ULTIMA GRACE – Ultima Grace

Titolo: Ultima Grace
Autore: Ultima Grace
Nazione: Giappone, Svezia
Genere: Power Metal
Anno: 2022
Etichetta: Frontiers Records

Formazione:

Yuhki: tastiera, organo Hammond
Anette Olzon: voce
Toshihiro Kajihara: chitarra
Atsushi Hasegawa: basso
Hideki Harasawa: batteria


Tracce:

01. A Legend Begins
02. Getting On With Life
03. Cry For The Rain
04. Powers Of North And East
05. Beguile The Night
06. Ripples
07. Rise
08. Night Hunt
09. Double Caution
10. The Lost
11. Requiem


Voto del redattore HMW: 7,5/10
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Stranamente, la Frontiers Records, pubblica in contemporanea due album che vedono protagonista la bravissima cantante Anette Olzon (The Dark Element, ex Nightwish), apparentemente lanciata dall’etichetta italiana a riprendere i fasti di un tempo. Prima con il magnifico cantante Russell Allen con cui ha inciso proprio in questo mese Army Of Dreamers e adesso questo disco di debutto con la nuova formazione degli Ultima Grace. La formazione nasce in Giappone con il tastierista giapponese Yuhki (Galneryus, Alhambra), il chitarrista Toshihiro Kajihara (Alhambra), il bassista Atsushi Hasegawa (Gerard), il batterista Hideki Harasawa (Mahatma, Alhambra) e appunto la svedese Olzon dietro al microfono. Un altro strambo aspetto è che questo platter è stato inizialmente pubblicato nel Sol Levante all’inizio di quest’anno, ma ora viene dato alle stampe nel resto del mondo proprio in questi giorni. Il sound di questi musicisti è una miscela entusiasmante di hard rock, symphonic metal e power metal con un accenno di atmosfere orchestrali e prog in sottofondo che danno alla musica una svolta sorprendente, rendendole ancora più piacevoli.

Lo si sente subito nell’iniziale “A Legend Begins”, dove il ruolo predominante è quello della tastiera di Yuhki che prende il sopravvento insieme all’ugola sensuale e docile di Anette. La sensazione generale del disco è comunque quella di un hard rock del passato con la voce della Olzon particolarmente adatta alle sonorità orchestrali e allo stesso tempo tirate della chitarra elettrica e della sezione ritmica, come si sente già nella seconda in lista: “Getting On With Life”. Occorre però dire che c’è una grande differenza tra il power metal europeo e quello nipponico perché in quest’ultimo le melodie e le atmosfere delle canzoni sono più riflessive e contemplative rispetto ai canoni del genere. Lo si sente pure nel cantato dell’esperta scandinava, che a tratti sembra una cantante giapponese che canta in inglese per via delle particolari tonalità melodiche emanate dalle sue sottili corde vocali. Il tutto supportato egregiamente da una tastiera dalle venature tipicamente prog. Il nostro power è molto più epico, diretto e senza fronzoli rispetto a quello degli Ultima Grace, che propongono in compenso più armonie e tantissimi arazzi di tastiera, ma anche una infinità di dirompenti riff e assoli chitarristici. Un altro esempio di queste sonorità è confermato dal pezzo “Cry For The Rain”, che possiede un orecchiabile e ricordabile ritornello. La tastiera di Yuhki è davvero elettrizzante insieme alla sei corde elettriche di Kajihara in Powers Of North And East”, puro power ricco di passaggi vocali accattivanti e impreziosito da vortici chitarristici e tastieristici da togliere completamente il fiato. Qui Toshihiro sembra la versione giapponese del nostro miglior Malmesteen mentre la cantante svedese fa un buon lavoro e mostra ancora la sua grande estensione vocale.

Nella successiva “Beguile The Night”, la sezione ritmica continua a dare il suo contributo in termini di groove insieme alla veloce chitarra del solito Kajihara, sotto i colpi di un refrain irresistibile guidato dalla brava Anette. Nell’opera emerge una caratteristica importante dello stile degli asiatici, ovvero non avere esitazioni ad essere veloci, ponderosi e trascinanti il ​​più possibile. Con il lento “Ripples” o con l’ultima “Requiem”, si abbassano però enormemente i ritmi grazie all’organo Hammond protagonista con il pianoforte di armonie sognanti e romantiche. La passione e le emozioni prendono quindi il sopravvento inaspettatamente dopo tanta adrenalinica rapidità esecutiva. Segnalo il metal progressive di “The Lost”, song molto ritmata e dai tantissimi cambi di tempo. Il brano colpisce nel segno, nonostante il suo lungo minutaggio e la Olzon, con la sua esperienza, riesce a trasportare ancora il cuore e l’anima dell’ascoltatore. Nonostante la marea di note maestose emesse dai synth di Yuhki, che in sostanza sono il fulcro di tutti gli arrangiamenti del platter, si rimane soddisfatti per lo spazio lasciato agli altri strumenti capaci di mantenersi sul genere power e su quello sinfonico. Basta ascoltare la super melodica “Rise”, canzone dal ritornello orecchiabile e indimenticabile sostenuta dai riff e dagli efficaci e prolungati assoli di una chitarra elettrica melodicissima, che compete con quelli tastieristici dell’ottimo Yuhki.

Le uniche due pecche del disco sono: la troppo elettronica “Double Caution” e la sempliciotta “Night Hunt”. La prima si salva per il ritmo martellante di basso e batteria, e dalla sei corde elettrica sempre sugli scudi, mentre la seconda è un power/symphonic che sa già di sentito e che prende forza sempre dall’accattivante chitarra dai suoni heavy e dalla virtuosissima tastiera del solito Yuhki. Se in alcuni casi le influenze di altre famose formazioni sono evidenti, come i suoni di natura orchestrale e operistica dei Nightwish o gli assoli chitarristici emulanti il genio incompreso di Yngwie Malmesteen, tuttavia si ammira il coraggio e la personalità di questi preparatissimi musicisti che credono in quello che propongono e che vogliono uscire prepotentemente dai loro confini nazionali.

La loro splendida musica e la magnifica Olzon, dietro al microfono, sono un ottimo biglietto da visita per un gruppo proveniente dall’Estremo Oriente in cerca di consensi e successo. Sicuramente uno dei migliori album di power di questo intrigante 2022!

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