AGATHODAIMON – The Seven

Titolo: The Seven
Autore: Agathodaimon
Nazione: Germania
Genere: Black Metal Sinfonico
Anno: 2022
Etichetta: Napalm Records

Formazione:

Sathonys: Chitarra, Voce Pulita
Nakhateth: Chitarra
Von Yanesh: Basso
Ashtrael: Voce
Mortos: Batteria


Tracce:
  1. La Haine
  2. Ain’t Death Grand
  3. Wolf Within
  4. Ghosts Of Greed
  5. Mother Of All Gods
  6. Estrangement
  7. In my Dreams (Part 1 – Prelude)
  8. In my Dreams (Part 2 – In Bitterness)
  9. Kyrie / Gloria
  10. The Divine

Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 9.0/10
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I teutonici Agathodaimon sono (finalmente) tornati e lo fanno con un album di tutto rispetto. Dopo ben otto anni di pausa, il creatore Sathonys ha deciso che era il momento giusto per il ritorno sulle scene di uno dei gruppi estremi che più mi colpirono fra la fine del XX secolo e l’inizio del XXI.

Forti di una formazione nuova per tre quinti (con lui, di fatto, è rimasto solo il cantante Ashtrael, in forza dal 2008) e di un contratto con la Napalm, gli Agathodaimon danno alle stampe The Seven (con riferimento ai sette peccati capitali), un disco contraddistinto da una scrittura articolata ed eterogenea (la conclusiva “The Divine” ne è la summa) e che oscilla fra le sfuriate e le parti melodiche (caratterizzate da orchestrazioni di grande gusto e alto livello) tipiche del black metal sinfonico, da un lato, e le atmosfere coinvolgenti frutto delle intense sonorità dark-doom, dall’altro. Queste ultime vengono accentuate dall’alternanza fra lo scream e la voce pulita, una delle caratteristiche che mi colpirono maggiormente al tempo (in particolare in quello che considero il loro capolavoro, ovvero Chapter III, del 2001) e vero punto di forza che dona al disco maggiore eclettismo.

Il lavoro risulta ulteriormente impreziosito dalle influenze death, thrash ed heavy, che hanno come risultato uno stile più compatto ed aggressivo. Il risultato finale potrà sicuramente conquistare gli appassionati degli ultimi Behemoth, oltre che dei Dimmu Borgir. Infine, a queste considerazioni si aggiunga il fatto che, se da un lato gli Agathodaimon rimangono solidamente fedeli alle proprie sonorità, dall’altro, grazie alla produzione affidata a Kristian “Kohle” Bonifer (Aborted, Powerwolf, Hämatom e Benighted, fra gli altri), The Seven suona decisamente moderno, potente e raffinato.

The Seven si apre con un trittico di tutto rispetto, probabilmente i momenti più alti di un disco che onestamente non ha punti deboli evidenti: “La Haine”, “Ain’t Death Grand” (dal sapore black and roll) e “Wolf Within”, quest’ultima di gran lunga la mia favorita grazie anche ad un ritornello di gran presa. Degna di nota anche “Estrangement”, caratterizzata da voci pulite e sonorità gothic-doom che solo sul finale si aprono violentemente al death. La selvaggia “Mother Of All Gods” vede la presenza di Vlad Dracul, ex cantante e tastierista degli Agathodaimon e oggi alla sua prima interazione col gruppo dopo il 1999.

Ed ancora, “In My Dreams”, composta da due parti: la prima strumentale, la seconda decisamente aggressiva e con un ritornello con voce pulita e di ampio respiro. Inquietante, onirica e sulfurea, per quanto ossimorica con la recita nella parte iniziale del “Kyrie Eleison” e del “Gloria In Excelsis Deo”, “Kyrie / Gloria” esplode lasciando libero sfogo alle urla di Ashtrael e di Julien Truchan dei Benighted.

Disco decisamente consigliato, non solo agli amanti del genere ma anche a chi voglia avvicinarsi ad un gruppo che merita – e qui lo ha dimostrato ancora una volta – di appartenere all’Olimpo del metal estremo. Spero per loro sia la volta buona per ottenere il più che meritato successo.

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