RADIOACTIVE – XXX

Titolo: XXX
Autore: Radioactive
Nazione: Svezia
Genere: Hard Rock Melodico
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers

Formazione:

Tommy Denander: chitarra, basso, tastiera e cori
Neil Anami: batteria
Olle Romö: batteria

Daniel Byrne: voce
Christian Ingebrigtsen: voce
Robbie La Blanc: voce
Clif Magness: voce
Jerome Mazza: voce
Robin McAuley: voce
Andrea Carlsson: cori
Tommy Henriksen: cori
Mutt Lange: cori


Tracce:

01. Monkey On Our Backs
02. The Deed Is Done
03. Remember The Ghosts
04. Written In The Scars
05. If Today Was Your Last Day Alive
06. Move It
07. Youman Unkind
08. I Have A Dream
09. Voodoo Queen
10. Drag Me Through The Mud
11. California Ways


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 10.0/10
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L’energico polistrumentista, produttore e cantautore Tommy Denander è innanzitutto un grande lavoratore nell’industria musicale, vedasi l’esorbitante numero di collaborazioni che ha avuto e che continua ad avere in piedi. I Radioactive rimangono comunque la priorità, anche se la sua creatura manca sulle scene dal 2015 (allora uscì F4ur). Questa nuova pubblicazione dalla copertina spaziale e intitolata XXX ne vede il ritorno e sancisce il battesimo con la Frontiers: una collaborazione che si preannuncia interessante. Come sui precedenti dischi, questa fatica coinvolge una certa a quantità di ospiti: Robin McAuley, Robbie LaBlanc, Jerome Mazza, Clif Magness, Christian Ingebrigtsen e Daniel Byrne hanno contribuito egregiamente alla riuscita dell’opera. Olle Romö ha suonato la batteria in tutta la raccolta, insieme a Neil Anami, mentre agli altri strumenti ha pensato il camaleontico Tommy.

Tra i partecipanti troviamo pure il famoso produttore Mutt Lange, che ha scritto due brani molto vivaci insieme a Tommy e Olle, “Move It” e “I Have A Dream”. Il primo è un pezzo rock super ritmato con un ritornello e dei cori che sembrano usciti dalla mente degli eccezionali Def Leppard mentre alcuni riff e l’assolo si avvicinano a quelli dello stile degli AC/DC. Il secondo è sostenuto dalla tastiera, che accompagna le linee di chitarra elettrica di Denander, sublimi nel tono e nell’efficienza. Due brani che ricordano enormemente lo stile degli FM degli anni Ottanta. Anche Erik Grönwall (ex HEAT) ha contribuito alla stesura di quest’ultima canzone.

« Che modo perfetto di celebrare il mio progetto. I Radioactive hanno compiuto trent’anni e hanno firmato un contratto multi-album con la grande Frontiers! È pazzesco pensare che registrai il primo album, Less Is More, con Jeff Porcaro, Mike Porcaro, Steve Porcaro e David Paich. Furono il mio gruppo spalla a Los Angeles nel lontano 1991. Gli album dei Radioactive hanno aperto tante porte nei miei quasi quarant’anni di carriera, e quando vedo i dischi d’oro e di platino sui miei muri, da Paul Stanley, Alice Cooper, Deep Purple, Ricky Martin, Anastasia a Umberto Tozzi e tanti altri, spesso scuoto la testa e ripenso a quando ero un bambino ed iniziai con la musica. Per festeggiare l’anniversario ho fatto il miglior album della mia vita e sono più che entusiasta delle persone coinvolte », afferma Tommy.

Dopo alcuni anni di lavoro in Svezia come musicista, Tommy Denander si trasferì a Los Angeles nel 1987, a soli diciannove anni. Lì strinse rapidamente amicizia con alcuni dei migliori artisti della città, dai ragazzi dei Toto a David Foster, Bill Champlin e Michael Landau. Quando i Toto si esibirono in Svezia nel 1991, Tommy li invitò a suonare sul suo album e chiese loro aiuto per trovare un contratto discografico. Con suo grande stupore, gli americani accettarono l’invito e dopo pochi giorni il giovane musicista poté firmare con la Sony. Nell’ottobre dello stesso anno iniziò, a Los Angeles, la registrazione del primo album dei Radioactive (come detto, insieme a Jeff, Mike e Steve Porcaro e David Paich. Da quel momento in poi Tommy collaborò con tantissimi artisti leggendari, come Bobby Kimball, Fergie Frederiksen, Joseph Williams, David Hungate, Fee Waybill, Jason Scheff, Alex Ligertwood, David Foster, Randy Goodrum, Vince DiCola, Abe Laboriel, Neil Stubenhaus, Michael Thompson, e ci si fermi qui perché la lista è lunghissima. Il secondo, Ceremony Of Innocence, vide la luce addirittura dieci anni dopo (2001) e ricevette ottime recensioni.  Per gli altri tre dischi Tommy si circondò di Frederiksen, Tony Franklin, Marcel Jacob, Steve Overland, Kimball, Jeff e Steve Porcaro, Greg Phillinganes, Dean Parks, Andreas Carlsson, Yngwie Malmsteen, Bruce Kulick, Neal Schon, Michael Landau, Kelly Keagy, Robin Beck, James Christian, Gary Barden, Bruce Gaitsch, Jeff Paris, Steve Augeri e altri ancora.

Adesso lo Svedese è tornato in pista con un hard rock melodico di stampo americano, con un pizzico di AOR ma anche con tante altre influenze che puntano sempre a ritornelli orecchiabili e spensierati. Ne sono un grande esempio la melodica “Monkey On Our Backs”, dai tratti blues e con le limpide corde vocali di Jerome Mazza, la ritmata e quasi heavy “Youman Unkind”, con i suoi riff intermittenti e Robbie LaBlanc alla voce, e la commovente ballata AOR “Written In The Scars”, interpretata benissimo dal passionale cantante norvegese Christian Ingebrigtsen e caratterizzata dal suono di una morbida chitarra elettrica. « Onestamente, sento che questa è la canzone migliore e anche la più importante che io abbia mai scritto in tutta la mia vita. Perdemmo tre membri della famiglia e amici intimi in appena due settimane, un anno fa, e questo pezzo è nato da tutto quel dolore. Parla di come ci si rialzi e si cerchi di iniziare a scrivere il prossimo capitolo della propria vita, con tutte le cicatrici si hanno addosso dopo eventi del genere », afferma Tommy.

L’essenza hard rock si riascolta ancora nell’avvolgente “Remember The Ghosts”, dal ritornello interessante e con Tommy protagonista alla chitarra con un grande assolo, e la massiccia “California Ways”, guidata dalla melodica ugola dello straordinario Clif Magness e dalle sonorità commerciali tipicamente nordeuropee. Da segnalare, la cupa “The Deed Is Done”, l’allegra “If Today Was Your Last Days Alive” e “Voodoo Queen”, dagli accordi robusti e che si allontana dal classico rock melodico ascoltato lungo la maggior parte dell’album.

In conclusione, un buon lavoro che riconferma ancora l’abilità strumentale e le qualità compositive di un musicista instancabile e fuori dal comune, che sembra la versione svedese del nostro bravo Alessandro Del Vecchio. Consigliato!

 

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