JORN – Over The Horizon Radar

Titolo: Over The Horizon Radar
Autore: Jorn
Nazione: Norvegia
Genere: Heavy Metal
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Jorn Lande: voce
Tore Moren: chitarra
Adrian SB: chitarra
Nik Mazzucconi: basso
Alessandro Del Vecchio: tastiera
Francesco Jovino: batteria


Tracce:

01. Over The Horizon Radar
02. Dead London
03. My Rock And Roll
04. One Man War
05. Black Phoenix
06. Special Edition
07. Ode To The Black Nightshade
08. Winds Of Home
09. In The Dirt
10. Believer
11. Faith Bloody Faith (Extended Album Version)


Voto del redattore HMW: 7/10
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Il norvegese Jorn Lande è uno dei cantanti più bravi e rispettati del circuito hard rock europeo, che continua il suo viaggio rock ‘n’ roll con le sue straordinarie esibizioni vocali e con un nuovo disco pubblicato dalla nostrana Frontiers. Si ispira, ancora una volta, all’iconico e compianto Ronnie James Dio, tornando in pista dopo, Life On Death Road del 2017, con il suo quindicesimo album in studio da solista, offrendo un‘opera inedita di metal melodico, dai buoni ritornelli e piacevole dall’inizio alla fine. Over The Horizon Radar miscela sapientemente il rock, l’heavy e il metal con in primo piano, naturalmente, l’ugola forte, grintosa e a volte rauca di Mr. Jorn.

Il contorno è poi decorato da arrangiamenti melodici e ritornelli orecchiabili grazie all’apporto di veterani musicisti, come il chitarrista Tore Moren, amico di Lande dai tempi degli Snakes (lontano 1998) e con il quale ormai ha una sintonia eccezionale. A parte questi due grandi artisti, fanno parte della band altrettanti ottimi musicisti: Adrian SB alla chitarra, Nik Mazzucconi al basso, Alessandro Del Vecchio alle tastiere e Francesco Jovino alla batteria. Il norvegese gioca sempre sul sicuro non esplorando nuove strade, puntando sempre sulla sua inconfondibile voce e su sonorità tipiche degli eighties ma aggiungendo sempre dei tocchi moderni. Però, nonostante musicalmente questo disco di melodic metal sia carino ed ascoltabile manca di canzoni epiche e di quelle super interpretazioni con le quali il vocalist nordico ci ha abituato e deliziato negli anni precedenti. Non fraintendetemi, lui è sempre grande ma da l’impressione di vivere musicalmente di rendita, grazie ai musicisti che la Frontiers gli mette attorno e dai quali sembra non prescinderne più.

A onore del vero, la stessa etichetta ha avuto il merito in passato di aver saputo esaltare le corde vocali del vichingo in tanti progetti come quello famoso e riuscitissimo chiamato Allen Lande, dove lo scandinavo è stato grande protagonista insieme al collega Russell Allen dietro al microfono. Al di fuori dell’etichetta italiana penso anche al supergruppo Avantasia, in cui il fondatore Tobias Sammet è riuscito a mettere in luce le enormi qualità vocali di Jorn, facendolo conoscere ad un pubblico più vasto ed esigente. Purtroppo, sui solchi di questa nuova fatica discografica non si trovano tracce memorabili a parte l’ultima in scaletta, l’orientaleggiante “Faith Bloody Faith”, dove il vocalist canta da Dio in tutti i sensi! Qui la sua timbrica è vivace, possente e carismatica, attorniata da un refrain energico e coinvolgente, soprattutto per via della bella melodia di base. Questa canzone addirittura è stata scritta nel 2021 per il Melodi Grand Prix, spettacolo norvegese per la preselezione all’Eurovision e quindi fuori dal contesto sonoro di questo platter.

Il resto dell’album è buono, ma non si raggiunge il top a livello creativo e interpretativo anche se il cantante dimostra ancora una volta di essere ancora uno dei migliori cantanti metal in circolazione. L’auto celebrativa e prima in scaletta, “Over The Horizon Radar” e la terza “My Rock’n’Roll” hanno delle sonorità vintage legate al vecchio gruppo di Jorn, i già citati Snakes durati però troppo poco per lasciare il segno. Sound coinvolgente e ruffiano, sia nel ritornello orecchiabile e sia nei pacati e melodici riff chitarristici che accompagnano in sottofondo la bassa ugola del cantante. “My Rock’n’Roll” è cadenzata e stranamente cupa ma esalta le efficientissime e rauche corde vocali del frontman scandinavo che qui canta in modo divino e impeccabile. Le campane di una chiesa introducono l’inizio elettrico e distorto della guitar di Moren nella metal “Dead London”, pezzo affascinante ed emozionante, dove la voce cavernicola di Lande si adatta benissimo agli assoli coinvolgenti delle chitarre elettriche, all’incisiva sezione ritmica e a un ritornello semplicemente traboccante di pathos e melodia. Nella bella “One Man War” il tono vocale è più pulito e orientato nell’imitazione dei mostri sacri del genere come, per esempio, il Coverdale dei tempi d’oro.

Lo stesso impatto sonoro ha una bellissima armonia anni ’80 e un ritornello facilmente ricordabile. Il clou si raggiunge però nell’intricante “Black Phoenix” traccia molto ritmica e dal massiccio groove, che parte in quarta con la battente batteria dell’ottimo Jovino affiancata da chitarre scure e malinconiche che reggono la roca e melodica tonalità di Lande. Il proseguo è un heavy e rock ottantiano con brevi linee moderne e ben arrangiato (del resto la mano di Del Vecchio si sente enormemente ed è una garanzia assoluta).  “Windows Of Home” e “In The Dirt” non convincono del tutto e non sono potenti e memorabili come si vorrebbe e con lo stesso Jorn che non incide più di tanto. Convince invece la poetica “Ode To The Black Nightshade”, dall’inizio acustico e dal crescendo sonoro costante, dove il cantante finalmente ritorna prepotentemente in cattedra con le sue basse e massicce tonalità, accompagnato dagli assoli chitarristici coinvolgenti ed eccezionali del fidato Tore e del bravissimo Adrian. Jorn Land continua la sua missione metal in Over The Horizon Radar ma rispetto al passato fornendo qualcosina in meno a livello compositivo e interpretativo. Resta comunque immutato l’immenso talento vocale perché le sue corde vocali sono le più convincenti e potenti anche se, a mio modesto parere, il collega del suo stesso roster Ronnie Romero lo ha già superato da parecchio tempo. Non sarà sicuramente l’album dell’anno ma soddisferà qualitativamente i fan dell’hard rock e del metal in generale.

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