TREAT – The Endgame

Titolo: The Endgame
Autore: Treat
Nazione: Svezia
Genere: AOR
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers

Formazione:

Robert Ernlund: voce
Anders ”Gary” Wikström: chitarra e cori
Jamie Borger: batteria e percussioni
Nalle Påhlsson: basso e cori
Patrick Appelgren: tastiera e cori


Tracce:

01. Freudian Slip
02. Rabbit Hole
03. Sinbiosis
04. Home Of The Brave
05. Both Ends Burning
06. My Parade
07. Wake Me When It’s Over
08. Jesus From Hollywood
09. Magic
10. Carolina Reaper
11. Dark To Light
12. To The End Of Love


Voto del redattore HMW: 8/10
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La classe, come si dice, non è acqua. E gli svedesi Treat lo dimostrano ancora una volta con l’uscita di questa fatica, intitolata The Endgame, tornando ancora all’apice, dato che sono ancora una delle migliori formazioni di rock melodico in circolazione. La rinascita partì una decina di anni fa con il sesto album, Coup De Grace, che definire un capolavoro non è assolutamente un’esagerazione. Da quel momento i vichinghi hanno sempre sfornato dei bei lavori, come Ghost Of Graceland del 2016 e Tunguska del 2018.

Questa nuova opera non è all’altezza di Coup De Grace in quanto perde d’intensità negli ultimi brani, cosa che è un vero peccato perché la prima parte è veramente fenomenale. I solchi emanano scintille melodiche, immergendo l’uditore in un mare di armonie, a volte calmo e altre mosso, che mostra tutta la tecnica e l’esperienza di questi cinque navigatori di puro e celestiale AOR. Il buongiorno di The Endgame si vede dal mattino con “Freudian Slip”, pezzo dalle tastiere subito in evidenza, seguite a ruota dalla chitarra elettrica di Anders “Gary” Wikström. La voce di Robert Ernlund, il refrain melodico e super coinvolgente prendono poi la scena completando la riuscita di un grande brano.  “Rabbit Hole” è la conferma che siamo sulla strada giusta perché la canzone ha un ritornello coinvolgente, orecchiabile, dal gusto ottantiano e un supersonico assolo che fa venire i brividi. La sezione ritmica, capeggiata da Jamie Borger alle pelli e da Nalle Pahlsson al basso, apre prepotentemente la terza traccia, “Sinbiosis”, dall’inizio imponente supportato dalla pungente elettrica di Anders. L’ugola distintiva di Ernlund si somma al riuscito connubio strumentale capace di creare un’atmosfera rilassante e allo stesso tempo energica, corroborata da un ritornello dalle tonalità di puro AOR tradizionale, che affonda le sue radici sempre negli anni ’80 pur senza mai saper di troppo vecchio. Anzi, la forza degli svedesi sta proprio nella fresca e moderna produzione che li porta ad un livello superiore e molto attuale.

I cori e l’armonia brillante, quasi pop, della tastiera di Patrick Appelgren avvolgono la semi-ballata Home Of The Brave, brano dallo stile prevalentemente folk. L’impatto melodico è devastante e, oserei scrivere, disarmante, dando così un’ulteriore conferma che siamo di fronte a un grande album. Infatti, il prosieguo è un’altra canzone dal maturo impatto sonoro: “Both Ends Burning” è un pezzo hard rock più lungo del solito e più malinconico, ma sempre accattivante nel ritornello. I cinque mettono in evidenza l’introduzione acustica di chitarra, il sintetizzatore spalleggiato dalle linee di basso e una batteria a volte minacciosa e battagliera. Un lento, naturalmente, in un’opera del genere non può non mancare e gli Scandinavi accontentano i loro fan con la ballata strappalacrime e acustica “My Parade”, che chiude ottimamente la prima metà della raccolta con un ritornello che si stampa in mente e impossibile da non canticchiare.

La dolce “Wake Me When It’s Over” mantiene i ritmi bassi, presentando un be coro e un bel ritornello, sostenuti da giri e assoli melodici che ne fanno un altro importante momento di classico AOR nordeuropeo. Da qui però partono i passi falsi, con la pur sempre melodica “Jesus From Hollywood”, dagli intermittenti giri di chitarra e tastiera ma povera di idee, che ripropone nel ritornello sempre le stesse cose. La simpatica “Magic” continua, con la chitarra acustica, la formula sicura e ripetitiva della seducente melodia da ricercare a tutti i costi, puntando più al commerciale radiofonico che alla bellezza del rock melodico nonché mantenendosi su ritmi troppo bassi. Con “Carolina Reaper” finalmente si ritorna a respirare un suono più possente dallo stile anni ’80, tipico dell’hair metal americano, con una chitarra che si riprende la posizione che merita. Qui il cantante alza il tono, dando così un effetto adrenalinico alla canzone e confermando poi la tendenza anche nella stranamente sinistra “Dark To Light”, resa tale dal sottofondo di tastiera e da accordi drammatici pur robusti. L’epica “To The End Of Love” riporta gli artisti al loro marchio di fabbrica dentro un’atmosfera agrodolce. Da un lato con un ritornello entusiasmante, sostenuto dalla speranzosa sei corde elettrica, e dall’altro dalla solita tastiera che catapulta sui timpani suoni più cupi e riflessivi. Il risultato finale è una miscela di emozioni ed euforia, per un altro meraviglioso inno di hard rock riuscitissimo e ben eseguito.

I Treat non inventano niente di nuovo ma sanno scrivere ancora canzoni d’alto livello e qualità. Nonostante tutto, The Endgame è uno dei migliori dischi di rock melodico di questa prima parte dell’anno, che darà filo da torcere a tutti gli altri gruppi del genere. Complimenti per un bel ritorno sulle scene.

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