2008 grazie alla nostra Frontiers Music che li rispolverò e reintrodusse nel giro che conta.

In questo disco ci sono undici brani di prim’ordine, come l’apripista dai riff diligentemente calibrati, Cry For Nations”, che inizia con un bel pianoforte e una bella linea di basso, esaltati dalla voce travolgente di Cuijpers e dai ritornelli multi-vocali ormai diventati il marchio di fabbrica dei cinque. La successiva Closer To Heaven” è un pezzo radiofonico ma dalla tenacia corpulenta tipica del rock and roll.   Non mancano le tracce robuste, come la terza in scaletta, “Ain’t No Rock ‘N’ Roll In Heaven”, un semplice e divertente hard rock dai ritmi funky, molto determinato nei giri e impreziosito da gustosi assoli da parte di Andy e Tino.

Proseguendo nell’ascolto, si incrocia il lento “Non Omnis Moriar”, ben guidato dalla sezione ritmica e dalle squisite armonie dei due chitarristi, e sostenuto da un’ottima voce solista. Il suono è misurato con precisione e arricchito dalla brillante produzione. Alcuni arrangiamenti di puro AOR, pochi in verità, fanno capolino nella semplice e melodica “Long Time Coming”, dal tocco blues, introdotta dal rullante di Hans in ‘t Zandt; autobiografica nel testo, i Troy qui raccontano la nascita del gruppo e di come siano ritornati, più in forma di prima.

Ci sono poi altre due ballate, Sacrifice e “Find Our Way Back Home “. La prima è nettamente metal, ricca di cori e di sfiziose melodie, mentre la seconda è più leggera, classica e basata su freddi sintetizzatori che disturbano il buon ritornello; entrambe sono comunque ben interpretate dal bravo Jaycee. Segnalo l’attacco muscolare di “Masquerade”, una canzone pesante, dal suono opprimente e ossessivo tipico dei connazionali Magnum, con la voce arrabbiata e rauca. Poi il prog melodico e folk della cadenzata “Don’t Call Us Now”, piena di cambi di tempo ed irrequieta nel ritmo e nei cori. La chiusura è affidata alla discreta “The Devil Never Changes”, un rock and roll costante accompagnato da una leggera tastiera e sviluppato in assoli di chitarra infuocati, supportati da una precisissima batteria e da un buon ritornello.

La maggior parte delle canzoni sono semplici e forse poco passionali. Impallidiscono al cospetto dei brani più prog e metal, che risultano i più riusciti della raccolta.   Ad essere sinceri, è più apprezzabile il penultimo album Gravity del 2018 di questo nuovo Katharsis, orfano anche dei punti di forza melodici di classico AOR dei precedenti lavori ma con melodie sempre e sapientemente mischiate a riuscitissime sezioni metal. I Praying Mantis dimostrano comunque di essere ben collaudati, con tanta esperienza e tanta energia dentro. L’esigenza di dimostrare chi sono è ormai svanita da un pezzo. 

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