CROSSING RUBICON – Perfect Storm

Crossing Rubicon
Titolo: Perfect Storm
Autore: Crossing Rubicon
Nazione: Stati Uniti d'America, Turchia
Genere: AOR
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

John Bisaha: voce
Cenk Eroglu: chitarra


Tracce:

01. Perfect Storm
02. Reason To Die
03. Scar
04. Too Late
05. On The Run
06. 100 Thousand Years
07. Never Again
08. Cry Me A River
09. Get Away
10. Crash & Burn
11. Time (Without You)


Voto del redattore HMW: 7,5/10
Voto dei lettori: 9.7/10
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Ennesimo progetto da parte dell’italiana Frontiers, che questa volta mette insieme due musicisti che non hanno mai fatto parte dell’etichetta: il chitarrista, autore e produttore turco Cenk Eroglu (ex Winger, Xcarnation) e il cantante e bassista John Bisaha (The Babys). Il nome Crossing Rubicon si riferisce all’attraversamento del fiume Rubicone da parte di Cesare nel 49 a.C. e Perfect Storm è il loro esordio. I due operano  un’unione tra rock melodico anni ottanta e rock melodico anni novanta, entrambi di matrice americana, con alle spalle una produzione abbastanza moderna. In formazione troviamo anche il batterista Pat Mastelotto, il tastierista Ray Coburn (Honeymoon Suite) e il chitarrista Reb Beach. A questi si aggiungono anche i figli di Cenk: Efe, che segue la strada del padre suonando la chitarra e la tastiera, e Reis Ali alla batteria.

“Ho lavorato su diversi stili musicali come compositore e produttore”, afferma Eroglu, “ma nel mio cuore sono sempre stato un musicista di rock melodico. Ho scritto centinaia di canzoni in questo stile mentre cercavo di trovare un cantautore giusto con cui collaborare. Incontrare John Bisaha è stato un miracolo. Ci siamo voluti chiamare Crossing Rubicon (sì, quel fiume italiano che ha attraversato Cesare – se conoscete un po’ di storia). Sono stato sulla riva di quel fiume parecchi anni e l’ho attraversato quando io e John abbiamo unito le forze. Se siete innamorati del vero rock melodico, allora questo è ciò che dovreste ascoltare!”

Quello che piace del disco è limmediatezza melodica delle canzoni accompagnate da un grande equilibrio tra i cori, gli arrangiamenti e una perfetta produzione. Lo stile risente delle influenze dei Winger e dei Mr. Mister ma senza mai divenirne una copia sbiadita e in bianco e nero. Anzi, per molti aspetti, c’è molto di personale nelle composizioni.

Cominciando quindi ad attraversare il fiume Rubicone, troviamo subito “Perfect Storm” che celebra il rock degli anni ’80 con un ottimo ritmo alimentato da giri cadenzati di chitarra, sintetizzatori e una voce potente che guida un gran ritornello. Segue l’avvincente AOR di Reason To Die, il quale ricorda vagamente il suono degli americani Dakota: classico AOR con un bel ritornello, trascinante e particolare grazie alla perfetta interpretazione al microfono e alle tastiere che attenuano i giri spigolosi della chitarra, che esplode comunque in assoli fenomenali specialmente nel finale. Le successive “Scar” e “Too Late” rallentano un po’ il ritmo avvicinandosi al suono tipico dei Winger, con la prima che possiede un ritornello aggraziato dalla magnifica voce e abbellito dalle dolci melodie della chitarra (quest’ultima crea un’atmosfera profonda su tonalità di pura elettronica). “Too Late”, parecchio atmosferica, ha un’armonia frutto del connubio tra i leggeri giri di chitarra e le belle note della tastiera, che conducono poi a un ritornello molto orecchiabile. All’improvviso il rock di “On The Run” riprende l’essenza dei gruppi che hanno fatto la storia del genere, soprattutto negli Stati Uniti, basandosi sulla robustezza sonora della sei corde, che sviluppa accordi stratosferici supportati da deliziosi suoni di tastiera. “100 Thousand Years” parte come un lento un po’ sdolcinato ma poi cambia registro con un ritornello straordinario. Il vero e proprio lento arriva subito dopo, con “Never Again”, brano romantico e legato spudoratamente alla struttura melodica dei bravi Mr. Mister. Qui gli accordi di chitarra (e l’assolo di Eroglu è qualcosa di strepitoso) e i cori sono coinvolgenti e dolci ma allo stesso tempo robusti ed emozionanti, grazie anche alla meravigliosa linea vocale. Un potente tocco di sintetizzatore fa partire la miccia della veloce “Cry Me A River”, in cui poco dopo entra prepotentemente la chitarra, sostenuta da suoni ottantiani di tastiera, e creare un muro galoppante ed energico di puro metal che non lascia affatto indifferenti: il risultato è vicino a Winger e Judas Priest.

“Get Away” ha un pacato e cadenzato suono acustico di chitarra, con dietro le tastiere che forniscono il contrappunto perfetto. Questo è un pezzo piuttosto riuscito di AOR, dove ancora una volta, a parte i fantastici assoli di Cenk, la passionale e pulita ugola di John lascia ancora il segno.

“Quando la mia espressione musicale si fermò per un anno sabbatico, dato che le camicie di flanella e il rap avevano preso il sopravvento, allora seppi che avrei dovuto crearmi da capo e speravo che sarebbe arrivato il giorno di una rinascita del mio stile musicale. Ormai seguo Frontiers da un po’ di tempo e speravo che un giorno sarei potuto entrare a farne parte e portare un po’ di me (e della mia famiglia!). Un giorno fui contattato da Mario e, una messomi in contatto con Cenk, ogni pezzo andò al proprio posto. Ho collaborato con un grande cantautore, musicista, produttore, ma soprattutto un amico e un collega. Qualcosa che si trova raramente. Grazie a Mario, a Serafino e al resto della famiglia Frontiers dell’opportunità.”, afferma John Bisaha.

La delicata “Crash & Burn” è gode di begli arrangiamenti ed è cantata da John e, prevalentemente, la figlia Holly Bisaha che mette a servizio del brano una voce splendida ed alza la qualità dell’opera. La prog rock “Time (Without You)” è una traccia fresca e moderna esaltata dai sintetizzatori iniziali e dalle corde vocali, a tratti filtrate, del cantante statunitense. Colpiscono il ritornello, una tastiera maestosa e i continui assoli chitarristici che nel complesso sembrano un omaggio ai Queensrÿche dei tempi d’oro. Piccola curiosità: per la prima volta qui si sente urlare Bisaha nell’album e la cosa non dispiace perché il pezzo è un modo meraviglioso per concludere una raccolta sorprendente.

In un’intervista, Eroglu ha raccontato che parte del materiale di Perfect Storm è stato composto sulla base di nastri registrati tra il 1984 e il 1998, definendo poi l’incontro con Bisaha risolutivo ed essenziale per completare quelle canzoni. Non capita spesso che dischi AOR e progetti di questo tipo abbiano così tanta qualità all’esordio nonostante la poca originalità.

Se adorate gruppi come i Winger e Mr. Mister o comunque siete pazzi dell’AOR a stelle e strisce, allora dovete ascoltare e comprare questo disco. Il Rubicone è stato attraversato egregiamente e adesso John e Cenk sono pronti a sigillare la creazione di un gruppo che così tanto li rappresenta.

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