Small Jackets – Eddy Current


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SMALL JACKETS – È SOLO ROCK ‘N ROLL…

Se parliamo di prodotto italiano di prima qualità e se vogliamo farlo spogli di nazionalismi di sorta bensì attrezzati di obiettività e buon gusto, allora Small Jackets è un nome che ha tutte le carte in regola per rappresentarci nelle migliori fiere internazionali di musica dei tre decenni che, per bocca del gruppo stesso, sono la fonte a cui abbeverarsi se si è alla ricerca di rock di un certo tipo. Prima dello strapotere dell’informatica nella filiera produttiva, prima del pop con le creste punk, prima del gruppetto sotto casa che prima fa le foto e poi le canzoni, prima delle piattaforme sociali, prima della fine della controcultura, prima delle frangette… c’erano le valvole, c’erano le belle voci. C’era il rock e, forse, a volte c’è ancora. 
Ne parliamo con Eddy Current, per l’occasione portavoce del gruppo romagnolo.
   Click sulla copertina per la recensione del disco.

Ciao ragazzi, è stata una bella sorpresa sapervi tornati ed ascoltarvi. A beneficio dei novelli, volete fare una qualche vostra presentazione o introduzione di altro tipo?
Ciao a tutti! Possiamo solo dire che le nostre fonti d’ispirazione sono principalmente generi musicali e gruppi in attività da fine anni ‘60 a fine anni ‘80, con solo qualche eccezione negli anni successivi e fino ad oggi. Attingiamo a piene mani dai gruppi dell’epoca e nel corso degli anni quell’attitudine ci ha permesso di sfornare cinque ottimi album, tutti accolti da ottime recensioni e buoni risultati, pur essendo noi un gruppo underground. Dunque, ad ogni appassionato di musica rock che volesse aggiungere alla sua collezione di dischi quelli di un gruppo che centrifuga ad alte velocità hard-rock, rock sudista, funk e soul, il tutto rigorosamente prodotto in Italia, beh, gli Small Jackets sono quello che sta cercando!

Just Like This! è un altro album davvero bellissimo. Fa effetto sentire trentadue minuti di musica dopo otto anni di assenza discografica. Come funziona la scelta delle canzoni che finiscono poi sugli album? C’è una selezione da una rosa più ampia o vi concentrate sulle rifiniture ma di meno pezzi?
In tutti questi anni dobbiamo ammettere che ci sono stati alti e bassi. Sono capitate storie che hanno avuto un forte impatto emotivo sulla creazione dell’album ed alcune canzoni sono nate proprio da queste esperienze. Il nostro obiettivo è sempre stato quello di riuscire a muovere gli ingranaggi che uniscono le tanto amate sonorità anni ‘70 al fatto di essere al tempo stesso freschi e mai ripetitivi. Siamo musicalmente nostalgici e proprio per questo cerchiamo di creare, anche in chiave più attuale, canzoni con strutture e melodie appartenenti al passato, ma sperimentando sul suono e mischiando i generi. Quando riusciamo ad ottenere un risultato come Just Like This!, capiamo di aver fatto un buon lavoro. C’è stato tutto il tempo per curare i dettagli, dando la possibilità ad ogni canzone di diventare un singolo, non abbiamo mai voluto canzoni riempitive nei nostri album.
Quindi, alla fine, diciamo che tutto questo tempo ci ha permesso sia di lavorare accuratamente su ogni singolo pezzo partendo dal suono, sia di avere a disposizione un bel deposito di idee su cui lavorare. Poi la magia sta sempre nel legare i brani, componendo l’opera nel proprio stile.

C’è qualche testo del disco di cui mi volete parlare?
Probabilmente “Midnight Town”. È il pezzo introduttivo dell’album ed ha un’interpretazione interessante. Lo scenario è un luogo immaginario, notturno, dove ogni cosa è in movimento ed ognuno può divertirsi nel modo in cui vuole. Un paese dei balocchi per adulti, dove tutto è possibile, e fin qui tutto ok…
In realtà, il tentativo è quello di descrivere i passaggi più duri della nostra vita ed il modo in cui vengono affrontati all’interno della società moderna, con la sua follia, i suoi eccessi e dove tutto è accelerato alla velocità della luce. Talvolta si riesce a fare una pausa e sentirsi meglio, ma più spesso bisogna fare i conti con la realtà, per quanto dura e ingiusta possa essere! Il protagonista della storia, anche se disgraziato, non molla fino alla fine e solo a quel punto capisce che può fare una scelta. Qualcuno gli chiede: « Bene cosa vuoi fare? Cedi allo sbiadimento della società e ti uniformi oppure vuoi rimanere più solo, ma libero? ». Ultimamente ci siamo accorti che questo modo di vivere sta diventando soffocante e molte persone non capiscono a che punto siamo arrivati. “Midnight Town” è un nostro modo artistico di dire che è ora di drizzare le antenne e non guardare più il dito ma la luna, arrivando a riconoscere il vero volto della società.

Come funzionano di solito le registrazioni dei vostri dischi e come han funzionato, in particolare (ma non solo), quelle di Just Like This!? C’è molta post-produzione, montaggi, correzioni e cose di questo tipo? 
Cerchiamo sempre di partire dal suono giusto, senza dover far ricorso a post produzione o artifizi. Solitamente, trovato l’impasto giusto fra batteria e basso, cominciamo le sessioni di lavoro. Prima di entrare in studio cerchiamo di avere le idee chiare sugli arrangiamenti, non dimenticando però di lasciare un po’ di spazio all’improvvisazione.
Per entrare nello specifico di questo album, Danny ha suonato una vecchia batteria Ludwig. Per il basso abbiamo utilizzato sia Ampeg sia Orange, mentre sulle chitarre abbiamo usato Fender Twin Reverb e Marshall JMP.

Mi parlate un po’ di “Funky Crunchy Woman”, “The Jail” e “Celebrate”? A proposito di “Celebrate”, che piano elettrico avete usato?
“Funky Crunchy Woman” è stato il brano più sudato del disco. È nato da un giro di basso che ci girava in testa da tempo ma che non riuscivamo a rendere canzone. Fortunatamente, siamo riusciti a trovare gli incastri percussivi giusti ed il giusto ritmo.
“The Jail” è un pezzo nato da un’improvvisazione tra chitarra e batteria. Lo consideriamo un brano “matto”, con diversi stacchi che si muovono fra vari generi musicali e lo abbiamo fatto cantare proprio a Eddy con la sua voce sguaiata.
“Celebrate” col suo Fender Rhodes trasporta l’ascoltatore su vie soul-jazzy. Ovviamente rimane lo stampo rock, ma con questo brano abbiamo cercato di spaziare nei nostri ascolti per dare un tocco particolare alla “slow song”.

Avete usato entrambe le chitarre ritmiche su tutti i brani? Ho avuto l’impressione che alcune canzoni ne avessero solamente una e me ne sono chiesta il perché. Magari è solo il mio orecchio che è stato ingannato.
Tutti i brani hanno la doppia chitarra, destra e sinistra. Abbiamo cercato di fare un lavoro certosino nelle doppiature, in maniera che le chitarre fossero il più compatte possibile. Se ti sembra che sia una sola alle volte, vuol dire che abbiamo fatto un buon lavoro!

Che pianoforte avete usato in “Midnight Town”, “Getting Higher” e “Movin’ On”? Si direbbe uno a muro ma mi sono chiesta se sia facile oggi trovarne in uno studio. Sono tutti talmente presi da modernità e modernismo.
Ad essere sincero, per le parti di pianoforte abbiamo utilizzato un tastierone classico, lo Yamaha CP50 Stage Piano. In studio c’era un pianoforte a coda ma, per il suono che cercavamo, non andava bene.

Mi hanno ibernata il 1° gennaio del 2001, scongelata il 31 dicembre del 2020 e adesso ho un assoluto bisogno di comprare un minimo di dieci dischi usciti in quei due decenni. Quali vado a comprare? Va bene qualsiasi genere e i dischi degli Small Jackets non valgono!
Audioslave – Revelations,  Alice Cooper – Dirty Diamonds,  Jim Jones And The Righteous Minds – CollectiV,  Airbourne – Runnin’ Wild,  The Hellacopters – By The Grace Of God,  Blackberry Smoke – Find A Light,  Dirty Honey – Dirty Honey,  The Solution – Communicate!,  James Williamson – Re-Licked,  Charles Bradley – Victim Of Love,  Gluecifer – Basement Apes,  The Marcus King Band – Carolina Confessions.

Siete rimasti in rapporti cordiali con Lu Silver e, se sì, cosa ne pensate dei dischi che ha fatto dopo la separazione?
Sì, siamo rimasti in buoni rapporti con Lu e spesso condividiamo il palco. Semplicemente, come puoi sentire dai suoi dischi, abbiamo preso due diverse vie musicali. Il valore artistico dei suoi album, sia con la String Band sia da solista, è sempre alto. I suoi brani più rock ’n’ roll viscerali come pure le ballate hanno un vero gusto personale.

Chiusura secondo copione. Quali sono le vostre mosse future, se ci sono affatto dei piani? So che la presentazione del disco è saltata, per via dell’emergenza sanitaria. 
Innanzitutto speriamo che lo scenario futuro sia migliore. È difficile accettare che, dopo tanto tempo, la cura ed il lavoro per organizzare eventi siano stati inutili. Purtroppo, tutto il gruppo ha avuto il CoViD e questo, insieme alla folle burocrazia, ci ha rallentati parecchio. Per ora cerchiamo di recuperare qualche data delle nove che sono saltate. Sono confermati il 12 febbraio alla Taverna Della Musica di Chiesina Uzzanese (Pistoia), la presentazione del disco il 26 marzo al Sidro di Savignano Sul Rubicone (Cesena) ed il tour spagnolo, che partirà il 23 febbraio.
Ulteriori piani futuri, visto il periodo, sono ancora un’incognita.
Abbiamo rinnovato il sito internet, www.smalljackets.org, che terremo aggiornato con eventi e date.
Le aspettative ci sono; tornare a calcare i palchi e suonare in situazioni normali sono delle priorità. Speriamo davvero che nel futuro prossimo ci sia un clima più tranquillo che permetta di farlo.
Ragazzi, è stato un grande piacere stare qui con voi oggi. Facciamo un grande saluto a te e a tutta la squadra di HMW che ci ha dato a disposizione tempo e spazio per questa intervista. Ci vediamo in giro per concerti! …magari il nostro, hahahaaa! Keep on rockin!

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