CRASHDÏET – Automaton

Titolo: Automaton
Autore: Crashdïet
Nazione: Svezia
Genere: Heavy Metal, Glam/Sleaze Metal
Anno: 2022
Etichetta: Crusade

Formazione:

Gabriel Keyes – Voce
Martin Sweet – Chitarra
Peter London – Basso
Eric Young – Batteria


Tracce:

01. Automaton
02. Together Whatever
03. Shine on
04. No Man’s Land
05. Darker Minds
06. Dead Crusade
07. Powerline
08. Resurrection Of The Damned
09. We Die Hard
10. Shell Shock
11. Unbroken
12. I Can’t Move On (Without You)


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 8.0/10
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Come spesso è successo da quando scrivo per HMW, ho avuto modo di scoprire un gruppo e recuperarne la discografia, che altrimenti avrei ignorato per chissà quanto tempo e perdendomi alcune perle lucenti. Imperdonabilmente.

Il gruppo in questione stavolta sono gli svedesi Crashdïet, da molti anni ormai considerati tra i pilastri della nuova corrente glam/sleaze metal, che proprio agli albori del terzo millennio prese il via lassù dove il freddo e la neve vanno affrontati con la genuina passione per il metallo caldo, data la naturale assenza di tepore atmosferico. Automaton è il loro sesto album ed il primo ad avere una continuità di formazione con il precedente (in questo caso, con il buon Rust del 2019): il cantante è rimasto infatti Gabriel Keyes e non nascondo che una sua uscita in favore di altri mi avrebbe lasciato un po’ sorpreso, considerata la prova sfoggiata sul suo esordio col gruppo (Rust, appunto).

La prima cosa che ho notato durante l’ascolto delle undici canzoni che compongono Automaton è che i quattro non sembrano rincorrere un certo genere ad ogni costo né tantomeno incanalarsi in definizioni specifiche. Lasciano infatti spazio ad un approccio più libero e meno condizionato dal termine “glam metal” rispetto al passato, optando via via per soluzioni che talvolta pescano da un certo hard rock anni’80, come in Powerline (la quale ospita Michael Starr), o da soluzioni di stampo heavy metal. L’introduzione “Automaton” (sulla quale si sente anche la voce del compianto Dave Lepard) apre la strada ad una lista di brani che, per qualità ed intensità, spaziano tra il divertente e l’entusiasmante.

Togheter Whatever” si presenta con il suo riff melodico di chitarra (caratteristica poi ripresa in pressoché tutte le canzoni) e subito si rende chiaro il perché sia stata impiegata da singolo del disco, grazie alla sua energia e compattezza del suono. Le seguenti, “Shine On“, “No Man’s Land” e la ballata “Darker Minds“, si rendono tutte egualmente protagoniste a proprio modo, risultando varie soprattutto nell’evolversi delle differenti parti cantate nelle strofe a fronte di strutture delle composizioni che tendono ad appoggiarsi su sé stesse con similari presentazioni di alternanza strofa-ritornello-assolo-ritornello. Poco male, dato che tale lavoro è svolto con grande maestria e gusto.

I due momenti che ho avuto modo di apprezzare maggiormente sono la pesanteDead Crusade“, con il suo sguaiato ritornello, pezzo molto heavy soprattutto rispetto allo standard espresso in altre pubblicazioni dal gruppo svedese, e la anthemicaWe Die Hard“, con il suo intermezzo di sola voce a rendere il risultato finale più epico e potente.

L’unico vero lento di Automaton, la dolce ma sempre elettrizzante (ed elettrica) “I Can’t Move On (Without You)“, si colloca a conclusione del disco, riprendendo il modus operandi adottato dai connazionali Hardcore Superstar nel loro ultimo album.

In conclusione, credo che Automaton possa rappresentare un successo per i Crashdïet e colloco questa nuova opera nella metà più alta della mia personale classifica della loro discografia, insieme a Rest In Sleaze e The Unattractive Revolution.

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