AMORPHIS – Halo

Titolo: Halo
Autore: Amorphis
Nazione: Finlandia
Genere: Metal Melodico-Progressivo
Anno: 2022
Etichetta: Atomic Fire

Formazione:

Tomi Joutsen – voce
Esa Holopainen – chitarra
Tomi Koivusaari – chitarra
Santeri Kallio – tastiere
Olli-Pekka Laine – basso
Jan Rechberger – batteria


Tracce:
  1. Northwards
  2. On The Dark Waters
  3. The Moon
  4. Windmane
  5. A New Land
  6. When The Gods Came
  7. Seven Roads Come Together
  8. War
  9. Halo
  10. The Wolf
  11. My Name Is Night

Voto del redattore HMW: 9/10
Voto dei lettori: 7.7/10
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Fermi tutti! Possibile già a febbraio avere il disco dell’anno? Forse sì, grazie al nuovo, quattordicesimo lavoro in studio degli Amorphis, maestri finlandesi di un certo metal misto di prog e gothic dalle tinte epiche e decadenti. Questo album, Halo, porta con sé anche l’onere di essere una delle prime uscite di un spessore firmate dalla Atomic Fire, neonata etichetta fondata da ex dipendenti della Nuclear Blast.

Esa Holopainen guida di nuovo il sestetto nell’album che segna anche il trentennale di carriera (il primo, The Karelian Isthmus, è del 1992). Halo segue la linea stilistica partita da Skyforger e arrivata al suo apice con il precedente Queen Of Time, lasciando spazio a Jomi Joutsen di variare fra growl e voci pulite e creando l’atmosfera cupa e decadente che ha contraddistinto lo stile degli Amorphis.

L’album conferma gli estremi fra melodia e aggressività e lascia che la prima funga da esca per aggraziarsi le orecchie degli ascoltatori e poi colpire. Incredibile l’apertura con “Northwards”, la cui introduzione di piano fa da apripista ad un brano dalle tinte sì gothic ma marchiate da una ritmica quasi power sulla quale si instaura il growl di Joutsen. Apertura armonica per un ritornello diretto e facilmente memorizzabile. La strofa rallentata potrebbe essere tranquillamente uno scarto del già citato Queen Of Time, mentre l’inciso strumentale nella seconda metà, che vede l’Hammond fare sia da sottofondo sia da strumento solista, denota la varietà stilistica del sestetto. Un biglietto da visita vincente. Esattamente come il secondo singolo, “On The Dark Waters”, brano che si getta in tematiche già affrontate su Tuonela, ovvero il regno dei morti della cultura ugro-finnica: la canzone è un perfetto sunto della discografia recente degli Amorphis, con un approccio più rock nelle strofe, sempre coadiuvate dalle tastiere di sottofondo e con un ritornello fenomenale che riesce ad essere malinconico ed epico. Spazio anche ad una ventata di folk dalle tinte arabeggianti grazie all’assolo di Esa.

“The Moon”, primo singolo estratto, risulta più terra terra come approccio, meno epico e più accessibile; mentre la successiva “Windmane” entra nel campo del prog metal con un Tomi Joutsen più malinconico nel cantato pulito e la compagine ritmica (Olli-Pekka Laine al basso e Jan Rechberger alla batteria) che si prodiga in strutture più complesse.  “A New Land” ritorna su territori facili ed accessibili, smorzati da un buon uso della doppia cassa: ne risulta una delle canzoni più melodiche di tutto Halo. Quasi stesso discorso può essere applicato alla successiva “When The Gods Came” in cui però spicca anche uno stupendo assolo di chitarra.

Uno dei punti più alti del disco è senza dubbio “Seven Roads Come Together”, in cui le tastiere di Santeri Kallio donano un’epicità quasi orchestrale, appoggiate come sono su di un impianto di stampo progressivo su cui, di nuovo, un ritornello con una facile melodia fa da contraltare alle strofe pesanti e ritmate. Sul finale, le tastiere diventano ancor più presenti e raggiungono un crescendo di sontuosità mai eguagliato nell’album. “War” viaggia su contrasti stilistici fra strofe con basso distorto e batteria a farla da padroni, per esplodere poi in un inciso molto pesante.

Il trittico di chiusura inizia con “Halo”, potenziale singolo spacca-classifiche che racchiude in sé tutta l’essenza degli Amorphis degli ultimi anni: melodico, potente, aggressivo, malinconico. C’è tutto.  “The Wolf” risulta la canzone più classicamente metal di tutto il disco, prendendo in prestito giri in tremolo picking dal black metal sebbene la brutalità delle strofe sia sempre smorzata dagli innesti melodici nei ritornelli. La canzone gode di una lunga parte strumentale con ispirato, quanto semplice, assolo di Holopainen e un cambio di atmosfera notevole rispetto alla sua partenza, più addirittura un coro femminile ad enfatizzare l’ultimo ritornello.  Ad epitaffio di questo Halo, la perfetta “My Name Is Night” viene introdotta dalla soave voce di Petronella Nettermalm (cantante del gruppo svedese Paatos) sopra un tappeto di archi e accompagnata poi da uno Joutsen mai così triste e malinconico nel suo timbro pulito. Di nuovo, il contrappunto fra tastiere e chitarre pulite risulta vincente anche in un brano morbido, senza ritmiche pesanti né distorsioni (se non in una piccola parte nel finale) ma che mantiene il cuore metallico degli Amorphis.

In conclusione, bisogna citare l’ottimo lavoro fatto da Jens Bogren ai suoi Fascination Street in fase di missaggio: una conferma dell’ottimo lavoro fatto su Queen Of Time. Ora lasciatevi prendere completamente da questo stupendo disco, che racchiude tante delle sfaccettature che la nostra amata musica metal porta con sé.

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