POISON ROSE – Little Bang Theory

Titolo: Little Bang Theory
Autore: Poison Rose
Nazione: Italia
Genere: Metal Melodico
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers

Formazione:

Marco Sivo: voce
Andrea Seveso: chitarra
Aldo Lonobile: chitarra
Alessandro Del Vecchio: basso, tastiera e cori
Edo Sala: batteria


Tracce:

01. Inner Wolf
02. Your Eyes Again
03. Devil (Knock On My Door)
04. Hearts Beat Loud
05. Set Us Free
06. Survive To You
07. Eternally, Wild And Free
08. River Of Dreams
09. Older Now
10. All Along The Way
11. Better Life


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 7.0/10
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Il grande Alessandro del Vecchio durante un’intervista mi anticipò che era allora imminente l’uscita di un certo supergruppo (assemblato dall’instancabile Frontiers) e con un a capo un eccezionale cantante italiano. Sicché mi annotai il nome del gruppo e, senza dar troppo peso alla cosa, mi riproposi semplicemente di attenderne l’uscita per poi constatarne con mano la qualità. Ora il momento è giunto: il gruppo si chiama Poison Rose, il cantante eccezionale è Marco Sivo (ex Time Machine) e il loro primo album è prodotto da Alessandro il quale, armato della grande visione ed esperienza che lo contraddintinguono, contribuisce anche suonando basso e tastiera.  Oltre ai già citati Del Vecchio e Sivo, abbiamo Edo Sala (Sunstorm, Lovekillers), Aldo Lonobile (Secret Sphere, Edge Of Forever, Death SS) e Andrea Seveso (Robin McAuley, Jorn): non solo semplici colleghi ma anche grandi amici e la cosa è palpabile durante l’intero lavoro. Le canzoni sono di Sivo, Del Vecchio, Pete Alpenborg, Brett Jones, Riccardo Canato e, talento emergente, l’italianissimo Stefano Mainini.

Dopo anni dietro le quinte a comporre e suonare per altri artisti, il bravissimo cantante ritorna in pista come primo attore grazie a Del Vecchio e al Presidente Serafino Perugino, che credono in questa scommessa dando la possibilità a Marco di mettere in mostra le sue qualità, di cantante e di compositore. Non vi nascondo la soddisfazione alla fine dell’ascolto. Canzoni ricche di adrenalina e melodia, che entrano subito dentro l’anima e cambiano in positivo la giornata. Una profondità e una personalità che vanno ben oltre la sensazione di essere di fronte ad una pianificazione discografica.

L’esplosione sonora travolge immediatamente con la prima perla di Little Bang Theory, il singolo “Inner Wolf”: un vero e proprio biglietto da visita. Marco ha un timbro basso ed una voce potentissima, il ritornello è pazzesco ed è avvolto da giri accattivanti ed effetti atmosferici riusciti. Lo stile del disco è un hard rock moderno, americano, con venature power e dal gusto ottantiano.

Sivo è sempre sugli scudi, con la sua voce originale e pacata, soprattutto in “Devil (Knock My Door)”, pezzo dalle sonorità quasi prog alla Queensrÿche dei tempi d’oro, o nella bellissima “Set Us Free”, dagli iniziali tocchi introspettivi della tastiera impreziositi poi dall’ugola melodiosa e sostenuta da una chitarra elettrica coinvolgente e una sezione ritmica precisissima. Nella ballata AOR “Eternally, Wild And Free” la voce commuove e assume un tono più pulito e meno rauco; sempre emozionante. Qui il pianoforte di Del Vecchio e le sei corde di Aldo e Andrea si alternano in delicati assoli, dimostrando una classe e una sensibilità sonora indescrivibili.

Nei solchi del disco ci sono pure brani robusti ed heavy, come la veloce “Your Eyes Again”, che mette in evidenza bei cori e ritornello. Lo stesso si può dire di “Hearts Beat Loud”, meno veloce e sempre piena di melodia, grazie anche ad una tastiera dolce e intermittente. Segnalo poi “River Of Dreams”, un classico rock dal ritornello orecchiabile e spensierato dove il cantante italiano mette in luce delle bellissime estensioni vocali e i due chitarristi si esibiscono in giri ed assoli al fulmicotone. Il metal d’impatto fa capolino su “Older Now”, brano dall’armonia sempre melodica e trascinante.

Nell’allegra “All Along The Way” Sivo cambia completamente registro e gradazione, risultando più pulito e morbido; brano forse non al livello dei precedenti ma ben animato da riff di chitarra pungenti e da una tastiera ossessiva sullo sfondo. Per ultima, la corale “Better Life” gode del tipico suono hair metal americano degli anni Ottanta e si focalizza prevalentemente su passaggi vocali polifonici e su prolungati assoli di chitarra: anche in questo caso però il brano è solo sufficiente. Una chiusura più debole del resto non toglie comunque che questo sia un buon inizio, che lascia speranzosi in una continuazione del gruppo. Sivo è ripartito da protagonista e merita tutto il nostro supporto, affinché questo disegno artistico possa prendere meritatamente piede.

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