CLEANBREAK – Coming Home

Titolo: Coming Home
Autore: Cleanbreak
Nazione: Stati Uniti D'America
Genere: Heavy Metal
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

James Durbin: voce
Mike Flyntz: chitarra
Perry Richardson: basso
Robert Sweet: batteria

OSPITE
Alessandro Del Vecchio: tastiera, voce di sottofondo


Tracce:

01. Coming Home
02. Before The Fall
03. Dying Breed
04. We Are The Warriors
05. Dream Forever
06. Man Of Older Soul
07. Still Fighting
08. The Pain Of Goodbye
09. Cleanbreak
10. Find My Way
11. No Other Heart


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 8.3/10
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L’aver partecipato ad « American Idol » nel 2011 fu sicuramente un trampolino di lancio per il cantante James Durbin, che da quel momento si diede da fare per diventare qualcuno nel mondo della musica. Il giovane ha pubblicato degli album da solista ed è diventato il cantante dei decaduti Quiet Riot, per poi continuare a lavorare sempre per la nostrana Frontiers sul suo ultimo The Beast Awakens (sotto il nome di Durbin) con un puro heavy metal classico alle spalle. La casa discografica ne ha colto le potenzialità ed ha creato l’ennesimo super-gruppo estivo per metterne in evidenza le qualità vocali. Ecco quindi i Cleanbreak che propongono un suono heavy metal dallo stile tradizionale e americano molto vicino alle sonorità dei Riot V e degli Stryper. Non a caso, il gruppo comprende i compagni di scuderia Mike Flyntz alla chitarra (Riot V), Perry Richardson (Stryper, ex Firehouse) al basso e Robert Sweet (Stryper) alla batteria; con l’aggiunta fondamentale di Alessandro Del Vecchio che ha aiutato i ragazzi suonando la tastiera, producendo e scrivendo. Hanno inoltre contribuito alla scrittura Nasson (Sinner’s Blood, Chaos Magic), Marco Sivo (Poison Rose), Bill Hudson, Giancarlo Floridia e Alan Moise.

Con la voce tagliente di Durbin e le qualità tecniche di Flyntz, occorreva un supporto ritmico adeguato e capace di sostenere i due artisti. Per il Presidente della Frontiers (Serafino Perugino) la scelta è caduta sui due elementi degli Stryper, soprattutto alla luce del fatto che il gruppo giallo-nero è tornato alle potenti sonorità di un tempo. James Durbin, dopo la brutta esperienza nei Quiet Riot, sembra aver trovato la via maestra, dimostrando ora la sua bravura. Possiede difatti un’ottima estensione su una base armonica molto spigolosa, potente, fragorosa e a tratti anche pulita e melodica. L’apertura con “Coming Home” inganna per qualche secondo con un inizio di chitarra classica, per poi trasformarsi in un bel suono heavy decorato da piccole venature di AOR che lo rendono accattivante, soprattutto nell’orecchiabile e melodico ritornello. Dopo questo avvio veloce, il quartetto americano tira un po’ il freno a mano nella metal “Before The Fall”, amalgamando un massiccio e cadenzato suono heavy, ricco di melodia alla Stryper, con un suono di classico hard rock, dove ancora emerge egregiamente la voce determinata di Durbin. La successiva “Dying Breed” è una delle migliori tracce per la sua immediatezza e robustezza; l’ugola melodica e pulita di James tocca l’apice in un contesto molto melodico. Qui la sezione ritmica dei cattolici Robert e Perry è trascinante, così come i riff e gli assoli pneumatici di Mike Flyntz, per un suono tipico di tradizionale heavy metal americano. Quest’ultimo è un chitarrista eccezionale, capace di sprigionare giri pazzeschi e assoli pulitissimi, mentre Sweet e Richardson suonano praticamente a memoria emettendo vigore e potenza allo stato puro. Insomma, il palcoscenico perfetto perché James si sbizzarrisca e canti con un’estensione naturale rispetto all’adattamento vocale innaturale necessario con i Quiet Riot.

“We Are The Warriors” e “Dream Forever” sembrano uscite da un album degli anni ottanta degli Stryper e nulla più. Piace la vivace “The Man Of Older Soul”, caratterizzata da un ritmo altalenante, a volte accelerato dalle linee melodiche di Flyntz e con la voce sempre sugli scudi. La velocità sale con “Still Fighting”, che già nei primi secondi richiama lo stile power e neoclassico degli Stratovarious uscito direttamente dagli anni novanta. Il ritmo è rapido e sostenuto abilmente da tutti i membri, che contribuiscono alla riuscita di uno spettacolare ritornello. Lo sprint prosegue con “The Pain Of Goodbye”, pezzo dal grande ritornello, dall’incisivo coro e da giri carichi di adrenala e spigolosità (che ricordano i sottovalutati e scomparsi Firehouse). Anche qui il cantante svetta, grazie alle rauche e convincenti corde vocali. Il continuo con l’orientaleggiante “Cleanbreak” invece delude le aspettative e abbassa l’attenzione verso un disco suonato e interpretato fino a poco prima ad alti livelli. La tonalità di James è troppo forzata e lo porta a gridare su un sottofondo di note sempre robuste ed armoniche ma in certi momenti un po’ troppo alte e con uno stile generale che scimmiotta i Dokken dei tempi d’oro.

Comunque, la cosa interessante di Coming Home è la sua varietà perché offre canzoni molto tecniche e anche molto rapide. Per fortuna “Find My Way” e “No Other HeartT” chiudono in bellezza l’opera con forza e autorità. Il novanta per cento del disco è firmato dal chitarrista Mike Flyntz, onnipresente e chiaramente identificabile poiché, con la sua destrezza, salva dall’anonimato e dalla piattezza più di un brano. Certo, i Cleanbreak sembrano e probabilmente sono una nuova meteora dell’etichetta italiana, dove al centro viene posto un giovane cantante di talento, circondato da veterani del settore che suonano un heavv metal già collaudato e sentito, influenzato principalmente dai loro gruppi di provenienza. Non nascondo che ci siano dei brani belli e coinvolgenti ma purtroppo nulla di memorabile e originale che faccia emergere questo super-gruppo dalla marea mondiale di uscite discografiche.

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