SADIST – Firescorched

Titolo: Firescorched
Autore: Sadist
Nazione: Italia
Genere: Technical/Progressive Death Metal
Anno: 2022
Etichetta: Agonia

Formazione:

Trevor Sadist: Voce
Romain Goulon: Batteria
Jeroen Paul Thesseling: Basso fretless
Tommy Talamanca: Tastiera e chitarre


Tracce:

01. Accabadora
02. Fleshbound
03. Finger Food
04. Burial Of A Clown
05. Loa
06. Aggression/Regression
07. Three Mothers And The Old Devil Father
08. Trauma (Impaired Mind Functionality)
09. Firescorched


Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 7.5/10
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Una delle pratiche della scrittura creativa (intesa come composizione di romanzi e racconti) è quella del “flashforward“, o “prolessi” per i puristi della lingua, ovvero la presentazione nel momento presente di un evento che avverrà nel futuro. In questo caso, inizio questa recensione ponendo chiaramente in evidenza la sua conclusione: i Sadist non sono in grado di deludere le aspettative e con il nuovo Firescorched si riposizionano saldamente ai vertici nell’ambito del metal estremo italiano e forse anche oltrefrontiera.

Il gruppo riposiziona le proprie coordinate compositive verso lidi nuovamente più impegnativi ma senza perdere la grinta che deriva dal precedente lavoro Spellbound, più quadrato; anche le tastiere di Talamanca risultano meno onnipresenti ma proposte con un’attitudine più vicina a lavori di qualche anno fa. Un esempio si trova già nelle prime due canzoni, “Accabadora” e “Fleshbound“, dove lo strumento esegue dei passaggi talvolta di linea melodica e talvolta come inserto in grado di arricchire il risultato finale. “Finger Food” si presenta altresì con un riff avvincente di tastiera che scaturisce in uno dei pezzi più coinvolgenti della lista.

Non manca il classico intermezzo strumentale, in questo caso “Loa“, dove vengono sfoggiati anche dei violini in una sorta di avventura sonora avvincente. Il pregio principale del gruppo è però quello di riuscire a proporre strutture elaborate ma coinvolgenti: Trevor si esibisce in uno splendido stato di forma, presentando strofe chiare e ritornelli particolarmente identificabili e piacevoli. L’inquietante “Three Mothers And The Old Devil Father” presenta un’interpretazione particolarmente riuscita sotto questo punto di vista (e dove la tastiera si presenta a tratti sorniona).

La splendida “Firescorched” presenta un giro di chitarra-basso memorabile e denso di quell’essenza tipica di un certo tipo di technical/progressive death metal che i Sadist hanno aiutato a rendere il genere tanto appassionante e poliedrico che è oggi. D’altronde, verrebbe da dire, non si poteva certo pensare ad un risultato diverso o peggiore, considerando il fatto che la formazione genovese sembra più una parata di stelle che non un semplice complesso musicale. Il basso, rigorosamente fretless (senza tasti e quindi più malleabile nella suonabilità), è affidato ad un maestro quale Jeroen Paul Thesseling (Obscura, ex Pestilence) mentre la batteria ospita un nuovo membro, Romain Goulon, anch’egli in possesso di un CV di tutto rispetto (ex Necrophagist, ex Benighted).

Aperta con un “flashforward“, questa recensione si chiude con un flashback o analessi, sempre per i puristi della lingua. Inutile aggiungere altro se non un « complimenti »  ai Sadist per aver scritto uno degli album più divertenti dell’anno!

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