SCORPIONS – Arena Di Verona


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EVENTO: SCORPIONS
LUOGO: ARENA DI VERONA
DATA: 23 – 05 – 2022

I concerti di grande portata sono ufficialmente sdoganati. Forse quel problema chiamato covid-19 non è alle spalle ma possiamo certo dire che il peggio è passato, e siamo finalmente tornati a vedere non solo i gruppi nei piccoli locali bensì anche quelli nelle grandi arene (prima o poi smetteremo di iniziare un articolo di un concerto parlando di questo maledetto virus) e stasera è stato il battesimo di un fantastico ritorno per il rock in grande stile. Chi è già stato all’Arena di Verona saprà cosa abbiamo provato ancora una volta a varcare quegli archi di pietra così imponenti e antichi, così storici quanto ancora importanti; chi invece non ha mai avuto questo piacere, potrà solamente immaginarlo. Questa è stata la mia terza esperienza in questo luogo e l’emozione è sempre tanta. L’acustica, se si pensa al ruolo originale del teatro, è ovviamente un punto di forza molto importante e, che si tratti di rock o di opera, la musica suona ancora meravigliosamente al suo interno. Inoltre è la mia terza occasione di vedere gli Scorpions in azione. L’esibizione al Gods Of Metal nel 2007 mi lasciò un certo rammarico per l’esclusione di “Wind Of Change” dalla scaletta – a Mosca con l’orchestra fu invece un’esperienza davvero toccante. Questa all’Arena di Verona è stata tuttavia un’occasione altrettanto particolare e in un momento storico non da poco.

Maggio è ancora un periodo meteorologicamente altalenante. Con qualche ipotesi di pioggia in arrivo, ci siamo trovati invece nella migliore delle situazioni: una serata calda ma non troppo umida. Più pericoloso era stato l’annuncio della cancellazione delle prime due date del tour per via di un problema non meglio specificato del chitarrista Matthias Jabs. Tuttavia, per una serie di congiunzioni astrali, tutto è andato per il verso giusto e, dopo aver rimediato qualche birretta non esattamente economica, ci siamo accinti a cercare i nostri posti. È stato un peccato vedere che tutte le tribune laterali non numerate fossero vuote e fossero state circoscritte alla parte centrale; invece le poltrone erano gremite, sia in gradinata sia in platea. Ci sono però ancora tutti i concerti da recuperare e dopo la pandemia sono tanti i motivi per aver scelto di restare a casa, dalla pigrizia alla paura di contrarre il virus o alle più ovvie ristrettezze economiche. Il telone con il logo degli Scorpions era pronto a svelare il palco e noi eravamo davvero curiosi.

 

Verso le 21:30 il telo è sceso e i nostri beniamini tedeschi sono partiti con “Gas In The Tank”, dall’ultimo fortunato disco Rock Believer. I suoni e le luci erano semplicemente perfetti e adatti ad una situazione di questa portata. Gli addetti ai lavori dovevano aver fatto qualcosa di straordinario, perché tutto è sembrato funzionare alla perfezione e, quando è partita la voce vibrante di Klaus Meine, siamo restati con la bocca spalancata per tali doti. All’età di settantaquattro anni, il nostro rocker tedesco è apparso ancora in grandissima forma e noi ne siamo stati felici. Lo spettacolo è proseguito con “Make It Real” e “The Zoo”, da Animal Magnetism, e “Coast To Coast”, da Lovedrive. Rudolf Schenker è stato scoppiettante alla chitarra e fisicamente in forma. Ai lati c’erano un calmo e pacifico Paweł Mąciwoda al basso e Matthias Jabs alla chitarra, questi forse l’unico ad essere vagamente fuori forma e a sbagliare diverse volte, specialmente negli assoli, ma niente di così invasivo né preoccupante da precludere l’esibizione del quintetto. Si è continuato con “Seventh Sun” e “Peacemaker”, ancora dall’ultimo album. Brani studiati per proporre dell’ottimo rock dal vivo, radiofonici e quindi orecchiabili per tutti. Ovviamente l’età media dei partecipanti era piuttosto alta, ma non penso di sbagliare affermando che questo tipo di rock potrebbe piacere veramente a tutti i curiosi di musica ben composta e ben suonata. Si è poi tornati indietro al 1984 con “Bad Boys Running Wild”, tratta da Love At First Sting, prima di passare all’assolo di Jabs. La sua “Delicate Dance”, come detto, non è stata certo priva di imperfezioni (e forse niente di così eclatante) però ha consentito di far riprendere fiato a Klaus, nonostante sembri non averne bisogno più di tanto.

Con “Send Me An Angel” sono arrivate le chitarre acustiche, e anche un po’ di brividi che certe ballate possono suscitare quando determinate note riescono a toccare il cuore dei più sentimentali. Naturalmente è stato poi il momento di “Wind Of Change“, forse un po’ rovinata da una ruffianata politica (che oggi non consente di sbagliare): prima strofa cambiata in favore dell’Ucraina e io non avrei trovato davvero nulla di male a parlare della Russia della fine della guerra fredda. Trovo paradossale che un brano che celebrava l’aumento di libertà nel blocco comunista sia oggi stato modificato per la paura di essere oggetto di critiche, solo per le parole “Moskva”“Gorky Park”; ma si sa che a volte la musica e la politica si intrecciano e forse, in fondo, è stato un bene così. Mi piace pensare di aver ascoltato un brano storico in un periodo alquanto particolare, alla fine di una pandemia e segnato da una guerra senza senso (come tutte le altre del resto). Si è rimasti su Crazy World grazie a “Tease Me Please Me”, prima di passare a “Rock Believer” (che intitola l’ultimo album), brano che ritengo grintoso ed efficace nonché perfetto per l’esecuzione dal vivo. A quel punto è stata la sezione ritmica ad essere protagonista: assieme al già citato e placido Paweł Mąciwoda, si è fatto notare un picchiatore aggressivo dietro alle pelli che porta il nome di Mikkey Dee (ex Motörhead), entrato in formazione nel 2005 in seguito al licenziamento di James Kottak, per via dei pesanti problemi di salute di quest’ultimo. Dispiace umanamente, ma Mikkey non ci ha fatto rimpiangere il Kottak Attack. Infatti l’assolo del batterista svedese è stato degno di quello del suo predecessore ed è stato particolarmente apprezzato da tutto il pubblico. Una slot machine grafica dietro di lui ha omaggiato Lemmy prima di fare jackpot con cinque scorpioni. In scaletta eravamo quasi in chiusura e sono stati scelti dei brani classici, “Blackout” e “Big City Nights”, mentre il bis è stato affidato alla ballata “Still Loving You”, toccante e strappalacrime, nonché alla finale ed ovvia “Rock You Like A Hurricane”, come da miglior tradizione di casa Scorpions.

Un concerto quasi privo di sbavature, onesto e soprattutto rock ‘n’ roll. Forse avremmo voluto sentire qualche brano in più e arrivare alle due ore di durata. Personalmente, credo che ci sarebbe stato bene ancora un paio di brani, magari “Holiday” e “Always Somewhere” per stare sul classico, oppure “Deep And Dark” e “Under The Same Sun” per essere originali. Siamo tuttavia usciti carichi, emozionati e con l’esperienza di un concerto con gli attributi. Cinquant’anni di carriera portati benissimo e una serata che ha fatto, nel suo piccolo, parte della storia del Rock.

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