ALLEN / OLZON – Army Of Dreamers

Titolo: Army Of Dreamers
Autore: Allen / Olzon
Nazione: Stati Uniti D'America, Svezia
Genere: Melodic Metal
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Russell Allen, Anette Olzon: voce
Magnus Karlsson: chitarra, basso e tastiera
Anders Köllerfors: batteria


Tracce:

01. Army Of Dreamers
02. So Quiet Here
03. Out Of Nowhere
04. A Million Skies
05. Carved Into Stone
06. All Alone
07. Look At Me
08. Until It’s Over
09. I Am Gone
10. Are We Really Strangers
11. Never Too Late


Voto del redattore HMW: 7/10
Voto dei lettori: 7.0/10
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Lo straordinario Russell Allen dei Symphony X ritorna in pista, per la seconda volta, con la bravissima ed ex cantante dei Nightwish Anette Olzon (The Dark Element). I due sono supportati poi, dal fondatore del progetto: il cantautore, compositore, produttore e abilissimo chitarrista Magnus Karlsson (Primal Fear e Free Fall di Magnus Karlsson) e dal batterista Anders Köllerfors. Il chitarrista svedese Karlsson, che si occupa pure del basso e della tastiera, è ormai un maestro nello scrivere canzoni e in questa nuova opera non si discosta dalla sua formula collaudata e vincente ascoltata nel debutto di due anni fa.

Il nuovo Army Of Dreamers consiste semplicemente in un power metal, symphonic metal melodico ben realizzato e prodotto ottimamente dallo stesso Magnus e dall’amico Jacob Hansen. Nonostante la Olzon abbia una timbrica sottile e delicata tiene testa all’americano, anche se quest’ultimo ha un’ugola potentissima che mitiga e che frena per l’occasione, cercando di non mettere in cattiva luce la cantante svedese. Però nonostante un’eccellente interpretazione vocale di entrambi, dove le loro voci insieme funzionano molto bene assieme all’ottimo lavoro di chitarra del fondamentale Karlsson, l’album delude sonoramente e non decolla mai, forse perché poco ispirato rispetto al precedente.

Si apprezzano i tre dischi, dove Russell Allen (Allen/Lande, Symphony X, Adrenaline Mob, Avantasia, Ayreon) ha duettato con il cantante norvegese Jorn Lande, così come pure la collaborazione con il virtuoso Timo Tolkki, ma adesso cambiati quasi tutti gli interpreti questo progetto sembra arenarsi, nonostante Magnus sia tornato all’ovile, con una nuova formula sonora che ha sorpreso proprio in Worlds Apart del 2020. La Frontiers Records riesce ad unire ancora una volta due leggende del metal internazionale che con la loro voce hanno fatto la storia, affidandoli alle tecnicissime mani dell’orchestrale e iper-melodico guitar hero, Magnus Karlsson, che non ha bisogno sicuramente di presentazioni.

Le undici canzoni sono piuttosto coerenti e dalla classica matrice europea. Spicca il power di “Until It’s Over”, introdotto da un breve piano iniziale e dal duetto alternato e contemporaneo dei due cantanti. Ritornello super melodico e assolo di chitarra distruttivo per uno dei brani migliori del disco. La dinamica “Army Of Dreamers” è un’apertura degna di nota, grazie all’intro imponente di tastiera che potrebbe essere inserito come colonna sonora di un film storico. Da subito Allen prende il sopravvento con la sua voce possente, alternandola a quella sottile e melodiosa della Olzon che trascina a un ritornello abbastanza orecchiabile. Questo contrasto e il ritmo di metal sinfonico del pezzo sono la ciliegina sulla torta in cui trova spazio anche il bell’assolo chitarristico dello scandinavo Karlsson. La stessa orchestrazione si ode in “So Quiet Here”, che contrappone parti vocali più morbide e atmosferiche che si abbinano bene alla base power di fondo, sostenuta dallo stesso Magnus. Anche qui, il refrain è degno di nota ma cosa più importante è che le due ugole non si pestano i piedi rimanendo l’una al servizio dell’altra.

La successiva “Out Of Nowhere” ha in apertura un ritmo molto robusto, addolcito poi da Anette alla quale Russell pare in parte adeguarsi. Il ritornello è piacevole, ma non straordinario ed un po’ forzato nel cercare di trovare una melodia coinvolgente a tutti i costi. Questo è il limite che differenzia poco e a malapena, le canzoni del platter. Il carino, “Million Skies”, si diversifica un po’ perché è un metal più diretto per via dei veloci e pregevoli assoli del guitar hero svedese, tuttavia anche qui il ritornello si butta su un semplice suono sinfonico che si ripete dando poche sfumature ad una composizione molto vicina alle sonorità dei Nightwish.

Già siamo alla quinta traccia e l’andamento dei pezzi è sempre lo stesso, come per esempio nella piacevolissima melodia di “Carved In To Stone”, dal trascinante e orecchiabile ritornello sinfonico. La rauca voce del frontman d’oltre oceano si unisce e si alterna a quella operistica della bella e brava Olzon. Lo stesso movimento vocale si sente e si ammira nella penultima “Are We Really Strangers”, caratterizzata da una sonorità di metal melodico dalle venature AOR e un ritornello meno sdolcinato, ma più interessante e incisivo rispetto a quelli proposti prima. L’armonia malinconica di “All Alone” è poi qualcosa di eccezionale e ben riuscito, quasi epico. Il piano e la robusta sezione ritmica si scontrano poi con le soavi sei corde elettriche e alle diverse tonalità dei due strepitosi cantanti per un pop symphonic metal da classifica molto commerciale. Una rapida e forte batteria introduce la maestosa e melodica tastiera di Magnus in “Look At Me”, accompagnata dalle pulite corde vocali di Anette e quelle più basse e dure di Russell. Pezzo allegro e veloce imperniato sempre sul symphonic metal melodico che mette in mostra sempre la tecnica raffinata dell’abile chitarrista europeo. La terzultima e sempre sinfonica “I Am Gone” parte soavemente con la voce leggera della cantante vichinga che è poi raggiunta dal tenebroso Allen in un duetto da scintille. I due si alternano nei versi sullo sfondo di un accattivante ritornello, molto ruffiano e purtroppo non tanto originale.

L’ultima in scaletta “Never To Late” sorprende per l’inaspettato cambio di ruolo dei due cantanti e l’atmosfera rilassante e pacifica che emana nei primi secondi con la tastiera e i sintetizzatori sugli scudi. Anette alza la tonalità e canta in modo più duro ma sempre in modo melodico coinvolgendo le determinate e convincenti corde vocali del collega Russell. Nella seconda parte il suono decolla per via delle vibranti e melodicissime corde di Magnus in un emozionantissimo ritornello, che chiude in bellezza un album riuscito, ma con pochi spunti memorabili. Army Of Dreamers è un buon album di puro metal sinfonico e a tratti power, perfettamente riuscito, ma nel complesso resta nella norma e purtroppo senza sussulti eclatanti, con due cantanti famosi che fanno egregiamente il proprio compito supportati da un chitarrista preparatissimo e abilissimo.

Se amate alla follia il genere allora questo è pane per i vostri denti!

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