GRÄCE – Hope

Titolo: Hope
Autore: Gräce
Nazione: Spagna
Genere: Rock
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Isra Ramos: voce
Alberto Roman: chitarra
Jordi Costa: chitarra
Jared Camps: basso
Joel Marco: batteria


Tracce:

01. Atreyu
02. The Nowhere Man
03. Blind Love
04. The Sinner
05. Snow White (At The End Of The World)
06. Evergarden (con Ronnie Romero)
07. Fiona
08. Together
09. Atomic Heart
10. Invincible
11. Hope


Voto del redattore HMW: 6,5/10
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I Gräce sono una nuova formazione composta dal veterano e talentuoso Isra Ramos, stimato cantante, cantautore e produttore metal spagnolo. Questa volta l’artista esce dai suoi abituali schemi musicali, indirizzandosi su un rock leggero, quasi hard rock che strizza l’occhio all’AOR classico ma con una sonorità molto sperimentale per via dell’utilizzo massiccio di sintetizzatori.

“Dopo oltre venti anni di lavoro nel mondo della musica, sono davvero felice e orgoglioso di far parte ora della Frontiers Records. È un regalo e un premio per me e i miei compagni di band di cui siamo molto grati”, afferma Isra. “Gräce è un progetto molto importante per me. Una nuova avventura che considero fresca e liberatoria e che mi permette di esprimermi in modo molto personale. Dopo molti anni all’interno della struttura metal più tradizionale, volevo entrare in uno stile più sperimentale, qualcosa che abbracciasse il metal melodico e gli elementi elettronici con altri gusti diversi che desidero esplorare”.

Nel 2018, fonda quindi i Gräce, dove si occupa della scrittura delle canzoni, della produzione e della voce principale. La formazione è completata da musicisti giovani, ma esperti come i chitarristi Alberto Román e Jordi Costa, il bassista Jared Camps e il batterista Joel Marco. Questa combinazione di grandi capacità conferisce al quintetto una freschezza particolare, in quanto i ragazzi non hanno paura di rompere gli stereotipi espressi dai confini del metal melodico. Durante i suoi venti anni di carriera, Isra Ramos ha fatto parte di gruppi spagnoli importanti, come gli Alquimia e gli Avalanch, in cui ha lavorato al fianco di grandi maestri musicali come Alberto Rionda, Mike Terrana, Dirk Schlächter e Jorge Salán. Con queste realtà, ha girato in tutto il mondo, condividendo il palco con formazioni famose, come gli Scorpions, gli Europe, i Nightwish, i Rhapsody Of Fire e gli Angra. Isra è anche il fondatore del suo progetto, Amadeüs, che gli è valso molti riconoscimenti nella scena metal spagnola e lo ha aiutato a diventare l’artista che è oggi. Inoltre, ha anche fornito la sua bellissima voce in molteplici collaborazioni, tra cui il Mägo De Oz, i Celtian, gli Ankor e i Death & Legacy. Le sue influenze musicali in Hope sono tante, immettendo nel platter tanti stili e generi per dimostrare come siano ampie le sue vedute artistiche ma i Queen credo siano il grande e non tanto nascosto amore del cantante iberico. La ciliegina sulla torta è la la melodica e metal “Evergarden”, interpretata dal migliore cantante in circolazione, ovvero l’eccezionale Ronnie Romero. Il singer cileno, con la sua rauca e forte ugola, trasporta direttamente l’ascoltatore nei suoi Lords Of Black. Per il resto, la lista di brani è una forte delusione per i metallari più incalliti perché le canzoni girano su una base di rock classico, venature di melodic hard rock e tantissimi sintetizzatori, che portano inevitabilmente al commerciale e al pop rock moderno.

Questo miscuglio è già presente in “Atreyu”, in cui i sintetizzatori e il suono elettronico la fanno da padrone. La base è comunque un rock commerciale dall’orecchiabile ritornello, guidato benissimo dalle versatili corde vocali del cantante spagnolo. La successiva “Nowhere Man”, è una canzone drammatica, ricca di cori e di una pulita e splendida voce femminile che nel proseguo comincia a ringhiare come avviene nei brani di estremo metal. A parte la voce, la composizione è puramente figlia del pop elettronico per via della preminente tastiera e dei soliti sintetizzatori che offuscano quei pochi riff di chitarra elettrica che si sentono. La fiabesca “Blind Love”, risente nei cori dell’influenza dei mitici Queen perché mischia il pop al metal. Isra è sempre in prima linea con le sue pulite e melodiche corde vocali ma questa volta Alberto Román e Jordi Costa sono protagonisti con le loro preziosissime chitarre elettriche fornendo riff e assoli abbastanza coinvolgenti.

I brani migliori della raccolta sono la sinfonica “The Sinner” e la festante “Invincible” perché fondate su accordi ambiziosi, eleganti arrangiamenti vocali, cori epici e melodie facilmente ricordabili. Invece “Fiona”, rispetto ai precedenti pezzi, va ad un ritmo più veloce ed è costruita sempre sul rock elettronico ma con l’aggiunta di venature AOR di matrice statunitense. Degna di nota è anche, la sdolcinata e ruffiana “Together”, un bell’hard rock melodico sostenuto benissimo dalle sei corde elettriche e sempre dagli onnipresenti sintetizzatori, ma soprattutto è caratterizzata da un super orecchiabile ritornello che farà sicuramente breccia nei cuori innamorati degli ascoltatori. La terzultima “Atomic Heart” è un altro discreto pezzo rock che esalta l’ugola sensibile e affilata di Isra, purtroppo sempre sotto uno stuolo di invadenti sintetizzatori. L’ultima della set list, “Hope” è un lento particolare con in evidenza la chitarra classica, una brevissima melodia e la stupenda ed emotiva timbrica soul dell’esperto cantante. Nonostante il metal sia ormai contaminato da tanti generi e purtroppo, a volte, dai sintetici e artificiali sintetizzatori, rimango dell’idea che ci deve essere un limite perché se si esagera nell’uso di questi strumenti si passa decisamente ad altri generi musicali, comunque sempre rispettabilissimi. Mi auguro che Isra Ramos trovi al più presto quello che ancora sta cercando e soprattutto rimanga ancora per molto tempo nel rock duro perché possiede talento, estro e una bellissima voce. Hope è in definitiva un album coraggioso e con spunti interessanti che dimostrano quanto lo spagnolo sia bravo nell’assemblare tra loro gli arrangiamenti pop, rock e metal.

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