SOILWORK – Övergivenheten

Titolo: Övergivenheten
Autore: Soilwork
Nazione: Svezia
Genere: Metal
Anno: 2022
Etichetta: Nuclear Blast

Formazione:

Björn “Speed” Strid – voce
Sven Karlsson – tastiere
Sylvain Coudret – chitarra
Bastian Thusgaard – batteria
Rasmus Ehrnborn – basso
David Andersson – chitarra


Tracce:
  1. Övergivenheten
  2. Nous Sommes La Guerre
  3. Electric Again
  4. Valleys Of Gloam
  5. Is It in Your Darkness
  6. Vultures
  7. Morgongåva / Stormfågel
  8. Death, I Hear You Calling
  9. This Godless Universe
  10. Dreams Of Nowhere
  11. The Everlasting Flame
  12. Golgata
  13. Harvest Spine
  14. On The Wings Of A Goddess Through Flaming Sheets Of Rain

Voto del redattore HMW: 6,5/10
Voto dei lettori: 7.0/10
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È con qualche giorno di ritardo che arriviamo alla pubblicazione di questa recensione.

Rispetto ad altri dischi, questo è un lavoro per il quale ho avuto più difficoltà di quante me ne aspettassi per formarmi un giudizio completo e definitivo.
Partiamo dal fatto che il disco è decisamente un buon disco. E se tutti i dischi brutti fossero di questo livello, vivremmo in un mondo migliore.

Detto questo, quando ho ricevuto l’album ero come un bambino felice. Seguo i nostri dall’ormai lontanissimo The Chainheart Machine del 2000 e ogni nuovo lavoro è stato sempre un misto tra attesa trepidante e la coperta di Linus, perché si sa che di musica brutta non ne possono fare i Soilwork.
Anche in questo caso ci troviamo di fronte ad un lavoro completo, maturo, ispirato e tutto quanto.

Però sono costretto a dichiarare che di questo album mi è rimasto ben poco.

Probabilmente risulterò impopolare e quant’altro, ma credo che dopo The Living Infinite (lavoro che ho apprezzato tantissimo) ci sia stato un calo progressivo. Non tanto nell’ispirazione o nel modo di “fare musica” dei Soilwork, quanto nel risultare ficcanti e penetranti.

Come detto, le canzoni sono belle e, come è fisiologico, alcune spiccano sulle altre.
La traccia d’apertura (nonché omonima dell’album) è coinvolgente e riuscitissima, “Vultures” è un altro episodio decisamente bello, con un ritornello aperto e sognante, la ruffiana “Death I Hear You Calling”, il mid tempo “Electric Again”. Tutti brani che sono nel pieno stile del gruppo e che centrano il bersaglio.

Nella densità delle dodici canzoni più due intermezzi strumentali, sono le insipide “Nous Sommes La Guerre” oppure “Dreams Of Nowhere” o, ancora, “Harvest Pine” quelle che sembrano esistere più fare volume che altro. Beninteso, nessuna è bollabile come brutta, ma sono tutte canzoni di fatto innocue, che sanno di già sentito (proprio dagli stessi Soilwork) e, in qualche modo, scolastiche e leggere.

Nel complesso, fatico veramente a ricordarmi un pezzo sopra gli altri, soprattutto rispetto ai precedenti lavori dei nostri. Il materiale qui dentro, alla fine, non spicca. Compresi quelli più riusciti.

Sarà che, invecchiando, i miei gusti stanno cambiando.
Sarà che sto diventando (sempre per colpa dell’età che avanza) un vecchio brontolone che elargisce frasi tipo « I Metallica sono morti dopo Ride The Lightning » o amenità simili.
Sarà che ho trovato i suoni sì perfetti ma forse troppo – soprattutto, asettici.
Sarà che i nostri hanno prodotto queste stesse cose già anni fa e non necessariamente meglio o peggio di così, semplicemente l’hanno già fatto prima.
Sarà che alla fine possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma l’ultima riga in basso dice « Sì però no ».

Ci tengo a ribadire che non troverete un pezzo formalmente brutto o meritevole di bocciatura e che, molto probabilmente, ci saranno persone che apprezzeranno questo lavoro magari anche di più di altri.
E sono anche convinto che sarebbe intellettualmente sbagliato dare un voto negativo oppure sconsigliare questo Övergivenheten sia a un vecchio fan sia ad un nuovo ascoltatore.

L’unico difetto di questo disco è quello di non aver fatto breccia.
Nella carriera dei Soilwork questo rappresenta un altro passo verso una standardizzazione del loro suono e non necessariamente verso un’evoluzione assolutamente possibile. Soprattutto considerando gli attori coinvolti. Mr. Speed Strid è un gran cantante e un gran compositore, una persona eclettica e sfaccettata e che, a mio parere, potrebbe pensare di osare un po’ di più. Cosa che per altro ha già fatto (alzino la mano in quanti urlarono allo scandalo quando uscì Natural Born Chaos: un album meraviglioso su cui ricordo, all’epoca, pareri contrastanti) e anche in contesti diversi, con altri membri dei Soilwork al proprio fianco.

Un disco assolutamente valido, la cui valutazione è però più figlia di fattori personali e dello spirito con cui ci si avvicina e lo si ascolta.

P.S.
Al momento di scrivere si è già appreso della prematura scomparsa del chitarrista e compositore David Andersson. Membro che ha contribuito in maniera importante a forgiare il suono e lo stile dei Soilwork dal 2012 sino a ieri. Sicuramente ci saranno dei contraccolpi nel loro futuro compositivo.

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