SOULFLY – Totem

Titolo: Totem
Autore: Soulfly
Nazione: Stati Uniti D'America (Arizona)
Genere: Alternative Metal
Anno: 2022
Etichetta: Nuclear Blast

Formazione:

Max Cavalera – voce, chitarra ritmica, sitar
Zyon Cavalera – batteria, percussioni
Mike Leon – basso, cori


Tracce:

1. Superstition
2. Scouring The Vile
3. Filth Upon Filth
4. Rot In Pain
5. The Damage Done
6. Totem
7. Ancestors
8. Ecstasy Of Gold
9. Soulfly XII
10. Spirit Animal


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 8.0/10
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Da quando Max Cavalera ha lasciato i Sepultura (nel 1997) per dedicarsi al suo nuovo progetto, i Soulfly sono stati particolarmente puntuali in termini di pubblicazioni, che hanno seguito una cadenza costante ogni due o tre anni. Una costanza a livello creativo probabilmente anche figlia della scelta del cantante di collaborare con musicisti sempre diversi, cambiando spesso formazione. Sebbene il continuo mettersi, dopo decenni di carriera, in gioco esponga a critiche talvolta feroci, il gruppo statunitense ha comunque proseguito per la propria strada, che li ha portati fino a Totem.

L’album si apre col singolo “Superstition” che inizialmente sembra richiamare le atmosfere tribali del precedente Ritual, salvo allontanarsene prontamente per lasciare spazio ad una maggiore aggressività sostenuta poi nelle successive “Scouring The Vile“, che ospita John Tardy (voce degli Obituary) e “Filth Upon Filth”.
Senza concedere tregua all’ascoltatore le chitarre aggrediscono le successive tracce, guidate dalla sezione ritmica del batterista Zyon Cavalera che detta legge su brani come “Rot In Pain” e “The Damage Done”, conducendo verso la stessa “Totem”, forse il brano più equilibrato dell’intero disco.

Il finale sospeso di “Ecstasy In Gold” introduce ad un’inaspettata traccia strumentale, “Soulfly XII”, che permette al disco di respirare prima del finale sulle note della camaleontica “Spirit Animal”. Nei suoi nove minuti il brano cambia pelle, passando dal consueto suono duro e violento ad atmosfere più evocative ed oniriche.

Nel suo complesso il disco, seppur forse a tratti ripetitivo nella ricerca di alcune soluzioni, ha una sua compattezza interna. Se da un lato qualche fan continuerà a rimpiangere i picchi compositivi di Conquer, l’attuale lavoro rappresenta una perfetta sintesi di quello che il gruppo è ancora in grado di regalare, al netto del tempo che è passato.
I Soulfly ci consegnano un album tutto sommato coerente, senz’altro apprezzabile dagli amanti del genere, magari non eccessivamente nostalgici.

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