CITY OF LIGHTS – Before The Sun Sets

Titolo: Before The Sun Sets
Autore: City Of Lights
Nazione: Regno Unito, Grecia, Svezia
Genere: AOR
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Manos Fatsis: voce
Neil Austin: chitarra ritmica, cori e programmazione
Robin Eriksson: basso e cori
Mats Eriksson: batteria

ASSOLI DI CHITARRA (ospiti)
Nathan Doyle
Daniel Johansson
Jonathan Carlemar
Mike Kyriakou

Assolo di tastiera – Mikael Blanc
Pianoforte – Joel Selsfors
Chitarra wah wah – Matt Farmer


Tracce:

01. Racing On The Redline
02. Heart’s On Fire
03. Emily
04. Heat Of The Night
05. Dying Light
06. Give Me Back My Heart
07. Put Your Heart On The Line
08. Snake Eyes
09. Joanna
10. Midnight Club
11. How To Love
12. Before The Sun Set


Voto del redattore HMW: 7/10
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I City Of Lights sono un nuovo progetto melodico formato dal chitarrista e cantautore inglese Neil Austin e dal greco Manos Fatis (Odyssey Desperado, Hideaway). Before The Sun Sets è nato grazie ad internet e in particolare a Facebook, portale che ha aiutato i due musicisti a trovarsi durante la pandemia dato che Austin era alla ricerca di un cantante di spessore che potesse esaltare la sua musica. Fanno parte del gruppo anche Robin Eriksson (Degreed) al basso e Mats Eriksson alla batteria. Per questo debutto ci sono pure degli ospiti: Nathan Doyle, Daniel Johansson (Degreed), Christoffer Borg (Taste, ex Art Nation) e Mike Kyriakou che si occupano degli assoli di chitarra, Joel Selfors (Creye) al pianoforte e il tastierista Mikael Blanc (Degreed, Paralydium). L’album è stato poi missato e masterizzato da Erik Gavfelin Wiss (Creye, Cruzh, Cap Outrun).

Lo stile dei City Of Lights è un puro AOR con venature hard rock ottantiane e un pizzico di metal melodico scandinavo. I nostri si dimostrano innamorati di questo genere ma alcune canzoni sono troppo semplici e generiche per colpire l’ascoltatore nel profondo, tranne alcune come l’efficace “Racing On The Redline” che è un bel pezzo rock, rapido, con in primo piano una voce potente, il bell’assolo di Doyle e un ritornello abbastanza carino, facile da ricordare. La successiva “Heart’s On Fire” è un singolo meraviglioso, con un ritornello alla Bon Jovi degli anni ’80 e una tastiera molto melodica. La robustezza delle chitarre è parecchio scandinava e con Doyle ancora protagonista alle sei corde.

La ballata “Emily” è un brano mieloso, con un ritornello piuttosto scontato che fila via troppo liscio e senza sussulti, a parte l’ottimo assolo di Kyriakou. Sullo stesso filone troviamo la semi-ballata “Heat Of The Night”, vicina allo stile dei Journey e dei Fortune (per rimanere in casa Frontiers), caratterizzata da tappeti di tastiera e un ritornello trascinante. Qui Manos è superlativo sia nell’estensione vocale sia nell’interpretazione emotiva. L’enfasi AOR rispunta mescolandosi con l’hard rock nella variegata “Dying Light”, che ha un inizio leggero ma che a poco a poco cresce di intensità e forza; bello il ritornello sostenuto dalle chitarre in un contesto di continui cambi di tempo. Affine a quest’ultima è “Before The Sun Sets”: inizio ancora tranquillo per poi salire prepotentemente di quota. La dinamica e sdolcinata “Give Me Back My Heart” è una traccia rock che alza il buon umore con un suono molto americano e un ritornello allegro.

“Put Your Heart On The Line”, molto vicina al repertorio dei Ten, spicca per l’impressionante tono vocale e la tastiera di sottofondo, ma i cori troppo forzati non esalttano. Con “Snake Eyes” il quartetto cambia registro verso un suono possente e veloce, un cantato più acuto e un assolo di Johansson sinceramente fantastico. Il pianoforte fa partire “Joanna”, che si sviluppa con un buon ritmo ma che non convince per il ritornello mediocre guidato dall’onnipresente tastiera.

Le chitarre e le tastiere continuano a unirsi magnificamente, sovrastate solo dalla voce di Fatis, in “Midnight Club”, canzone ricca di giri pungenti e dotata di un assolo da brividi (ancora Doyle). La penultima e romantica “How To Love” è un lento trascinato da un pianoforte suonato da Selsfors e perfezionato da una voce formidabile.

Il risultato finale è un album contenente del buon hard rock melodico, dalle piccole venature metal e coperto da un AOR in pieno stile anni ottanta. Fatsis è un ottimo cantante, con un timbro meraviglioso e un bel taglio melodico , mentre Austin è un perfetto cantautore dalle idee chiare che riesce a sviluppare belle e piacevoli melodie anche se poco originali. Come inizio non c’è male.

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