BEHOLD! THE MONOLITH – From the Fathomless Deep

Titolo: From the Fathomless Deep
Autore: Behold! The Monolith
Nazione: Stati Uniti D'America (California)
Genere: Progressive Sludge metal
Anno: 2022
Etichetta: Ripple Music

Formazione:

Matt Price: Chitarra
Menno Verbaten: Voce e basso
Chase Manhattan: Batteria


Tracce:

01. The Crown – The Immesurable Void
02. Psychlopean Dread
03. Spirit Taker
04. This Wailing Blade
05. The Seams of Pangaea
06. Stormbreaker Suite


Voto del redattore HMW: 7,5/10
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Nel quattordicesimo anno di carriera, i Behold! The Monolith giungono alla pubblicazione del quarto disco, “From the Fathomless Deep”. La splendida copertina, ritraente il dio Dagon lovecraftiano, è una buona indicazione di cosa ci si può aspettare dalle sei canzoni presenti in scaletta: un suono mastodontico ed un blasfemo sfoggio di tematiche orrorifiche, per una durata totale di circa 45 minuti, di certo scorrevoli.

Le caratteristiche presunte sopra vengono confermate, grazie alla particolare impostazione che il trio statunitense conferisce ai brani, tutti riconducibili ad una matrice Doom/Sludge arricchita da una forte propensione Progressive, facilmente individuabile sin dall’apertura affidata a “The Crown – The Immesurable Void”, brano doppio che si poggia su una sequenza ben costruita di esplosioni sonore pesanti e lunghe digressioni nelle quali il basso di Menno Verbaten si interseca fraseggiando con la chitarra di Matt Price. È proprio questo interessante lavoro di composizione a rendere efficace l’inter opera nonostante la presenza di tre soli musicisti, con la batteria di Chase Manhattan a regolare il tutto.

Sulla successiva “Psychlopean Dread” troviamo come elemento di spicco un’altra sezione centrale che aumenta man mano di potenza sfociando in un pregevole assolo particolarmente melodico. Quando ormai sembra delineato il percorso seguito dall’album, con un colpo di scena si scopre che le premesse di un buon prodotto sostanzialmente immobile stilisticamente erano errate: “Spirit Taker” a tutti gli effetti un pezzo Thrash metal contaminato da un’attitudine tecnica, riscontrabile soprattutto negli arpeggi eseguiti sulle corde alte della chitarra, a memoria di un certo modo di interpretare il genere.

Con “This Wailing Blade” si passa ad un andamento Stoner metal confezionato ad arte, intenso e con un ritornello accattivante che mitiga una sezione del disco particolarmente intensa, soezzando così il ritmo prima delle ultime canzoni in scaletta. “The Seams of Pangaea” è la prima di due suite finali, molto intensa nella sua lunga sezione centrale vagamente (ma nemmeno troppo) vicina ad alcuni espedienti cari ai Pink Floyd, soprattutto per impostazione del lavoro di basso cavalcante a supporto dell’assolo. Giunti a questo punto si può quindi considerare l’attitudine Prog, ben elaborata in un contesto di riff Sludge metal, come la caratteristica di spicco e maggior pregio del disco.

La conclusiva “Stormbreaker Suite” è la perfetta traccia di chiusura, posta nel punto più adatto a fare da raccordo a tutte le strade percorse nei precedenti brani, inserendo in una progressione variegata tutti gli elementi di maggior piglio presenti in essi. Il risultato è una esperienza dettata da una diversità di stili di 11 minuti, la quale lascia l’ascoltatore ammaliato e desideroso di riprendere quanto prima l’ascolto dall’inizio per carpire ogni dettaglio delle composizioni.

“From the Fathomless Deep” è un album completo, ricco di spunti avvincenti e ben eseguito. Inoltre, può contare su una vena compositiva originale e difficilmente scontata o ripetibile che assicurerà qualche ora di piacevole distrazione a chi deciderà di imbarcarsi verso rotte sconosciute di molitica pesantezza!

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