SUNSTORM – Brothers In Arms

Titolo: Brothers In Arms
Autore: Sunstorm
Nazione: Italia
Genere: Hard Rock
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Ronnie Romero: voce
Luca Princiotta: chitarra
Alessandro Del Vecchio: tastiera e cori
Nik Mazzucconi: basso
Michele Sanna: batteria


Tracce:

01. Brothers In Arms
02. Games We Play
03. I’ll Keep Holding On
04. I Will Remember
05. No Turning Back
06. Back My Dreams
07. Taste Of Heaven
08. Lost In The Shadows Of Love
09. Hold The Night
10. Miracle
11. Living Out Of Fear


Voto del redattore HMW: 7,5/10
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L’uscita di Afterlife nel 2021 ha diviso i fan dei Sunstorm perché molti hanno contestato l’allontanamento dell’americano Joe Lynn Turner (ex Rainbow, ex Deep Purple) dal gruppo, creato appositamente per lui nel 2005 dalla nostra Frontiers Records; la quale ha deciso poi di sostituirlo col cileno Ronnie Romero. In questo nuovo Brothers In Arms i Sunstorm si ripresentano con Romero, il batterista Michele Sanna, il bassista Nik Mazzucconi (Labyrinth), Alessandro Del Vecchio (tastiere, produzione e mixaggio) e il chitarrista Luca Princiotta (Doro, Blaze) al posto di Simone Mularoni dei DGM. L’anno scorso anche lo stile è stato ringiovanito mescolando il rock melodico all’hard rock orientato agli anni ’70 e ’80. Queste undici canzoni continuano la tendenza, con meno hard rock e più AOR e mettendo ancora in primo piano la voce, esaltata da una produzione moderna, pulita e autorevole.

Brothers In Arms” rappresenta il nuovo corso di ricerca dello stile dei primi dischi. L’introduzione alla tastiera, i successivi suoni dei sintetizzatori, con il caloroso Hammond, il veloce attacco della chitarra e della sezione ritmica sono praticamente da brividi, grazie anche al contributo di Romero. Molto mestiere e poca spontaneità ma va bene lo stesso, data la bellezza del pezzo.

Tocchi più moderni di hard rock sono profusi in “Games People Play” e in “I Will Remember”. La prima inizia in modo leggero e quieto, con sintetizzatori morbidi e melodici e una chitarra sofferente; poi prende a mano a mano un ritmo maggiore e si trasforma in un sopraffino AOR e dal gran bel ritornello. “I Will Remember” parte in quarta con una impetuosa batteria e una grande linea di basso, ripetendo la formula precedente con un miscuglio di AOR e hard rock melodico. Romero ha la classica voce melodica per interpretare una canzone simile sprigionando passione ed emozioni, e qui canta in una tonalità diversa dal solito. Un esempio delle sue nuove corde vocali si ode nella blueseggiante “Lost In The Shadows Of Love”, caratterizzata anche dai veloci e prolungati assoli di Princiotta, per una traccia che si avvicina moltissimo allo stile settantiano dei Rainbow. L’ingresso di Luca dà tanto a questa raccolta (non me ne voglia Mularoni) ed è più evidente che mai nei due pezzi rock and heavy “No Turning Back”  e “Living Out Of Fear”, intrecciate entrambe dalle sue potenti melodie e da quelle di Del Vecchio.

La chitarra acustica nella ballata “Back My Dreams” frena l’intensità e concede un po’ di fiato creando una bella atmosfera romantica. I tenui campionatori poi danno modo a Romero di mettere in mostra le proprie qualità (qui assomiglia un po’ al Coverdale degli anni migliori). Il puro AOR ottantiano ritorna poi prepotentemente in “Taste Of Heaven”, dove si mettono in luce ancora una volta la tastiera e la sei corde; brano che sfocia in un ritornello super orecchiabile.

La struttura è saldamente tenuta in piedi da Mazzucconi e Sanna, ambedue fondamenta importanti dell’intero gruppo. Segnalo in chiusura la classica e allo stesso tempo attuale “Hold The Night”, ricca di riff di chitarra ultra-melodici e un ritornello in uno stile che pesca sia dagli anni settanta sia dagli anni ottanta, periodo da cui i nostri traggono grande ispirazione. Con “Miracle”, gli artisti continuano con l’ennesima composizione di AOR tradizionale ma a dispetto del titolo non riescono a fare il miracolo.

A distanza di un anno sembrano essersi placate le polemiche sul divorzio della Frontiers con Turner e Romero sembra essersi perfettamente integrato, non facendo rimpiangere per niente lo statunitense. Brothers In Arms non è altro che un disco la cui scaletta sguazza in un rock melodico di classe che sfocia nell’hard rock ma con alcune venature AOR che lo rendono nel complesso interessante e gradevole. Un altro passo in avanti per un supergruppo che merita rispetto e che ancora una volta è capace di tenere accesa la fiamma del bistrattato rock melodico di qualità.

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