MANIC SINNERS – King Of The Badland

Titolo: King Of The Badlands
Autore: Manic Sinners
Nazione: Romania
Genere: Hard Rock
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Ovidiu Anton: voce
Adrian Igrisan: batteria, tastiera, cori e basso (su “Play To Lose”, “Nobody Moves” e “A Million Miles”) e chitarre elettriche (su “Nobody Moves” e “A Million Miles”)
Toni Dijmarescu: chitarra elettrica e acustica, basso


Tracce:

01. Drifters Union
02. King Of The Badlands
03. Anastasia
04. Ball And Chain
05. Under The Gun
06. Out For Blood
07. Carousel
08. Nobody Moves
09. Play To Lose
10. Crimson Queen
11. A Million Miles
12. Down In Flames


Voto del redattore HMW: 7/10
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I Manic Sinners sono il primo acquisto della Frontiers in Romania. Un terzetto emergente di polistrumentisti ben noti nel loro paese d’origine: il batterista Adrian Igrisan, il cantante Ovidiu Anton e il chitarrista Toni Dijmarescu. Ovidiu è famoso perché è anche il cantante e fondatore degli Anton ed un artista solista di successo, vincitore della selezione nazionale dell’Eurovision del 2016 nonché nominato cavaliere dal presidente rumeno per i suoi meriti culturali. Toni, che risiede in Germania, ne è un conosciuto musicista. Adrian è famoso in patria soprattutto per essere il cantante e il chitarrista dei Cargo, grazie ai quali ha condiviso il palco con Iron Maiden e Uriah Heep.

King Of The Badlands propone un puro hard rock melodico con importanti venature heavy, dallo stile ottantiano vicino ai Dokken, ai Whitesnake e ai Dio. Prodotto dal magico tocco di Alessandro Del Vecchio. Il trio si rende subito protagonista di giri di chitarra duri e taglienti, una sezione ritmica pesante e strepitanti assoli di chitarra, con Anton che canta in modo crudo e si adatta sempre alla melodia della canzone. Tutto questo si sente già in “Drifters Union”, pezzo melodico ed energico strutturato su una ruvida chitarra addolcita da cori ben curati. “King Of The Badlands2 ha un inizio maestoso e si sviluppa poi lentamente, con un Dijmarescu sempre pesante e graffiante nel prolungato assolo. Con “Anastasia” si cambia completamente registro: una dolce ballata AOR che possiede un bellissimo ritornello sostenuto da tastiere efficaci e da una voce calda e ruffiana. La chitarra acustica è protagonista nella pacatissima e sognante “Ball And Chain“, un altro lento molto romantico che sembra uscito dalla mente di George Lynch ma un po’ rovinato dai troppi sintetizzatori che alla fine la lasciano nell’ordinario.

Le canzoni diventano più interessanti nel prosieguo, avvolte comunque nelle melodie della chitarra e della voce, come in “Carousel”, e in “A Million Miles”, pezzi di rock melodico dallo stile americano con ritornelli e cori trascinanti. Più dinamica è invece la semi-ballata “Under The Gun””, con i suoi riff cadenzati e una determinata sezione ritmica che avvolgono metallicamente un ritornello orecchiabile e ben riuscito. Le strumentali “Out For Blood” e “Crimson Queen” non aggiungono molto al disco, allungando semplicemente il brodo: insomma, dimostrano le abili doti di Toni Dijmarescu alla sei corde e niente più.

Colpisce anche la bravura di Igrisan alle tastiere in quasi tutti i brani e in particolare nella cupa e massiccia “Nobody Moves”.  Segnalo l’atmosferica “Play To Lose”, dove si mette in evidenza la voce soul e la chitarra, che guidano un ritornello dalle armonie teatrali e commoventi. La chiusura della vivace “Down In Flames” è un omaggio all’heavy metal ottantiano e melodico degli Iron Maiden, pezzo sul quale troviamo sugli scudi ancora la bella voce di Ovidius.

Il talento dei tre artisti è evidente e non si discute, ma la maggior parte delle tracce pur essendo belle e ben arrangiate sono nella norma in un genere sin troppo affollato. Rimane la voglia questo gruppo di giungere all’ascoltatore basandosi su un suono radicato nel passato ma con un occhio alla modernità.

 

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