STARCHASER – Starchaser

Titolo: Starchaser
Autore: Starchaser
Nazione: Svezia
Genere: Heavy Metal
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers

Formazione:

Ulrich Carlsson: voce
Kenneth Jonsson: chitarra
Örjan Josefsson: basso
Johan Koleberg: batteria
Kay Backlund: tastiera


Tracce:

01. Intro
02. Starchaser
03. Tokyo
04. Bringer Of Evil
05. Dead Man Walking
06. Angel Of Fear
07. I’ll Find A Way
08. Day Of Judgement
09. Killer Of Lies
10. Battleship
11. For A Dying World
12. Homeground
13. The Nightingale Paradox (Outro)


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 10.0/10
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Gli Starchaser sono un nuovo gruppo metal ideato dall’ex chitarrista dei Tad Morose, Kenneth Jonsson. Orientato inizialmente a debuttare con un disco solista, durante le registrazioni il nostro ha pensate bene, grazie all’alchimia formatasi tra i musicisti, di fondare un gruppo vero e proprio, col cantante Ulrich Carlsson (Shaggy, ex M.ILL.ION), il bassista Örjan Josefsson (Cibola Junction), il batterista Johan Koleberg (Wolf, Therion) e il tastierista Kay Backlund (Lions Share, Nils Patrik Johansson, Impera). La proposta spazia dal classico hard rock al metal melodico al power metal influenzato naturalmente dai Tad Morose. Se questo è il limite di questo lavoro discografico (dato che gli Starchaser ne rivisitano molti degli elementi, come giri aggressivi, ritmo possente e assoli velocissimi), dall’altro osano e variegano con determinazione il metal svedese, rendendolo più forte e sempre orecchiabile. Non sempre la cosa riesce in tutta scaletta ma Kenneth è bravo nell’attorniarsi di ottimi musicisti.

Ulrich Carlsson presenta un ben connubio tra tonalità pulite e rauche. Örjan Josefsson al basso non si discute e contribuisce alla riuscita delle composizioni. Johan Koleberg porta tutta la sua grande esperienza. Infine Kay Backlund è uno dei pezzi forti e Kenneth ha fortemente bisogno di un artista navigato che possa aiutarlo in fase compositiva, tuttavia un uso ridotto dei sintetizzatori avrebbe giovato al risultato finale. Il suono heavy e power metal è evidente in tutti i solchi del disco già a partire dall’inno iniziale, “Starchaser”, un fantastico power ricco di energia. Lo stesso spirito si sente anche in “Tokyo”, che si muove con la stessa vitalità grazie anche all’intreccio tra il grande lavoro di Kenneth e quello di Backlund.

L’opera alterna canzoni orecchiabili e adrenaliniche, abbiamo anche canzoni più cupe, robuste e stilisticamente complicate, nelle quali l’atmosfera è veramente epica e dimostra come i quattro si trovino meglio su sonorità più scure che power. Questo è il caso dell’inquietante “Bringer Of Evil”, caratterizzata da giri spigolosi e voci sinistre, come pure della progressiva “Dead Man Walking”, dai maestosi accordi che spiccano durante un ritornello molto orecchiabile, dove i lunghi e rapidi assoli di chitarra la fanno da padrone.

La successiva “Angel Of Fear” è un riuscito abbinamento di melodia e forza sonora, udibile anche nell’emozionante ritornello portato dalla voce pulita di Carlsson. La sorpresa arriva con la ballata “I’ll Find A Way”, ingannevole con la sua introduzione pianistica che poi porta a un’accelerazione sostenuta dalla fenomenale vocalità del cantante nordico, dai leggeri cori e da una tastiera quasi predominante. Sempre il pianoforte chiude saggiamente il pezzo insieme a dei prolungati assoli, mischiati all’ossessiva tastiera.

A proposito di pianoforte, occorre specificare che il bravo Kenneth Jonsson usa il pianoforte e le tastiere per comporre nel migliore dei modi le sue canzoni, come la strumentale “The Nightingale Paradox”: questo pezzo orchestrale è così affascinante e commovente che sembra la colonna sonora di un film d’amore. Segnalo pure la power metallica “Battleship” e il metal moderno, quasi prog, di “For A Dying World”: entrambe dal ritmo martellante e con in evidenza delle armonie estrapolate dall’heavy americano in modo da distinguersi così in generale dall’heavy metal melodico scandinavo.

Tutto questo è interessante perché si nota il coraggio, già al debutto, di provare a fare qualcosa di diverso rispetto ai soliti cliché del metal melodico nordeuropeo. Qualche canzone è un po’ deludente ma non inficia la voglia e l’audacia dei cinque di sforzarsi a non presentare la solita minestrina riscaldata o lo stesso piatto sonoro. Forse Kenneth non ha ancora trovato quello che cerca ma il suo gruppo ha un’enorme potenzialità che merita la possibilità di pubblicare un secondo disco.

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