VIRGIN IDOL – Virgin Idol

Titolo: Virgin Idol
Autore: Virgin Idol
Nazione: USA, Regno Unito
Genere: Heavy Metal
Anno: 2022
Etichetta: autoprodotto

Formazione:

Scott Michaels: chitarra
JR Preston: voce e basso
Chris Reed: batteria


Tracce:

01. Intro
02. Don’t Touch The Flame
03. Satan’s Will
04. Do It Again
05. Junji
06. Demon Night
07. Heartshaker
08. Russian Roulette
09. Outro

Durata totale: 30:19


Voto del redattore HMW: 4,5/10
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Come è successo ad ogni corrente artistica nel corso della storia, l’heavy metal degli albori, quello legato all’anticonformismo, all’estremizzazione di immagini e proposte musicali oltre che alla ribellione da “Gioventù Bruciata”, sta ritornando in voga grazie alle pubblicazioni di nuovi gruppi appassionati e desiderosi di riproporre quel tipo di suono.

Tutto ciò fa sì che tra il marasma di uscite che ogni giorno affolla gli scaffali dei negozi (soprattutto digitali) si possa fare la conoscenza di gruppi come i Virgin Idol, trio composto da due artisti della scena black metal statunitense, il cantante-bassista JR Preston e il chitarrista Scott Michaels, oltre che dal batterista Chris Reed, Inglese di nascita e turnista di professione.

Come annunciato, le canzoni che compongono questo disco d’esordio affondano completamente nel mare diabolico del metal anni ’80, con riff cupi, taglienti e maligni a supporto di una voce sferzante che si spinge a tonalità elevatissime alternandosi con assoli ficcanti e pieni di cromatismi ed effetti speciali. Ecco, fatto il quadro generale di quello che probabilmente avrebbe dovuto essere il risultato sperato dal gruppo, mi appresto a scendere nel dettaglio poiché, ahimè, il risultato effettivo lascia a desiderare.

Eliminate ben tre tracce strumentali dal conteggio, “Intro“, “Outro” e la pregevole “Jinju” costruita su un tipico esercizio di virtuosismo chitarristico nella vena del periodo preso a riferimento, ciò che rimane non offre spunti di particolare interesse. Sin dalle prime note di “Don’t Touch The Flame“, si palesano chiare alcune ricorrenze stilistiche: scelta di un giro, lento o veloce che sia, esecuzione ripetuta ad nauseam lungo tutta la canzone con quasi nessuna variazione di dinamica o atmosfera, cantato acuto quasi fastidioso nella sua inconcludenza e assoli piazzati nei punti più prevedibili possibile. Struttura e impostazione da heavy metal classico? Posso asserire tranquillamente di no. Già, perché un disco come Virgin Idol non avrebbe rappresentato un reale passo in avanti per il genere quarant’anni fa, figuriamoci oggi.

Qualche buono spunto rimane, come nell’aggressiva “Do It Again” o “Heartshaker“, maggiormente hard rock rispetto alle altre, ma non basta a garantire la sufficienza ad un prodotto scarno che ha la pretesa di far rivangare i fasti del passato a metallari cresciuti in concomitanza con l’esplosione del genere. Nel 2022 non ci si può presentare al pubblico senza un’adeguata idea che sia in grado di unire epoche tra loro completamente estranee in termini di suono, produzione e contesto sociale. La musica può essere composta in relazione ad ogni tipo di esigenza e gusto, ma non si può far finta che il tempo non passi mai.

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