GUNASH – All You Can Hit

Titolo: All You Can Hit
Autore: Gunash
Nazione: Italia
Genere: Rock Americano Anni Novanta
Anno: 2022
Etichetta: Go Down

Formazione:

Danny Abaldo “Pannico”: batteria, percussioni, urla, rumori
Luca Negro: basso, cori
Ivano “Zor” Zorgniotti: voce, chitarra

Derek Sherinian (ospite): tastiere, sintetizzatori e/o pianoforte in “The Sea Is Full Of Dreamscapes / The Kra-ken”, “Crimson Tentacles”, “The Graveyard-Keeper” e “No More Promises”
Marco Allocco (ospite): violoncello in “The Sea Is Full Of Dreamscapes / The Kra-ken”
Nick Oliveri (ospite): voce principale in “Predators”
Tom Harp Newton (ospite): armonica in “No More Promises”


Tracce:

01.   Revenge
02.   B.J. Quinn
03.   The Sea Is Full Of Dreamscapes / The Kra-ken
04.   Emerald City
05.   House Of Sand (A Bad Dream)

06.   Winter Wind
07.   Crimson Tentacles
08.   The Graveyard-Keeper
09.   Predators
10.   No More Promises

11.   Predators (versione originale [Zorgniotti alla voce])


Voto del redattore HMW: 6/10
Voto dei lettori: 9.3/10
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Primo quesito, è davvero materiale da Go Down? – « Chi se ne importa? », retorizzerà qualcuno.  « Giusto », rassicura allora da sé il trafiletto.
Niente paura e nulla di male; ma rimane la sorpresa.  Sorpresa anche o soprattutto a causa dell’inaspettato accostamento di moduli espressivi che persino l’imperturbabile scrivente trova avere sfidato l’ordine precostituito. Ma libertà artistica sia – sempre.

Sul piatto il trio subalpino butta soprattutto il serioso (quasi hard) rock degli anni novanta americani, inclusa una vocalità in frequente omaggio al miracolo Staley-Cantrell ma anche con un fare/colore à la Tankian, e il rock progressivo moderno agganciato a brandelli di prog-metal. La produzione segue; e rattizza.

Lunghi momenti d’imbarazzo quando l’Incatenata stringe la presa: scalino qualitativo a parte, “The Sea Is Full Of Dreamscapes / The Kra-ken” e “No More Promises” sono praticamente delle escluse da Jar Of Flies, con dei finali l’una di prog-metal e l’altra di prog-rock moderno, sobrio e inglese. Ah, dettagliuccio da poco, queste e altre sono fortificate dall’inaspettato cammeo di Derek Sherinian.
Il grazioso tastierista è presente in un terzo momento imbarazzante, allorché su “The Graveyard-Keeper” due su quattro si lanciano nella progressione armonica principale della plurimiliardaria “Don’t Cry”. C’è da dire che l’influenza dello Slash pantofolaio degli ultimi vent’anni viene fuori più di una volta. Noi abbozziamo. È il destino dei Maestri, del resto. E poi abbiam detto Slash, mica Wes Borland.

All You Can Hit ha sul gradino supremo “B.J. Quinn” (bizzarro campionamento stilistico di Nothingface e di Mind Funk), “Crimson Tentacles” (perfetta da cima a fondo) e “Emerald City” (il giro duro ideale), a pari merito. Sul secondo la gradevole “Revenge”, rappresentativa dell’album, e il bell’esperimento che è “Predators”. Esperimento in quanto è presente in due varianti, con due tracce vocali diverse: una con un Nick prezzemolino Oliveri meno irritante del solito che ne dà una resa davvero buona, una col titolare che mette in luce il lato hard rock di una canzone che con un po’ di punk in effetti ci tuba – dicevamo, dei GNR?

Peccato che il suono della batteria sia stato massacrato e chitarra e voce posseggano un gusto derivativo, perché il basso è talmente in forma che vien da dire che è sprecato. Però alza la media spesso. Ora resta da vedere quando ci si stancherà di dover programmare sul lettore sei pezzi su undici. Due dei quali con lo stesso titolo.

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