TABLEAU MORT – Visio In Somniis

Titolo: Visio In Somniis
Autore: Tableau Mort
Nazione: Regno Unito
Genere: Black Metal
Anno: 2022
Etichetta: Cult Of Parthenope

Formazione:
James Johnson– voce
George Topor– chitarra ritmica e tastiere
Cristian Giugiu– chitarra solista
Marek Basista– basso
George Bratosin– batteria

Tracce:
Metamorphosis 06.18
Idolatry 05.45
Visio In Somnis 05:21
Blood Echoes 05.01
Hope Ablaze 05.12
Their Throars Are Open Grave 05.49
The Fire, The Star 05.21
Canale In Darkness 05.38

Voto del redattore HMW: 9/10
Voto dei lettori: 10.0/10
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La seconda uscita discografica degli inglesi Tableau Mort, intitolata Visio In Somniis, è il frutto di una maturazione artistica che è stata esasperata dai tempi difficili che stiamo tutti vivendo.

Direi da subito che ci troviamo al cospetto di un grandissimo disco.

Quello dei Tableau Mort  è un black metal molto eterogeneo, dannatamente ben suonato e in cui la scrittura complessa dei brani si sposa con un’ispirazione viva e pulsante. Nel primo disco i testi erano filtrati attraverso l’immaginario e l’iconografia del cristianesimo ortodosso, nel secondo  questo aspetto persiste ma, a detta del cantante, i messaggi sono nel complesso più positivi e lasciano uno spiraglio alla speranza.

Sono otto le tracce che compongono l’album e in moltissimi episodi emergono elementi che arricchiscono il suono di questo gruppo che riesce ad inserire melodie di ispirazione medio-orientale, un violino, voci femminili e baritonali maschili, con grande spontaneità. Nel brano “Hope Ablaze” addirittura le tastiere simulano una fanfara, creando un effetto che mi ha ricordato alcune scene di cerimonie religiose del film « Il Padrino », in cui il raccordo sonoro tra le immagini metteva in comunione ed in contrasto il concetto di sacralità ed al tempo stesso quello di violenza. Decisamente intensi anche i momenti strumentali all’interno dei brani, in cui si palesa il virtuosismo chitarristico del solista, come nella traccia “Blood Echos”. Il livello del gruppo è molto alto, sia per esecuzione sia per inventiva nella scrittura.

Il pezzo che chiude il disco, “Candle In Darkness”, è esempio della speranza di cui ho parlato all’inizio dell’articolo.

Che dire? Un album complesso e coinvolgente, che difficilmente passerà inosservato.

 

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