ROCK THE CASTLE – Terza giornata


Visualizzazioni post:248

ROCK THE CASTLE, Giorno 3 – 26-06-2022 – Castello Scaligero, Villafranca (VR)
Megadeth + Mastodon + Kreator + Suicidal Tendencies + Baroness + The Inspector Cluzo

Eccomi pronto, nonostante un caldo devastante e dopo aver affrontato una bella traversata, a darVi conto della terza e conclusiva giornata del maestoso ed imponente Rock The Castle.

THE INSPECTOR CLUZO

Ad aprire le danze, alle ore 14:30, ecco salire sul palco i guasconi The Inspector Cluzo, duo rock nato nel 2008 dall’unione del chitarrista/cantante Laurent Lacrouts e del batterista Mathieu Jourdain, entrambi ex membri dei Wolfunkind. Il nome della formazione è un vero e proprio tributo al celeberrimo arci-nemico della Pantera Rosa l’Ispettore Clouseau.

Il duo ha letteralmente sorpreso i presenti, che si aspettavano di assistere ad uno show metal, con una miscela di blues e folk che fanno tornare in mente sua maestosità Jon Spencer senza però disdegnare di strizzare l’occhio al genere noise ed è riuscito a scaldare al meglio i presenti nonostante un set molto ridotto di soli 30 minuti.

BARONESS

Dopo un rapidissimo cambio di palco ed un brevissimo soundcheck, ecco salire sul palco gli statunitensi Baroness, gruppo nato solo nel 2003 dall’unione degli ex membri della band punk metal Johnny Welfare and The Paychecks e votata anima e corpo alla ricerca di sonorità che sono un’alchemica miscela di sludge ed heavy.

Durante il seppur breve tempo a loro concesso la formazione ha regalato ai presenti uno spettacolo ad alto potenziale energico ed adrenalitico che ha reso l’atmosfera ancora più incandescente grazie a dei brani che alternano sapientemente parti lente e velocissime di chiara matrice psichedelica e progressive grazie ai potenti riff tessuti dal carismatico cantante e chitarrista John Baizley durante l’esecuzione di brani del calibro di  “Take My Bones Away”, “The Sweetest Curse”, “Ogechee Hymnal” e “A Horse Called Golgotha”. C’è anche spazio per un salto nel passato ed infatti la band ci regala, come brano di chiusura dello show, la splendida “Isak”, traccia contenuta nel loro album d’esordio.

SUICIDAL TENDENCIES

L’atmosfera nel giardino del Rock The Castle ha cominciato a diventare infernale con la salita sul palco dei Sucidal Tendencies che, capitanati dall’eclettico, carismatico e cazzuto Mike Muir, egregiamente coadiuvato dai chitarristi Dean Pleasants e Ben Weinman, da quella macchina da guerra dietro le pelli che risponde al nome di Brandon Pertzborn (il quale ha egregiamente sostituito il mitico Dave Lombardo che ha dovuto dare forfait a causa dei suoi impegni col tour dei Testament) e dal bassista Tye Trujillo, che altri non è che il figlio dell’ex bassista Robert Trujillo attualmente in forze ai Metallica.

La “guerra” è iniziata, manco a dirlo, sulle note della celeberrima “You Can’t Bring Me Down”, che la formazione ha deciso di prolungare ad libitum in modo tale da scatenare i presenti che hanno inscenato continui e ripetuti “circle pit”. Lo spettacolo della giornata è stato incentrato, quasi totalmente, sui primi album dei Suicidal mentre due brani sono stati tratti da “Freedumb”. Ma la vera ciliegina sulla torta è stata la devastante ed inevitabile invasione di palco da parte di trenta persone presenti nel “circle pit” durante l’esecuzione di “Pledge Your Allegiance”, brano che conclude alla grandissima una performance carica all’inverosimile di adrenalina, sudore, energia, botte da orbi, allegria  e sorrisi.

KREATOR

Giusto il tempo di rifocillasi un po’ ed ecco che la “viuuulenz’” riprende alla grandissima con l’ingresso dei teutonici Kreator, un’autentica icona del thrash metal che, forte della pubblicazione del meraviglioso, assassino ed iper violento “Hate Uber Alles” e del nuovo bassista nonché ex membro dei Dragonforce, Frédéric Leclercq, sono pronti a fare terra bruciata. Ed infatti la presenza, come scenografia, di manichini impiccati ed impalati non fa presagire nulla di buono. La devastazione inizia sulle note della potentissima, terrificante ed assassina “Violent Revolution”; dal nuovo album è stato scelto di regalare ai presenti la terrificante titletrack, la splendida ed accattivante “Phobia” e la sulfurea e dannatamente melodica “Satan Is Real”. Mentre il pubblico inscena un moshpit selvaggioil quartetto incita ancora alla violenza eseguendo le malefiche “666 – World Divided”, “Awakening Of The Gods” e “Enemy Of God”. Ma la vera catastrofe è stata scandita dalle note delle terrificanti “Mars Mantra”, “Phantom Antichrist”, “Strongest Of The Strong”, “Flag Of Hate” e “Pleasure To Kill”.

Era da tempo che aspettavo di poter assistere ad uno spettacolo della formazione teutonica e posso affermare che definirli devastanti è un vero e proprio eufemismo. Spero vivamente di poterli rivedere in un’esibizione completa, in modo tale da vedere tutta la loro scenografia completa e una scaletta ancora più lunga per lasciarci travolgere nuovamente dalla loro potenza, cattiveria ed energia.

MASTODON

Mentre il sole comincia a calare ecco salire sul palco i Mastodon, una delle realtà più attese della giornata. E mai attesa è stata meglio ripagata in quanto la formazione, nonostante abbia quasi integralmente incentrato il proprio set sul nuovo album “Hushed And Grim”, non ha fatto mancare tuffi nel passato durante le esecuzioni delle mirabolanti ed accattivanti “Black Tongue” e “The Czar”. Come conclusione in pompa magna viene scatenato nuovamente, un “pogo” selvaggio con la devastante “Blood And Thunder” ed il pubblico ha risposto alla grandissima. Speriamo di rivederli quanto prima con uno show che ripercorra tutta la loro carriera ed includa molti più brani provenienti dalle vecchie produzioni.

MEGADETH

Ed ecco che la trepidante attesa per gli headliner giunge al culmine e, mentre le luci sul palco si spengono e cominciano a comparire immagini sugli schermi posti ai lati del palco, risuonano le note dell’intro che fungono da tappeto sonoro per l’irrompere maestoso e deflagrante dell’inossidabile “Hangar 18”, brano scandito dall’ottima prova vocale di sua maestà Dave Mustaine, splendidamente coadiuvato dal chitarrista brasiliano Kiko Loureiro e dalla sezione ritmica splendidamente orchestrata dal bassista James LoMenzo e da quella macchina da guerra dietro le pelli che risponde al nome di Dirk Verbeuren. Lo spettacolo della band è un continuo alternarsi di cavalli di battaglia del calibro di “Wake Up Dead” e “In My Darkest Hour”, splendidamente affiancati da “Dread And The Fugitive Mind”, “The Threat Is Real” e “Trust”. Il pubblico si scatena in un coro esaltante durante l’esecuzione di “A Tout Le Monde”, “Symphony Of Destruction” e “Peace Sells” mentre il pogo selvaggio di scatena nuovamente durante le esecuzioni delle deflagranti “Sweating Bullets”, “Angry Again” e “Holy Wars”, brano che chiude alla grande l’esibizione della formazione statunitense. che sancisce anche la perfetta conclusione di una grandissima esibizione, la cui unica pecca, forse, è stata la breve durata.

Tutte le fotografie sono di Sabina Baron che ringraziamo particolarmente per i fantastici scatti:

The Inspector Cluzo

Baroness

Suicidal Tendencies

Kreator

Mastodon

Megadeth

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.