OVER A BARREL – Self-Inflicted Wounds

Titolo: Self-inflicted Wounds
Autore: Over A Barrel
Nazione: Italia
Genere: Metal Estremo
Anno: 2022
Etichetta: autoprodotto

Formazione:

Imer Bigi: voce, basso
Luca Cocconi: chitarra, programmazione batteria


Tracce:

01 – Woland (Intro)
02 – No Warnings No Signs
03 – Over A Barrel
04 – Pain Inflicted To Yourself
05 – Distrusted Victims
06 – Dripping Blood
07 – Turning Point
08 – Cyberwaste


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 10.0/10
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Ladies and gentlemen, eccomi prontissimo a recensire il debutto discografico degli italiani Over A Barrel, nati dall’unione del chitarrista Luca Cocconi (già noto per la sua militanza nei The Modern Age Slavery e nei Browbeat) e dell’ex bassista e cantante dei Dark Lunacy, Imer Bigi. I nostri due vecchi amici hanno unito le forze per dare libero sfogo alla loro comune passione per le sonorità aggressive ed estreme. Il risultato di questa miscela altamente detonante è il CD che mi accingo a recensire.

Siamo dinnanzi ad un lavoro tecnico, suonato a velocità supersoniche, potentissimo ed aggressivo. D’altro canto non ci si poteva aspettare altro da due estimatori dell’estremo come loro, che si sono occupati anche delle registrazioni, del missaggio e della masterizzazione, presso gli Audiocore di Parma.

Il preavviso della devastazione sonora che ci attende è visibile sin dalla diabolica copertina che accompagna il CD, che raffigura un demone attorniato da serpenti. Sin dall’introduzione “Woland” che fa da tappeto sonoro all’irrompere poderoso e detonante di “No Warnings No Sign”, scelto come singolo per dare un assaggio del CD,  le povere orecchie dell’ascoltatore saranno fatte a pezzettini da riff furiosi, aggressivi e senza tregua: atmosfere violente che avrebbero fatto godere persino Alex il protagonista di Arancia Meccanica, di Stanley Kubrick. La titanica prova vocale di Imer Bigi ci offre un cantato pulito ed altamente penetrante. Durante la fase di composizione, il gruppo ha affermato di non aver avuto alcun paletto e di aver deciso di comporre musica estrema che prima di tutto piacesse a loro. Ed è esattamente ciò che si ritrova in ogni microtraccia del dischetto. Come ciliegina sulla torta, i nostri demoni ci regalano “Cyberwaste”, una splendida e terrificante canzone dei mitici Fear Factory.

Per concludere non resta che far loro i complimenti e sperare di poterli ri-vedere quanto prima dal vivo, dato che in passato ho avuto l’onore ed il piacere di ammirare le esibizioni dei Dark Lunacy e mi piacerebbe essere nuovamente travolto dalla potenza deflagrante di questa nuova creatura.

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