GIRISH & THE CHRONICLES – Hail To The Heroes

Titolo: Hail To The Heroes
Autore: Girish & The Chronicles
Nazione: India
Genere: Hard Rock
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers

Formazione:

Girish Pradhan – voce e chitarra ritmica
Yogesh Pradhan – basso e tastiera
Suraj Tikhatri AKA Suraz Sun – chitarra solista
Nagen Mongrati AKA Nagen Nags – batteria


Tracce:

01. Primeval Desire
02. Children Of The Night
03. I’m Not The Devil
04. Love’s Damnation
05. Clearing The Blur
06. Lover’s Train
07. Rock And Roll Jack
08. Hail To The Heroes (intro)
09. Hail To The Heroes
10. Shamans Of Time
11. Heaven’s Crying
12. Rock N’ Roll Fever


Voto del redattore HMW: 7/10
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Un’altra piacevole sorpresa in casa Frontiers è l’ingresso degli indiani Girish & The Chronicles (GATC), molto conosciuti in India ma purtroppo poco all’estero. Il cantante Girish Pradhan si è già fatto comunque un nome con il gruppo metal internazionale dei Firstborne, insieme a Chris Adler (ex Megadeth, ex Lamb Of God), James Lomenzo e Hugh B. Myrone. In passato ha anche girato Regno Unito, Francia, Spagna e Portogallo con altri progetti. L’hair metal, come sappiamo, è nato a Los Angeles negli anni ’80 grazie a un nugolo di scapestrati, tra belle donne, champagne, auto di lusso e fiumi di droga. Dopo anni di crisi per colpa del grunge e delle mode imperanti, una recente tregua gli ha permesso di fare capolino e addirittura trovare esponenti pure nella lontana Bollywood indiana, che a quanto pare non ha niente da invidiare all’Hollywood californiana.

Il leader Girish ha rilasciato questa dichiarazione sull’uscita Hail To The Heroes: « Ha tutti gli elementi musicali che amiamo ascoltare nella nostra vita quotidiana, che ovviamente ruotano attorno al buon vecchio rock ‘n’ roll. Dal Sunset Strip alla NWOBHM e altro ancora. Il nostro pubblico può aspettarsi degli inni fantastici »

In effetti il loro stile è un misto tra il tradizionale hard rock e l’heavy metal classico, grazie al chitarrista e cantante Girish Pradhan e a suo fratello Yogesh a basso, tastiere e produzione. I due tirano su una formazione di tutto rispetto insieme agli amici Suraz Sun alla chitarra solista e Nagen Nags alla batteria. Il risultato è un sincero omaggio all’hair metal ottantiano americano, che per fortuna non è mai morto veramente. I Girish & The Chronicles (che brutto nome!) offrono un metal veloce e possente ma anche piuttosto melodico. Ci sono riff rabbiosi e galoppanti completati da assoli di chitarra taglienti e a volte feroci, accompagnati da un’ugola indiavolata, come nell’iniziale “Primeval Desire”, che cattura l’attenzione già dalla prima nota. Le chitarre elettriche, il basso e la batteria creano un muro sonoro travolgente insieme alla dura prova vocale e ai cori, facendo apprezzare un brano molto vicino ai primi Skid Row.

La tonante seconda traccia, “Children Of the Night”, si presenta con uno dei giri più riusciti di tutto il disco ma è con “I’m Not The Devil” che gli asiatici si scatenano: le diaboliche corde vocali e il maligno, prolungato assolo danno vita a un pezzo di gustosissimo NWOBHM vecchio stile.   “Love’s Damnation” rallenta i ritmi e propone effetti chitarristici molto interessanti e delle scale ben fatte, che sostengono un ritornello leggero e intenso. Il prosieguo è affidato all’AOR moderno di “Clearing The Blur”, una canzone versatile e varia che mostra le loro capacità armoniche grazie alla tastiera unita al buon ritornello e alla chitarra fluida e sensuale. Sulla stessa lunghezza d’onda c’è la super-armoniosa “Lovers’ Train”, una semi-ballata dove prevalgono dei cori eccezionali e delle superbe linee di basso, oltre ad assoli pazzeschi.

Con “Rock And Roll Jack” si ritorna subito al potente metal dai giri affilati e ossessivi, con Yogesh grande tecnicamente con la sua quattro corde. Una pulita e sottile chitarra classica introduce “Hail To The Heroes” prima che il quartetto esploda in una potenza strumentale melodica che permette poi a Girish di guidarci fino all’ottimo ritornello a base di tonalità rauche e arrabbiate. “Shamans Of Time” è impregnata di iniziali accordi acustici, che presto si trasformano in riff e assoli ingarbugliati, appoggiati da un riverbero vocale dell’instancabile Girish. Il ritmo cala con “Heaven’s Crying”, per un hard rock melodico e quasi orchestrale, soprattutto per merito delle atmosfere realizzate dalla tastiera e dai fantastici e suggestivi riff. Si chiude con un pezzo metal piuttosto classico in cui troviamo l’ospite Chris Adler alla batteria: il pezzo è velocissimo e senza tregua, caratterizzato dalla voce gutturale e ringhiante di Girish.

Un album che cattura l’attenzione dall’inizio fino a quasi alla fine e un viaggio sonoro che porta indietro nel tempo.

“Siamo un gruppo di hard rock melodico ed heavy metal. Ci piace fare il tipo di musica che abbiamo ascoltato crescendo, stili che ruotano intorno agli anni ’80. Tuttavia ci piace includere sugli album sempre una o due canzoni che posseggano un’atmosfera un po’ diversa, magari un po’ progressive o con riff che contengano un po’ di India”. (Girish Pradhan)

Un gruppo interessante che ha ancora tempo per crescere e liberarsi dalle influenze americane che contraddistinguono il loro suono. Magari più contaminazioni sonore indiane (e un nome diverso) potrebbero portarli in alto.

 

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