MASTIC SCUM – Icon

Titolo: Icon
Autore: Mastic Scum
Nazione: Austria
Genere: Death metal
Anno: 2022
Etichetta: Black Sunset / MDD Records

Formazione:

Maggo Venzen – Voce
Harry Gandler – Chitarra
Man Gandler – Basso
Pati Jay – Batteria


Tracce:

01. Digital Dementia
02. Room 23
03. Slavebreed
04. Front Toward Enemy
05. Doomsayer
06. Virtual Irreality 3.0
07. Twice The Pain
08. Negation
09. Create And Destroy
10. Retribution
Durata totale: 39:25


Voto del redattore HMW: 8/10
Voto dei lettori: 9.3/10
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Attivi ormai da tre decenni, gli austriaci Mastic Scum tornano dopo una parentesi di silenzio discografico alla pubblicazione con il sesto album della loro carriera, “Icon”. Il loro è un Death metal “fantascientifico”, aggettivo che torna utile per descrive l’approccio alla composizione adottato, ricco di spunti elettronici e di campionamenti che paiono  provenire dai recessi di una nave spaziale alla deriva nel cosmo , così come alla scrittura dei testi, cupi e distopici, con la splendida e angosciante copertina a confermare il tutto. Copertina che peraltro ricorda i prigionieri della “vera realtà” della trilogia di film “The Matrix”.

Le dieci tracce che compongono Icon si sviluppano in meno di 40 minuti ma riescono a creare comunque un assalto sonoro serrato e violento ma per certi versi accessibile grazie alla buona predisposizione del gruppo alla creazione di ritornelli chiari e di facile presa all’interno dei brani i quali aiutano l’ascoltatore a orientarsi nel marasma di riff granitici sparati dalla sette corde di  Harry Gandle e partiture complesse del batterista Pati Jay. Due esempi su tutti, l’iniziale “Digital Dementia” e la potente “Front Toward Enemy”. Lo stile vocale del cantante Maggo Venzen, fatto di growl estremo e scream alieni, è perfetto per interpretare la proposta dei quattro, come nel caso del singolo “Slavebreed” o di “Create and Destroy” dove lo si può trovare in grande forma.

In due occasioni, I Mastic Scum decidono di comprimere ulteriormente la loro furia brani della durata inferiore ai tre minuti: “Twice the Pain” e “Negation” sono episodi terremotanti, preparatori al gran finale offerto dalla canzone più lunga del disco, “Retribution”, differente dalle altre per via del suo approccio  cadenzato e lento, ma anche più ragionato e progressivo.

“Icon” risulta essere un lavoro interessante e divertente che potrà coinvolgere tutti i deathsters più affascinati da un certo tipo di sonorità che alla velocità e alla cattiveria del “Metallo della Morte” unisce una forte componente Groove Metal, muscolare e massiccia. Da non lasciarsi scappare!

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