Pillole d’Acciaio #2-2022

Titolo: Pillole D'Acciaio
Tracce:

MARIUS DUDA – INTERIOR DRAWINGS

THUNDER RISING – BACK TO THE TIME OF ROCK

VENATOR – ECHOES FROM THE GUTTER

GUTTERFIRE – CHILL

 


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Premessa: negli ultimi anni sono aumentate in modo esagerato le pubblicazioni musicali (in ogni settore). Solo nel genere heavy, che include una miriade di sottogeneri ed un quantità esagerata di gruppi underground, sono decine di migliaia i demo, gli EP, gli album… Impossibile seguire tutto? Certo, soprattutto se ci si allontana dai gruppi TOP e si scende verso l’oscurità. Ci sono artisti validi che passano in secondo piano e potevamo noi forse dimenticarli? NO!

Da qui la necessità di creare una serie di articoli/pubblicazioni oltre la classica recensione, che prevede ascolti e tempi di realizzazione più lunghi. Una sorta di breve presentazione di artisti ed uscite, come una volta si poteva trovare sulle riviste di settore.

Ricordatevi di ascoltare il nostro Dottore. Benvenuti a Pillole D’Acciaio!!!

 

 

MARIUS DUDA – INTERIOR DRAWINGS (autoprodotto)

Terzo disco edito dal cantante dei Riverside Mariusz Duda durante il periodo di blocco generale: Interior Drawings è un album di elettronica minimale sulla scia di grandi quali Tangerine Dream. Le composizioni sono molto sperimentali, ma al contempo orecchiabili, e danno bene l’idea dell’isolamento nel periodo pandemico, con Mariusz intento a scribacchiare su taccuini idee, pensieri, sensazioni e umori. Il risultato è un disco di interesse, molto particolare ma che saprà darvi delle vibrazioni interessanti. Le altre due parti della trilogia sono già sui siti di ascolto che vi aspettano. Buon ascolto… (Fabio Rancati)

 

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THUNDER RISING – BACK TO THE TIME OF ROCK (Music For The Masses)

Una copertina che ricorda il tema del film « Ritorno Al Futuro » di Robert Zemeckis, dodici canzoni e tanta professionalità sono gli ingredienti base del disco dei Thunder Rising. Gruppo fondato dal chitarrista Frank Caruso (Firehouse, Arachnes, Vivaldi Metal Project), volto ad un pubblico maturo e desideroso di rock. Quello fatto bene, con passione e farcito di una grande tecnica. Pezzi orecchiabili ma mai troppo scontati. Da “Fate Train” a “Rock From The Sky” o “Timeless Blues”, la formazione utilizza tutte le energie per rievocare sonorità retrò che spaziano da quelle anni ’70, ma anche ’80 e ’90, per un’esperienza rock a trecentosessanta gradi. I musicisti stessi mettono sul piatto strumenti vintage e tanta tecnica, a partire dalle tastiere e Hammond di Enzo Caruso. Sezione ritmica assegnata a Baroni e Ciceri, maestri nel riempire le atmosfere del disco, dal suono più blues a quello più rock. La voce è affidata ad Alessio Spini, un versatilissimo e dotato ragazzo in grado di emulare le migliori ugole internazionali. Un album di forte ispirazione, figlio della pandemia e ricco di sorprese sonore che faranno la felicità di chi è stanco del solito rock semplicistico e radiofonico. Ammaliante. (Ivan Gaudenzi)

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VENATOR – ECHOES FROM THE GUTTER (Dying Victims Productions)

Esordio per i Venator, quintetto austriaco che già nel 2020 raccolse consensi tra gli appassionati attraverso i tre pezzi contenuti nell’EP Paradiser – uscito autonomamente in digitale e poi in CD e cassetta per Dying Victims Productions –, a cui fecero seguito uno split ed un paio di singoli che hanno tenuto caldo il nome del gruppo. Ed è ancora l’etichetta tedesca a farsi carico della pubblicazione di Echoes From The Gutter, un album che, ascoltandolo per la prima volta e senza aver mai sentito nominare i suoi autori, potrebbe essere scambiato per una ristampa di un disco rimasto per decenni in un cassetto: a partire dalla copertina, passando per i suoni datati e fino, ovviamente, alle canzoni, tutto rimanda agli ’80! Basta far partire il CD, chiudere gli occhi e… eccoci proiettati in un viaggio indietro nel tempo attraverso un classicissimo heavy metal che, grazie alla sua forma diretta ed essenziale capace di sprigionare una vivacità ed una carica contagiose, arriva rapidamente a bersaglio. Tra i brani che più ho apprezzato ci sono le incisive e melodiche “Seventh Seal”, “Manic Man” e “The Hexx”, anche se è tutto l’album ad essere coinvolgente e divertente. Tra influenze britanniche (l’energia di Judas Priest, un pizzico di Maiden, Grim Reaper) ed europee (Oz, certi Heavy Load), i Venator suonano la musica che portano nel cuore, con capacità e passione: Echoes From The Gutter è un disco brillante e riuscito, un balsamo per le orecchie di chi non può fare a meno della sua dose quotidiana di heavy metal degli ’80! (Luca Avalon)   

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GUTTERFIRE – CHILL (WormHoleDeath)

Chi sono i Gutterfire? Si definiscono “armageddon hard rock” e questo basta per attirare l’attenzione. Il gruppo arriva da Brisbane (capitale e città più popolosa dello stato australiano del Queensland), è sopravvissuta alla lunga pausa causata dalla pandemia ed è pronta per andare in giro a portare questo disco, Chill (pubblicato da WormHoleDeath). Le influenze della formazione sono molte e la definizione del genere è assolutamente perfetta: un mescolarsi di hard rock, metal, doom, desert rock produce una serie di brani melodici ma allo stesso tempo aggressivi. L’espressione “upbeat doom” (usato nella biografia) riflette l’atmosfera degli ultimi giorni, un’apocalissi sonora con riferimenti a Kyuss, Red Fang, Machine Head. Brani migliori? “Jack O’ The Leaves” apre il disco con sonorità moooooolto doom, canzoncina semplice (pare) “Chill” che si trasforma in una bomba. Ovviamente consigliamo “Rhythm Of The End Days” come colonna sonora per concludere i vostri giorni qui. Semplice e accattivante la copertina con la mascotte The Doomcock. Non fateveli scappare… prima della fine del mondo. (Lele Triton)

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