AVANTASIA – A Paranormal Evening with the Moonflower Society

Titolo: A Paranormal Evening With The Moonflower Society
Autore: Avantasia
Nazione: Germania
Genere: Symphonic Metal
Anno: 2022
Etichetta: Nuclear Blast

Formazione:

Tobias Sammet – voce, basso, tastiere
Sascha Paeth – chitarre
Miro –tastiere, orchestrazione
Felix Bohnke – batteria

Jorn Lande, Ronnie Atkins, Eric Martin, Geoff Tate, Bob Catley, Michael Kiske, Ralf Scheepers e Floor Jansen – voce


Tracce:
  1. Welcome to the Shadows
  2. The Wicked Rule the Night (feat. Ralf Scheepers)
  3. Kill the Pain Away (feat. Floor Jansen)
  4. The Inmost Light (feat. Michael Kiske)
  5. Misplaced Among the Angels (feat. Floor Jansen)
  6. I Tame the Storm (feat. Jorn)
  7. Paper Plane (feat. Ronnie Atkins)
  8. The Moonflower Society (feat. Bob Catley)
  9. Rhyme and Reason (feat. Eric Martin)
  10. Scars (feat. Geoff Tate)
  11. Arabesque (feat. Jorn & Michael Kiske)

Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 8.6/10
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Tornano gli Avantasia di Tobias Sammet con questo nuovo “A Paranormal Evening With The Moonflower Society”, uno splendido disco che conferma il progetto del cantante degli Edguy come una delle realtà più solide ed interessanti del panorama metal melodico degli ultimi 20 anni.

Quello che mi colpisce sempre nei dischi degli Avantasia è come i loro lavori riescano ad essere allo stesso tempo metal, rock, ruffiani, energetici, epici, delicati e perché no, sentimentali, suonando freschi, nuovi, pur non abbandonando quelle sonorità che caratterizzano la produzione della formazione tedesca. In particolare questo disco evidenza decisamente il lato più melodico e, mi si conceda il termine anglosassone, anthemico degli Avantasia.

Questo “A Paranormal Evening With The Moonflower Society” è un disco che va ascoltato e vissuto più che raccontato, ma due pensieri li voglio comunque condividere.

Anche questa volta Tobias, decisamente in gran forma per tutta la durata dell’album, sceglie degli ottimi compagni di viaggio e oltre ai classici nomi, ormai famigliari nelle pubblicazioni degli Avantasia – Jorn Lande (Jorn), Ronnie Atkins (Pretty Maids), Eric Martin (Mr. Big), Geoff Tate (Queensryche), Bob Catley (Magnum), Michael Kiske (Helloween) – questa volta (finalmente!) si avvale anche delle potenti corde vocali di Ralf Scheepers (Primal Fear, uno dei miei cantanti preferiti di sempre) in “The Wicked Rule The Night” , il primo dei singoli dell’album.

Le parti vocali soliste femminili sono affidate alla giunonica Floor Jansen (Nightwish) con la quale Sammet duetta nella energetica “Kill the Pain Away” (che ti si piazza subito in testa) e nella power ballad “Misplaced Among The Angels” (terzo singolo).

Tutti i pezzi si mantengono su un livello decisamente alto e se da un lato ho sempre un grande piacere nel sentire l’intramontabile Catley (“The Moonflower Society”, secondo singolo) e soprattutto Atkins (con la emozionante “Paper Plane”), dall’altro rimango  affascinato dalle prestazioni di Kiske (“The Inmost Light”) e Jorn (“I Tame the Storm”). Quest’ultimo è indubbiamente uno dei cantanti più iconici del panorama metal delle ultime decadi anche se forse troppo colpevolmente sottovalutato. E proprio nella lunga (dieci minuti, non una novità se guardiamo alla passata discografia del gruppo) e conclusiva “Arabesque” troviamo riuniti Sammet, Kiske e Jorn: che spettacolo! In “Scars” Tate, che ad essere onesto non mi ha mai entusiasmato, è davvero in grande spolvero.

Fra i pezzi preferiti sicuramente l’apertura “Welcome To The Shadows” e “Rhyme and Reason”, la seconda con un Martin semplicemente magistrale.

Oltre agli arrangiamenti perfetti, ai cori potenti e ai ritornelli orecchiabili e super accattivanti ai quali Sammet ci ha ormai  abituato, devo dire che mi hanno colpito anche alcuni passaggi strumentali, come ad esempio quello molto riflessivo presente nella seconda parte di “Welcome To The Shadows”, con una parte di piano delicata che mi ha ricordato gli Eldritch di “Sometimes in Winter”; anche le parti soliste di chitarra (molto bello il solo in “Arabesque” così come quello iniziale di “The Wicked Rule The Night”, solo per dare alcuni esempi) hanno un loro perché nonostante Sasha Paeth non sia mai stato – e non è – fra i miei chitarristi preferiti: questione di gusti, ovviamente.

La produzione (Paeth e Sammet) come sempre è al top.

Unica pecca, forse, la durata. Un paio di canzoni in più ci sarebbero state bene.

Disco promosso quindi a pieni voti: consigliatissimo non solo agli amanti del genere ma in generale a chi ama la musica ben scritta, eseguita e prodotta.

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