GHOST BATH – Self Loather

Titolo: Self Loather
Autore: Ghost Bath
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Black Metal
Anno: 2021
Etichetta: Northern Silence Productions

Formazione:

Dennis Mikula : Voce, Chitarra, Piano, Synths

Josh Jaye        : Basso

Jason Hirt       : Batteria

Tim Church   : Chitarra

John Olivier    : Chitarra


Tracce:
  1. Convince Me To Bleed
  2. Hide From The Sun
  3. Shrines Of Bone
  4. Sanguine Mask
  5. A Crystal Lattice
  6. Sinew Snd Vein
  7. I Hope Death Finds Me Well
  8. For It Is A Veil
  9. Unbearable
  10. Flickering Wicks Of Black

Voto del redattore HMW: 7/10
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Incappai nei Ghost Bath diversi anni fa, nel periodo in cui ancora si spacciavano per cinesi.

Francamente non ho mai capito la ragione per cui avessero avuto quest’idea, ma sicuramente ha fatto sì che si parlasse di loro. L’adagio in tal senso è conosciuto e credo che, anche in questo caso, abbia portato i suoi frutti.

Ammetto che, anche per il sottoscritto, l’idea sia stata “ehilà, carini questi Cinesini”, perché, nonostante tutto, nel 2014/2015 non era ancora così lecito attendersi un gruppo da Chongqing che proponesse un black metal moderno così maturo. Non tanto perché non ne siano in grado, ma piuttosto per il fatto che non c’erano ancora tutte queste realtà conosciute qui da noi.

Detto questo, i lavori dei nostri hanno avuto riscontri abbastanza contrastanti e giungiamo quindi a questo Self Loather del 2021 con le mani un po’ avanti e qualche punto interrogativo già aperto davanti a noi.

Il disco parte bene, “Convince Me To Bleed” è un concentrato della musica dei nostri ed un buon biglietto da visita.

La proposta è un black metal molto moderno, con influenze prese un po’ qui e là da diversi generi affini, mescolati a dovere e che, di fatto, non risultano in nessun caso estremizzanti. Ne esce un disco abbastanza bilanciato, tra sfuriate puramente black, momenti più riflessivi, cali depressive, iper-melodie, aperture blackgaze o ancora una convincente traccia strumentale di solo pianoforte a circa metà scaletta (“I Hope Death Finds Me Well”).

Rispetto alle uscite precedenti, i nostri propongono un lavoro a tratti ancor più spigoloso e isterico di Starmourner o Moonlover, dove fanno capolino anche chiare influenze death metal, in un contesto in cui si dà puro sfogo a tutte le urgenze compositive. Il tutto cercando di svincolarsi dal proprio passato e anche dai propri padrini ispiratori Deafheaven. Pur mantenendo anche i momenti più puramente struggenti e depressi (fatti di arpeggioni super malinconici e tristi) che hanno sempre saputo intessere molto bene.

In conclusione, un lavoro ben confezionato, ben suonato, ben missato e con una copertina molto in stile black metal, che farà la “gioia” di tutti gli ascoltatori più legati alle sonorità e alle influenze più moderne che il genere ha fatto entrare, senza per questo snaturarsi.

Che forse è però un po’ il punto focale.

Se spacciarsi per cinesi aveva attirato attenzioni e (ovviamente) critiche, la proposta dei Ghost Bath è sempre stata molto personale. Con la conseguenza di essere anche facilmente opinabile. Con questo Self Loather i nostri finiscono per l’omologarsi, per appiattire la loro proposta, nonostante quanto detto sopra.

Non si può certo dare un voto negativo – sarebbe scorretto dirlo perché il disco è valido e sono convinto che non deluderà – ma ammetto di avere quella sensazione di parziale già sentito o comunque difficilmente identificabile che invece, prima, i finti Cinesi non davano.

Buon album, ma giudizio sospeso.

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