SATAN – Earth Infernal

Titolo: Earth Infernal
Autore: Satan
Nazione: Gran Bretagna
Genere: Heavy Metal
Anno: 2022
Etichetta: Metal Blade

Formazione:

Brian Ross: voce
Steve Ramsey: chitarre
Russ Tippins: chitarre
Graeme English: basso
Sean Taylor: batteria


Tracce:

01. Ascendancy
02. Burning Portrait
03. Twelve Infernal Lords
04. Mercury’s Shadow
05. A Sorrow Unspent
06. Luciferic
07. From Second Sight
08. Poison Elegy
09. The Blood Ran Deep
10. Earth We Bequesth


Voto del redattore HMW: 9/10
Voto dei lettori: 7.3/10
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Uno dei ritorni più riusciti ed inaspettati degli ultimi dieci anni è stato sicuramente quello dei Satan, voluto fortemente da Oliver Weinsheimer, patron del festival Keep It True e avvenuto (fortunatamente, aggiungo), dopo anni di corteggiamento, nel 2011. Due anni dopo con Life Sentence, il gruppo non solo è tornato a incidere dopo ben ventisei anni, ma ha addirittura pubblicato l’album più riuscito della sua pur scarsa discografia.

Dopo altri due ottimi lavori, i Satan proseguono un’incredibile età dell’oro incidendo un altro eccellente compendio di heavy-metal diretto, melodico e tecnico, che spazza via il novanta per cento delle uscite contemporanee.

Mettiamo in chiaro le cose: se non fosse per una produzione un po’ spartana (comunque affascinante se paragonata a quella plasticosa di molte uscite recenti), saremmo di fronte a un capolavoro assoluto, perché qui si respira metal – quello vero, suonato da gente che è in giro dal 1979 e che ha sempre manifestato una scrittura fuori dal comune.

L’apripista “Ascendancy”, dopo un’epica introduzione, parte a mille mettendo in luce un bel riff e una tecnica invidiabile, che però non scade mai nel virtuosismo fine a sé stesso: la coppia Ramsey-Tippins è in forma perfetta, mentre Brian Ross (un signore che quest’anno spegne sessantotto candeline!) canta di scenari apocalittici tramite linee vocali sempre perfette.
“Burning Portrait” avvicina lo stile ai migliori Ghost, pure senza tastiere e maschere, attraverso melodie spettrali e mantenendo comunque inalterato il marchio di fabbrica dei Satan, e la successiva “Twelve Infernal Lords” continua la corsa a perdifiato, dipanandosi tra ottimi giri, cambi di tempo e splendide melodie.

L’arpeggio iniziale di “Mercury’s Shadow” si trasforma ben presto nell’ennesimo giro ispirato (qualcuno eriga un monumento a Russ Tippins e a Steve Ramsey) per dar vita a un corto brano strumentale che si chiude con lo stesso arpeggio, mentre “A Sorrow Unspent” è una vetrina incredibile di riff ed assoli, accompagnati da una prova maiuscola di Ross dietro il microfono e alla furia ritmica di English e Taylor.

“Luciferic” è un pezzo superlativo, con un giro che definire perfetto è riduttivo e un ritornello incredibile: per il sottoscritto una delle migliori canzoni metal ascoltate negli ultimi cinque anni. A questo punto mi sembra inutile continuare a parlare dei singoli brani e vi assicuro che anche i restanti quattro vi faranno sobbalzare dalla sedia per intensità e bellezza. In ambito di metal classico, quest’anno sarà difficilissimo far meglio di loro.
Chapeau.

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