SPIRITS OF FIRE – Embrace The Unknown

Titolo: Embrace The Unknown
Autore: Spirits Of Fire
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Heavy Metal
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Fabio Lione – voce
Christopher Caffery – chitarra
Steve DiGiorgio – basso
Mark Zonder – batteria


Tracce:

01.   A Second Chance
02.   Resurrection
03.   Wildest Dreams
04.   Into The Mirror
05.   Embrace The Unknown
06.   My Confession
07.   Sea Of Change
08.   Shapes Of A Fragile Mind
09.   Hearts In The Sand
10.   House Of Pain
11.   Remember My Name
12.   Out In The Rain


Voto del redattore HMW: 6,5/10
Voto dei lettori: 8.0/10
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Gli statunitensi Spirits Of Fire ritornano senza il cantante Tim Owens, che è entrato a far parte del gruppo dei KK Downing. Il sostituito è inaspettatamente l’italiano Fabio Lione, che non ha certo bisogno di presentazioni. La scelta sorprende perché Lione in genere canta in modo più pulito,  ma qui ha una tonalità molto vicina al suo predecessore, pesante, pungente e capace di raggiungere acuti pazzeschi. Un’altra considerevole novità è il cambio di produttore: Roy Z è stato sostituito da Aldo Lonobile, uomo di punta della nostrana Frontiers. Gli Spirits Of Fire rimangono quindi un super-gruppo con a capo il funambolico Chris Caffery, coadiuvato da Steve DiGiorgio e Mark Zonder. È inutile dire come questi nomi siano in grado di attirare l’attenzione dei metallari in tutto il mondo.

Embrace The Unknown non delude i timpani più fini dell’heavy metal, seguitando su sonorità classiche sentite già al debutto (2019), ma con una produzione stavolta più pulita e chiara. Sinceramente ci si aspettava un salto di qualità in questo secondo atto e invece non tutti i brani sono memorabili e trascinanti. Strumentalmente i quattro artisti sono ottimi e lo si sente in ogni solco. La potenza complessiva crea un incrocio sonoro tra i Savatage e i Judas Priest. Sin dai riff pungenti della galoppante “A Second Chance”, il gruppo apre le porte bollenti a mezzo della voce di Fabio, la sei corde infuocata di Chris e la ritmica di Zonder e DiGiorgio. Questa spettacolare esibizione del quartetto continua in “Resurrection”, un pezzo heavy robusto e vicino ai Judas Priest, tecnicamente perfetto e con un assolo di Caffery strepitoso. Non convince Lione perché sembra snaturare la propria voce, pur riuscendo ad eseguire il compito egregiamente. Proseguendo, si ascoltano pezzi interessanti: l’hard rock di “Wildest Dreams” (molto melodico, con giri velocissimi che ricordano gli Iron Maiden dei tempi migliori) e la tirata “Into The Mirror” (un pezzo metal travolgente che sembra uscito dalla mente dei Judas). “Embrace The Unknown”, solo sufficiente, e “Remember My Name”, un lento semi-acustico e ambientale, sembrano più costruite attorno allo stile di Owens, ma Lione riesce a personalizzarli benissimo. “My Confession” cattura da subito grazie ad un’armonia epica e un bel ritornello addolcito dalle tonalità vocali di stampo sinfonico. Si rallenta invece (un po’ troppo) in “Sea Of ​​​​Change”, caratterizzata da atmosfere malinconiche ma anche ricche di rabbia e di un fare petulante e ossessivo, che non fa impazzire pur ponendo in mostra l’immensa abilità solista di Caffery. Il gruppo si risveglia poi in “Shapes Of A Fragile Mind”, impreziosita da un basso massiccio, una batteria potente e giri taglienti dell’elettrica, che riportano alle prime buone canzoni dell’opera.  Giunge poi la robusta e metallica “House Of Pain”, con un ritornello abbastanza melodico e una sezione ritmica sopra gli scudi che tiene benissimo il tempo di uno scatenato Christopher. “Out In The Rain” è un lento e qui Fabio è più a suo agio e canta divinamente, raucamente e facendo anche ricorso ad acuti inarrivabili; purtroppo, il pezzo risulta ispido e rovinato da cori femminili che definirei inconcludenti. Peccato!

Embrace The Unknown alla fine sembra più un’occasione mancata che un passo in avanti. La fiamma ardente del primo disco sembra adesso più fioca e meno calda, nonostante si sia fatto un salto di qualità nella produzione e nel missaggio. Fabio Lione è bravissimo e inattaccabile però in alcuni dei brani qui presenti sembra un pesce fuor d’acqua – e sicuramente non è qualcosa da attribuire ad una sua mancanza. I pezzi sono a volte troppo semplici e scontati: qualcosa che non ci si aspetterebbe da parte di nomi di tale rilievo. In giro per il mondo, al momento, ci sono gruppi metal molto più convincenti e interessanti degli Spirits Of Fire.

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