REVOCATION – Netherheaven

Titolo: Netherheaven
Autore: Revocation
Nazione: Stati Uniti D'America (Massachusetts)
Genere: Technical Death Metal
Anno: 2022
Etichetta: Metal Blade Records

Formazione:

01. Diabolical Majesty – 4:56
02. Lessons In Occult Theft – 5:39
03. Nihilistic Violence – 5:04
04. Strange And Eternal – 5:52
05. Galleries Of Morbid Artistry – 5:25
06. The 9th Chasm – 3:37   Godforsaken – 4:45
07. The Intervening Abyss Of Untold Aeons – 5:43
08. Re-Crucified  – 3:44

Durata totale: 44:35


Tracce:

David Davidson – Chitarra e voce
Brett Bamberger – Basso e voce
Ash Pearson – Batteria


Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 8.0/10
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È un gradito ritorno sulle scene quello che gli statunitensi Revocation compiono in sede di pubblicazione dando alle stampe l’ottava fatica della loro ultra-decennale carriera: Netherheaven, la prima post-Covid.

Netherheaven giunge come seguito di The Outer Ones, episodio denso di spirito lovecraftiano e di intuizioni creative di non poco conto. Se in quell’occasione i testi narravano delle demoniache e blasfeme creature divine che abitano al di là del tempo e al centro del cosmo immaginate (o forse suggerite?) dal solitario di Providence, qui il tutto verte attorno alla più classica e al contempo sempre moderna rappresentazione degli antri infernali e delle oscenità maligne che nell’inferno dimorano e che spesso si spingono fin dentro il quotidiano. Sono forti gli spunti di partenza reperiti da diverse opere: ispirato in parte dalla « Divina Commedia » di Dante Alighieri, « The King In Yellow » (Robert W. Chambers) e da « America: The Farewell Tour » (Chris Hedges), i testi dell’album sono ispirati dalla religione (cattolicesimo), dall’ipocrisia, dalla politica, dall’occulto e il simbolismo satanico è affrontato in maniera sottile, ma onnipresente.

In effetti tutte e nove le canzoni sono inni oscuri, articolati ognuno sulla base di un intenso death metal piuttosto variegato e tecnico, dove al vasto repertorio di riff concatenati ecletticamente si aggiungono sprazzi di tremolo black come nell’iniziale “Diabolical Majesty”, costruita su un giro di chitarre tanto dirette e affilate quanto dissonanti nel quale interno si trova un cambio di passo che rappresenta una reincarnazione thrash della formazione, quando questo era lo stile più vicino ai Revocation, ormai qualche anno fa. Come da prassi per un maestro della sette corde come Dave Davidson, si assiste qui al primo dei vari soli disseminati accuratamente in ogni brano. Dopo la serrata “Lessons In Occult Theft”, carica di groove nei frangenti delle strofe e arricchita da un bel ponte pre-solo, è il momento di “Nihlistic Violence”, dove persistono passaggi thrash.

La scaletta non concede spazio a momenti di bassa qualità o disomogenei nel contesto generale delle canzoni e come da consuetudine trova spazio una traccia strumentale molto particolare, “The 9th Chasm” giusta “interruzione” per tentare di riprendere fiato, subito dopo due ottimi brani quali “Strange And Eternal” e “Galleries Of Morbid Artistry”; il primo è aperto da un notevole fraseggio solista e caricato progressivamente verso un esplosivo breakdown finale ad anticipare un pregevole secondo solo e a concludere il tutto, mentre il secondo si rivela essere l’episodio più ambizioso. Difatti, la presenza di una sezione acustica di difficile collocazione stilistica accorre a creare un effetto straniante in un racconto che narra di orribili avvenimenti in luoghi dove la luce del sole non ha mai illuminato.

La conclusione, anticipata da un’altra bordata che risponde al titolo di “The Intervening Abyss Of Untold Aons”, è affidata al secondo singolo in ordine temporale (il primo è “Diabolical Majestic”) “Re-crucified” con ospiti alla voce due personaggi di assoluto valore della scena death internazionale: Trevor Strnad dei The Black Dahlia Murder, mancato nel mese di maggio dell’anno in corso, al quale è dedicato Neterheaven (Rest in Power) e nientemeno che George “Corpsegrinder” Fisher!

Vale poi la pena spendere alcune parole su “Godforsaken” a mio giudizio da collocare sull’ipotetico podio di Netherheaven grazie al suo riff centrale oscuramente epico, introdotto da due chitarre armonizzate che per stessa confessione di Davidson riportano con la mente ai tempi di …And Justice For All, sul quale si staglia il miglior solo dell’intero disco.

Netherheaven sposta l’asticella della ambizioni dei Revocation ulterioremente in alto, regalandoci il loro album più death tra quelli pubblicati (la stessa dichiarazione fu rilasciata in occasione di “The Outer Ones” tra l’altro). Devo essere sincero e ammettere che si tratta di un’opera complessa e sfaccettata che necessita di molti ascolti per essere apprezzata fino in fondo ed è questa la principale differenza con il già citato disco precedente, più immediato. Ciò detto, è altrettanto difficile non apprezzare l’ottimo lavoro svolto dal trio di Boston, anche in considerazione delle ottime prove della sezione ritmica del batterista Ash Pearson e del bassista Brett Bamberger, degni compagni ed esecutori.

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