WE CAME AS ROMANS – Darkbloom

Titolo: Darkbloom
Autore: We Came As Romans
Nazione: Stati Uniti d'America
Genere: Metalcore
Anno: 2022
Etichetta: SharpTone Records

Formazione:

Dave Stephens – Voce
Josh Moore – Chitarra
Lou Cotton – Chitarra
Andy Glass – Basso
David Puckett – Batteria


Tracce:

01. Darkbloom
02. Plagued
03. Black Hole
04. Daggers
05. Golden
06. One More Day
07. Doublespeak
08. The Anchor
09. Holding The Embers
10. Promise You


Voto del redattore HMW: 7/10
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Negli ultimi anni, tra la pandemia e i vari impedimenti a esibirsi dal vivo, che si trattasse di band già avviate da tempo o meno, tutti i musicisti della scena metal hanno dovuto attraversare momenti difficili che hanno prolungato i tempi d’attesa per l’uscita dei nuovi dischi. Rispetto ai loro colleghi i We Came As Romans sono stati ancor più penalizzati, a causa dell’improvvisa scomparsa nel 2018 del cantante storico Kyle Pavone. Di fronte a tali circostanze non c’è molta scelta e le strade da percorrere possono essere solo due: fermarsi per sempre o proseguire il cammino. Questi ragazzi hanno deciso di continuare, spostando al microfono il chitarrista ritmico Dave Stephens, che già si occupava dell’accompagnamento vocale e così, dopo cinque anni dal loro ultimo lavoro in studio, è venuto alla luce Darkbloom.

Ovviamente la produzione dei nuovi brani è stata influenzata da tutto ciò che i membri del gruppo hanno dovuto affrontare per la perdita del loro carissimo amico, lasciandosi guidare da quelle emozioni che hanno cercato di esprimere soprattutto nei testi delle canzoni dai contenuti estremamente sentiti, che durante l’ascolto ondeggiano tra malinconia, speranza e disperazione urlata. Tuttavia, questo continuo altalenare viene riflesso anche nella musica, che oscilla tra continui alti e bassi.

In Darkbloom infatti troviamo pezzi da cinque stelle come lo stesso brano che da nome all’intero lavoro, il singolo “Black Hole” e altri pezzi come “Golden” e “Holding The Embers”, che si mantengono sulla linea di un metalcore accessibile a tutti, basate sull’infallibile coalizione tra basi ruggenti e ritornelli melodicamente accattivanti, che seppur facciano parte della pericolosissima categoria del “già sentito” sono estremamente godibili. Altrove però lo sforzo di trasmettere un messaggio impattante viene sminuito dalla piattezza di tracce come “Dagger”, “Doublespeak” o “The Anchor”, dove elementi scontati si contorcono tra eccessivi strati di sintetizzatori, alle volte troppo aggressivi. La sensazione è quella di canzoni che potrebbero decollare da un momento all’altro, ma che nonostante l’impegno rimangono a terra.

È inevitabile a questo punto il confronto con i precedenti We Came As Romans, che all’interno dei vecchi dischi riuscivano a mantenere una certa omogeneità, restando circoscritti all’interno del proprio territorio senza troppo rischiare. D’altra parte, Darkbloom nasconde l’impronta di un tentativo ancora incerto di voler osare qualcosa di più. Allora fidiamoci, consideriamo questo loro ultimo sforzo un anello di congiunzione verso il prossimo capitolo del quintetto statunitense, come fosse un rito di passaggio in direzione della svolta definitiva: ciò che serve ora per evitare di cadere dentro il baratro del dimenticatoio. Per il momento comunque, godiamoci i picchi di questo ultimo album, omaggio a un fratello perduto, racconto delle amarezze di questa vita.

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