GRAHAM BONNET BAND – Day Out In Nowhere

Titolo: Day Out In Nowhere
Autore: Graham Bonnet Band
Nazione: Regno Unito
Genere: Hard Rock
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Graham Bonnet: voce
Conrado Pesinato: chitarra
Beth-Ami Heavenstone: basso

Ospiti:
Alessandro Bertoni: tastiera
Levi Dokus: batteria
Shane Galaas: batteria
Jeff Loomis: chitarra
Takanori Ozaki: chitarra acustica
John Tempesta: batteria
Mike Tempesta: batteria
Roy Z: chitarra


Tracce:

01. Imposter
02. Twelve Steps To Heaven
03. Brave New World (ft. Roy Z)
04. Uncle John
05. Day Out In Nowhere
06. The Sky Is Alive
07. David’s Mom
08. When We’re Asleep (ft. Mike Tempesta, John Tempesta)
09. It’s Just A Frickin’ Song (ft. Don Airey)
10. Jester (ft. Jeff Loomis)
11. Suzy (Orchestra)


Voto del redattore HMW: 6,5/10
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Con Day Out In Nowhere siamo al terzo album in studio per la band fondata nel 2015 da Graham Bonnet, che ha dato alle stampe The Book l’anno successivo e Meanwhile, Back In The Garage nel 2018. Fanno parte del gruppo la bassista e la partner di Bonnet, Beth-Ami Heavenstone e il chitarrista Conrado Pesinato. Il settantaquattrenne e leggendario cantante, uno dei migliori in campo rock della sua generazione, dopo aver conosciuto il successo con i Rainbow, la MSG, gli Alcatrazz e gli Impellitteri, sembra rivivere una seconda giovinezza riportando nei suoi lavori solisti tutto l’esperienza e gli stili intrapresi in questi tantissimi anni di carriera. Questa ultima fatica discografica è il continuo di una incredibile sfrontatezza di suoni metal melodici, carichi di energia, soprattutto grazie ai riff e agli assoli del talentuoso Conrado Pesinato, del tastierista italiano Alessandro Bertoni (Aphelion) e della bassista Beth Ami–Heavenstone. Il suono è molto ottantiano e vicino a quello dei famosi Alcatrazz, ma dotato di un’ottica moderna e molto robusta. Nell’opera troviamo anche degli ospiti importanti come Jeff Loomis (Arch Enemy, Nevermore), John Tempesta (The Cult, White Zombie), Mike Tempesta (Powerman 5000), Roy Z (Halford, Bruce Dickinson), l’ex compagno d’armi di Graham, il mitico tastierista Don Airey (Deep Purple, Rainbow) e addirittura il figlio adolescente di Beth-Ami, Levi Dokus, batterista molto promettente e deciso a sfondare nel mondo della musica.

Bonnet sul nuovo album: “E’ simile ai primi due dischi, riflette epoche diverse della mia carriera, ma con una svolta contemporanea. Sono anche felice di suonare con i membri originali della Graham Bonnet Band, Beth-Ami Heavenstone che è la mia partner costante (sul palco e fuori dal palco) da quando ci siamo incontrati nel 2012 e il chitarrista Conrado Pesinato, il cui innato stile musicale suscita in me grandi ispirazioni nello scrivere al meglio le canzoni”.

Graham, affrontando una miriade di temi importanti nei testi, non dimentica quasi mai di mettere in primo piano l’heavy metal e l’hard rock infarciti sempre dalle sue qualità vocali e di navigato frontman. “Imposter” è una straordinaria apertura, con un grande refrain tipico dei lavori melodiosi di Bonnet e con un incandescente Pesinato che introduce una serie di robusti accordi di prog metal e un prolungato assolo heavy, sostenuti dai cori e dalla pacata ugola del cantante americano. Le tastiere e una voce registrata lanciano la cadenzata e AOR “Twelve Steps To Heaven”, ricca di buoni cambi di tempo, di assoli chitarristici al fulmicotone e di una passionale melodia che emoziona al primo ascolto. Il rock di “Brave New World” ha un suono classico e molto orecchiabile, guidato dalla sei corde di Roy Z che dà un tocco metal, soprattutto nell’assolo e all’armonia del pezzo. Canzoni come l’auto celebrativa “Day Out In Nowhere”, suona leggera e senza pretese con una trascinata e ripetuta melodia, addolcita dalla chiusura del pianoforte prima che il gruppo cambi fortunatamente ritmo con la successiva e ipnotica “The Sky Is Alive”. Qui lo stile ottantiano degli Alcatrazz è predominante e coperto da un alone malinconico capeggiato dalla sottomessa ugola di Graham, un po’ in secondo piano rispetto agli strumenti del resto dei musicisti. Forse questo è voluto per coprire le alte estensioni vocali oggi non facilmente raggiungibili e che invece in generale dovrebbero essere il pezzo forte della raccolta. Lo si nota anche nella successiva, spensierata, confusionaria e frenetica “David’s Mom” che sembra quasi un riempitivo, un rock senza pretese. Anche l’atmosfera cupa di “When We’re Asleep”, non fa impazzire e se non fosse per le spigolose sei corde elettriche sarebbe troppo piatta e ripetitiva. Dopo questa quasi deludente parentesi, la Bonnet Band riprende a marciare in quarta con l’hard and blues di “It’s Just A Frickin’ Song”, dove la magica keyboard di Don Airey sembra una potente macchina del tempo capace di riportare ai fantastici anni ’80. I riff scalpitanti, il potente groove rock sprigionato dalla sezione ritmica e i fenomenali assoli di chitarra sono poi la caratteristica della penultima “Jester”, dai forti e tenebrosi arrangiamenti metal. Jeff Loomis fa un grande lavoro per la Bonnet Band portando il gruppo in territori nuovi, drammatici e decisamente futuristici per gli statunitensi. L’ultima e angosciosa, “Suzy” è un brano orchestrale che se da un lato evidenzia ancora la bravura del cantante a stelle e strisce, dall’altro è il classico pesce fuor d’acqua che stona un po’ come chiusura di un album partito benissimo ed energicamente con il metal che i fan si aspettano da un artista dalla caratura di Graham Bonnet, ma che in scaletta evidenzia degli evidenti cali di tensione. La troppa carne al fuoco di stili e ritmi a corrente alternata, sono forse i limiti di Day Out In Nowhere. L’intensità vocale è ancora buona, così come i testi che mettono ancora una volta a nudo la sua sensibile anima ma nel complesso questa nuova fatica discografica è un passo indietro rispetto a quello sentito nei precedenti dischi solisti.

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