CORRUPTER – Descent Into Madness

Titolo: Descent Into Madness
Autore: Corrupter
Nazione: Francia
Genere: Death Metal
Anno: 2022
Etichetta: Godz Ov War

Formazione:

-J-: basso
-M-: chitarra, voce, programmazione batteria elettronica

Meyhna’ch (ospite): voce

superstatik@orange.fr


Tracce:

01.   End Of The Rope
02.   Darkest Light
03.   Into The Hearse
04.   No Life Here
05.   Horror And Aftermath
06.   Not Enough To Harm
07.   A Mistaken Anointing Of The Sick
08.   Home For The Dead
09.   Descent Into Madness


Voto del redattore HMW: 6/10
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Sempre più numerosi i trii, i duo e i solisti. Pochi vogliono ammetterlo, ma andare d’accordo si colloca in uno stretto spazio ritagliato tra “difficile” e “impossibile”. Noioso disfattismo? Infondato pessimismo? La vedremo. Intanto in Francia s’è formato un altro gruppo composto di due soli elementi, di death metal in stile vecchio e con dei suoni che si sforzano di apparire altrettanto vecchi. (Che poi, esponiamo l’assioma una volta di più, denominare il death metal “in stile vecchio” sposta ingannevolmente l’asse percettivo dell’oggetto. Dire che un kaki rispettoso della Terra è biologico è il risultato dello stesso processo perverso. Arriviamo ad un corretto bilanciamento se, innanzitutto, definiamo ciò che è in stile nuovo come “in stile nuovo” e, irrinunciabilmente, se non commettiamo l’errore di scambiare per nuovo ciò che è un rimescolamento di carte. Insomma, da una parte *è il nuovo a dover esser bollato altrimenti dall’originario, dall’altra spesso non si è di fronte ad alcunché di nuovo).

I Corrupter si affacciano in società con nove componimenti abbastanza validi, sia sotto il profilo strumental-vocale sia – e questa sì che è una bellissima deviazione dalla norma – sotto quello testuale. Belle parole, organizzate con intelligenza e proprietà, sia pur se a favore di concetti semplici e storie di fantasia. Purtroppo in lingua a loro aliena, ma questo fa parte della “bellissima deviazione” – già, perché la quasi totalità degli angloparolieri non culturalmente anglofoni produce idiozie da manuale.

Lo stile è per lo più americano e in linea con la recente tendenza, più o meno conscia, filo-Incantation, con in più fraseggi moderni* e/o dissonanti in più di una circostanza, la migliore delle quali è forse “Descent Into Madness”. Voce cavernosa, suoni super-ribassati, chitarre come detto poc’anzi (tutto post-amplificato, ovviamente, ma tant’è) e durata singola calibrata prima che affiori lo sbuffamento. Difetti dei brani sono alcuni cambi di passo poco efficaci, che finiscono col togliere tensione, e una blanda ma pericolosa propensione alla monotonia.

Nei crediti si afferma che -M- suoni una batteria, ma servirà un oratore davvero in gamba per convincermene.

 

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